Le donne del primo voto

Sessant’anni dopo il primo suffragio universale, alcune votanti ricordano le emozioni e le aspettative di quel giorno

Il 2 giugno del 1946 è una data che segna un’epoca. Per tutte le donne maggiorenni fu un’emozione particolare. Non solo per la grande decisione che le vedeva protagoniste per il futuro dell’Italia, ma perché era la prima volta che potevano votare. Era la nascita del suffragio universale anche nel nostro paese possibile grazie a un  decreto approvato il 31 gennaio 1945 sotto il governo Bonomi Anche nella nostra provincia signore e signorine di ogni estrazione sociale si recarono ai seggi elettorali. Ognuna di loro aveva le proprie idee, i traumi della guerra appena finita e molte speranze di un futuro senza la paura e le ristrettezze degli anni appena trascorsi.

La signora Tilde classe 1915 ai tempi del referendum del 1946 era un’attivista dell’azione cattolica con il gruppo di ragazzi dell’oratorio. “Mi ricordo l’entusiasmo di quel periodo. Portavamo i volantini di propaganda per la Repubblica casa per casa. Il giorno delle elezioni sono rimasta lì a vedere quando hanno ribaltato lo scatolone e la lettura una per una delle schede. Era una novità allora.”

Lisetta di un paio di anni più anziana era di parere diverso quel giorno in cui per la prima volta mise una scheda elettorale nell’urna. “Mio marito mi fece promettere che avrei votato per la Repubblica e non seppe mai che avevo votato per la Monarchia. Ho disobbedito, ma tuttora sono molto soddisfatta della mia scelta: è meglio che uno solo comandi, almeno non dobbiamo mantenere tanta gente. Mi piacevano i reali e sono convinta che la colpa della guerra fosse di Mussolini. Tutte noi donne eravamo contente di poter votare perché finalmente non ci sentivamo più messe da parte”

La signora Gina, 21 anni compiuti a dicembre del 1945, era una tra le più giovani al referendum. “Votai per la repubblica perché volevo un cambio e il re che ci aveva portato in guerra, ma ho ricordi vaghi e lontani del giorno delle elezioni. Non mi interessavo molto di politica perché ero molto giovane. Eravamo solo contenti che fosse finita la guerra e non ci fossero più i fascisti in paese a intimidire e punire ingiustificatamente.”

“Non mi importava molto di votare perché la consideravo una cosa da uomini. “ Dice invece la signora Francesca che il giorno delle elezioni aveva 29 anni: “io lavoravo in casa e badavo ai bambini, erano gli uomini che erano informati perché lavoravano in fabbrica. Solo negli anni successivi capimmo dell’importanza del voto e sicuro che la democrazia Cristiana vinse per tanti anni proprio grazie alle donne che avevano paura di commettere un peccato votando socialista o comunista. Per il referendum però non mi ricordo la campagna elettorale, forse in città era più sentita ma in campagna non si sapeva quasi nulla. So che non mi piaceva il Re perché era scappato e ci aveva abbandonato.”

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 giugno 2006
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