La sicurezza sul lavoro, un problema di mentalità

Da punti di vista diversi concordano il medico del lavoro ed il sindacalista: per ridurre gli incidenti serve cambiare la mentalità di lavoratori ed aziende

Quello degli infortuni sul lavoro è un tema caldissimo e perenne. ne parliamo con Francesco Morteo, primario provinciale INAIL, e Flavio Nossa della segretaria provinciale Cgil.

"Se INAIL crea un suo presidio qui a Malpensa, il motivo è presto detto" speiga Morteo. "Malpensa è una vera cittadella del lavoro, con 16.000 dipendenti impiegati da quasi 1000 aziende per lo più di piccole dimensioni. La nostra presenza qui dovrà quindi garantire uno sviluppo prima di tutto in termini di prevenzione degli incidenti. I puinti fondamentali sono semplici da indicare: il rispetto rigoroso della legge 626 sulla sicurezza del lavoro, e soprattutto una formazione puntuale dei lavoratori da parte delle aziende". In fatto di sicurezza sul lavoro c’è ancora tanto, troppo da fare: è un problema di mentalità. "Vi racconto un aneddoto: trent’anni fa, quando aveva appena iniziato a lavorare, mi trovavo al porto di Genova con il medico del lavoro che curava l’area portuale. Vi fu un incidente mortale su una petroliera, e salimmo a bordo per i rilievi del caso. Ad un certo punto lui convocò l’equipaggio e lo fece dividere: americani a destra, italiani a sinistra. Mentre ce ne andavamo, mi fece: non hai notato nulla? E io: no, perchè? Vedi, mi spiegò, gli americani erano gli unici a portare il caschetto di sicurezza. Non a caso il morto era italiano".

E di problemi di cultura del lavoro parla anche il sindacato per bocca di Flavio Nossa, che commenta con una punta di sarcasmo gli ultimi sviluppi. " A parte l’anomalia di ripresentare un presidio già annunciato un anno fa – ma passi – io pongo due domande difficili. Prima: perchè invece di creare centri ispettivi si installa a Malpensa quello che in ultima analisi è una struttura amministrativa? Vorrei ricordare che alcune nostre segnalazioni relative ad infortuni e mancanza di rispetto delle norme di sicurezza risalgono alla fine del 2005, e sono rimaste inevase. Seconda, e più difficile questione: com’è che da un lato Sea si fa bella presentando il presidio INAIL, e dall’altro, quando qualcuno dei suoi dipendenti si infortuna, lo ‘dissuade’ dallo sporgere denuncia o derubrica l’infortunio ad altro di minore entità? Queste sono le risposte che vorrei tanto avere".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 giugno 2006
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