“Ma quale Devolution, si sono garantiti la pensione”

Il comitato provinciale per il "No" spiega le sue ragioni. La riforma sarà attuabile a partire dal 2016 ma costerà 250 miliardi di euro fin da subito

«Il centrodestra, con i suoi slogan fa violenza alla realtà, perché sul disegno di  riforma costituzionale non la raccontano tutta. Non dicono che entrerà in vigore nel 2016, che si avrà un aggravio di costi pari a 250 miliardi di euro da pagare subito e soprattutto che non si ridurrà il numero dei parlamentari e tantomeno i costi. In questo modo si sono garantiti la pensione».
I promotori del comitato provinciale per il No al referendum sulla costituzione, a cui partecipano Cgil, Cisl e Uil, Acli Anpi, Arci e tante altre associazioni nate sul territorio, hanno chiamato a raccolta personalità del mondo politico, civile e giuridico. «Abbiamo fatto oltre 40 incontri pubblici – piega Mario Vergano referente provinciale del Comitato “Salviamo la costituzione” e del partito “Giustizia e libertà” –  a cui hanno partecipato costituzionalisti di rango, da Onida ad Ainis, distribuito volantini, presidi e dibattiti. Quella che è mancata nella comunicazione  è stata la televisione nazionale e questo deve essere un motivo di riflessione per l’attuale Governo».

L’appello per il No coinvolge tutte le organizzazioni: dal sindacato alle Acli, dall’Anpi all’Arci, fino alle segreterie dei partiti  del centrosinistra. Ivana Brunato, Carmela Tascone,  Stefano Tosi, Giuseppe Adamoli, Angelo Chiesa, Enzo Clerici,  Ruffino Selmi sono d’accordo sul No al referendum. Un appello deciso che critica sia il metodo della riforma del centrodestra sia il contenuto. «Si tratta di una riforma – dice Ivana Brunato – che se messa in atto avrà dei riflessi pesantissimi anche sulla prima parte della carta Costituzionale, ovvero sui principi basilari su cui si fonda la nostra democrazia. Un esempio è lo sbilanciamento dei poteri e la conseguente diminuzione dei controlli che porteranno verso pericolose forme di cesarismo».
Sul territorio provinciale il lavoro per il “No” è stato intenso, tanto che in un anno sono nati cinque comitati: a Saronno, Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e  appunto, Varese.

«Questa è una riforma pasticciata – dice il consigliere regionale  Stefano Tosi  e che va bocciata. Gettano fumo negli occhi: primo non è vero che diminuiscono i politici, secondo andrà  in vigore solo nel 2016, terzo costerà fin da subitoparecchi miliardi di euro».

«Come Margherita diciamo No a questa riforma – aggiunge il consigliere Giuseppe Adamoli -. Dire No,  non significa che siamo contrari ad un intervento di riforma, anzi come Margherita e come centrosinistra ci interessa vincere questo referendum per poi  metterci intorno al tavolo per discutere seriamente sulla riforma e per fare una riforma seria  e sensata».
«Quando il centrosinistra presentò la riforma nel 2001 – conclude Ruffino Selmi presidente provinciale delle Acli – noi eravamo d’accordo sul contenuto ma non sul metodo. Con quella del centrodestra non concordiamo sul metodo in cui è stata fatta e tantomeno sul contenuto. Come Acli ribadiamo l’importanza di mantenere fermi alcuni punti che sono radicati nella storia recente di questo Paese.  Affermare con forza l’importanza della pace e il divieto rispetto alle armi.  E poi una riforma seria  non può non tener conto dell’inserimento dell’Italia in Europa ».

Continuano nel frattempo le iniziative per il No al referendum. Martedì 20, con inizio alle ore 21, al collegio De Filippi, in via Brambilla a Varese, padre Bartolomeo Sorge, direttore di “Avvenimenti sociali”, Giorgio Grasso, docente di diritto pubblico all’università dell’Insubria, e Beniamino Lapadula del Comitato nazionale “Salviamo la costituzione”, si confronteranno sulle ragioni del no. Mercoledì 21 giugno, alle ore 20 e 30 verrà proiettato sempre al De Filippi il film "Camicie Verdi" del regista Claudio Lazzaro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 giugno 2006
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