Mondiali, anche Varese va nel pallone

I ricordi di Vedani, Caccianiga, Carletti, Bruno Arena, Chicca Macchi, Marantelli e Giorgetti. Inviateci la vostra testimonianza sulla Coppa del Mondo

Passano gli anni, ma i ricordi rimangono. Quando si pensa ai Mondiali di calcio, ogni appassionato ha ben impressi nella mente alcuni momenti indelebili: qualcuno custodisce le vittorie, altri ricordano sconfitte sanguinose. C’è chi, curiosamente, tiene a mente flash che riguardano squadre straniere e chi, più semplicemente, rimpiange quella leggendaria cavalcata di Spagna ’82.
In occasione dell’avvio di Germania 2006 vi proponiamo i flashback di alcuni volti noti di Varese, ma allo stesso tempo vi invitiamo a inviarci la vostra testimonianza (sport@varesenews.it) legata al massimo evento del calcio mondiale.


Pier Fausto Vedani (Giornalista) – Quella Germania del miracolo “chimico”
«Nel 1954 i Mondiali si disputarono in Svizzera e furono i primi trasmessi in televisione. In finale arrivarono la Germania Ovest e la strepitosa Ungheria, zeppa di campioni capeggiati da Puskas. Io abitavo ancora a Como, quartiere Camerlata, dove mio padre era dirigente di un grosso setificio; i miei amici erano figli degli operai di quella fabbrica, persone squisite con cui sono cresciuto anche se eravamo divisi dalla passione politica. Così, in occasione di quella partita, io parteggiai per la Germania mentre loro, di famiglia comunista, erano tutti per l’Ungheria. Dopo 8’ segnarono Puskas e Czibor, 2-0 per i magiari e io riconobbi la superiorità di quella squadra. Convinto di una disfatta tedesca, me ne andai con il mio amico Gigi a fare una passeggiata sul Monte Croce: solo quando fummo in cima ci arrivò la notizia della clamorosa vittoria della Germania. Mi venne voglia di correre indietro a prendere in giro i miei amici filo-ungheresi, ma non lo feci. Peccato che, tempo dopo, si seppe che Walter e compagni erano pieni di doping (furono tutti ricoverati per epatite ndr): quella fu per me una grande delusione, come mi diedero fastidio i tifosi tedeschi che prima della finale intonarono le strofe dell’inno nazista».


Marco Caccianiga (Ex assessore allo sport) – Romario in gol al consiglio comunale
«Premetto che quando parlo di calcio lo faccio da tifoso del Brasile, sono fazioso e sostengo che nell’82 e nel ’98 i Mondiali non si sono disputati. Detto questo gli episodi più sfiziosi sono legati a Usa 1994, guarda caso quando vinse il Brasile sull’Italia. Il 20 giugno c’era l’esordio del Brasile contro la Russia, ma l’allora sindaco Fassa aveva convocato il consiglio per una questione importante, credo sull’Aspem. Mi disse che non potevo mancare e io replicai che sarei venuto portandomi un televisore: nessuno mi credette, io ovviamente lo portai. Al 20’ ecco un corner battuto da Bebeto, interviene Romario e segna l’1-0. Io, assorto nella partita, ho alzato le braccia d’istinto e Fassa, vedendomi così, mi diede la parola. A quel punto dissi: “Solo un aggiornamento: Brasile uno, Russia zero. Romario». Il segretario Conte quasi svenne, Fassa rimase impietrito e commentò: “Sorvoliamo”. Fu l’inizio di un Mundial per me trionfale, concluso dall’errore di Baggio dal dischetto. Prima del tiro invocai Senna, morto pochi mesi prima: “Ayrton è più potente di Budda, Baggio sbaglia il rigore”. E così avvenne: dovetti scappare dall’ira dei miei amici, ma ero ebbro di felicità».


Mario Carletti (Medico) – Il 4-3 alla Germania, indelebile per un gruppo di liceali
«Innanzitutto mi auguro che con l’arrivo del Mondiale si possa ritrovare un po’ di entusiasmo nello sport, dopo i recenti scandali. Io amo seguire questi eventi in compagnia degli amici e fino ad ora non abbiamo organizzato le tradizionali spaghettate del caso. Guardandomi indietro però ritrovo perfettamente quella partita storica tra Italia e Germania ai Mondiali del Messico, il famoso 4-3. Assistemmo alla gara nelle condizioni migliori: un gruppo di studenti liceali, facinorosi, riuniti a casa di uno di noi. Fu una soddisfazione incredibile, di quelle che ti rimangono addosso. Forse ancor più grande rispetto alla vittoria di Spagna, anche se un paio d’anni fa mi è capitato di viaggiare in aereo con Tardelli e rivedere quell’urlo liberatorio del Bernabeu».


Bruno Arena (Fico d’India) – Vivo la partita come se fossi allo stadio
«Quando arrivano i Mondiali mi organizzo per vivere le partite come se fossi a vederle dal vivo. Pretendo che mia sorella mi aspetti in cortile per pagare il parcheggio quando arrivo a casa, con un certo anticipo sul fischio d’inizio, mentre ho procurato a mia moglie una cassettina da mettere a tracolla con dentro pop-corn e bibite. Ovviamente piazzo il televisore davanti alle scale, così mi sento come se fossi su una gradinata. L’episodio più clamoroso che mi ricordo sui Mondiali è legato a una partita del 1994. L’Italia si era qualificata per gli ottavi di finale e doveva incontrare la Nigeria: per quell’occasione mi organizzai alla grande. Supermercato, carrello: ho comprato patatine, pop-corn, birra, bibite e anche quegli affari di legno per fare casino. Mi piazzo sulle scale di casa, accendo la tv e sento il telecronista introdurre la partita: “Signori e signori buona sera, per gli ottavi si incontrano Brasile e Stati Uniti…”. Resto a bocca aperta con la lattina in mano, afferro il giornale con i programmi: Italia-Nigeria era la sera dopo».


Chicca Macchi (Giocatrice di basket) – “Notti magiche” al vino, rovinate da Caniggia
«In genere seguo poco il calcio, ma il Mondiale è un evento impedibile anche per me. I primi che ricordo di aver guardato con interesse sono stati quelli di Italia ’90, quando si parlava di “Notti magiche”. Andavo con mio padre a casa di amici e partita dopo partita cresceva l’entusiasmo attorno all’Italia: era talmente alto che una sera mentre mio papà era immerso nel calcio, per la prima volta, esagerai con il vino rosso! Una gioia rovinata dalla semifinale con l’Argentina. Ho preso in giro Caniggia dall’inizio: aveva un nome orrendo ed era pure brutto con quei capelli lunghi da donna. A punirci fu proprio lui con quel gol di testa: da allora mi è stato ancor più antipatico».

Daniele Marantelli (deputato) – Pak Doo Ik mi ha guastato l’esordio
«Ci sono molti ricordi che riaffiorano alla mente pensando ai Mondiali. Il primo, da bambino, è negativo: la sconfitta nel 1966 in Inghilterra subita dalla Corea del Nord. con gol di Pak Doo Ik, una sofferenza davvero imprevista viste le premesse. Ricordo invece con estremo piacere la semifinale del 1970: ero ragazzino, giocavo a calcio nelle giovanili del Varese. La partita l’ho guardata da solo, a casa, visto che si giocava in Messico, gli orari erano assurdi e mio papà odiava il calcio. Una partita splendida, decisa dal gol del mio idolo Rivera: un tripudio. E poi la partita delle partite, la finale del 1982: lavoravo a Varese, sempre in banca. Si giocava alle 17.30, a fine giornata. Mi accordai con il direttore per uscire una volta chiusi i conti e riuscii a vedere tutte le gare, compresa la splendida finale: un anticipo di flessibilità. Ricordo tanti giovani della mia età, tra i quali anche Gentile e Marini che avevano giocato al Varese come me. Una soddisfazione enorme, dopo polemiche e critiche per il calcio scommesse. Mi auguro che tra pochi giorni si ripeta il miracolo.
 
Giancarlo Giorgetti (deputato) – Alla fine Anastasi perforò il portiere di Haiti
«Tiferò Trinidad e Tobago, che schiera l’attaccante Kenwyne Jones del Southampton, la squadra per cui faccio il tifo. Un po’ di simpatia anche per l’Inghilterra, dove spero che Eriksson faccia esordire il giovanissimo Theo Walcott, cresciuto nel Soton e scippato dall’Arsenal. Il primo ricordo Mondiale che mi viene in mente è quello del 1974, l’esordio dell’Italia contro Haiti con il loro portiere che parava tutto. Alla fine l’Italia fece tre gol, compreso quello di Anastasi, l’unico momento positivo di una rassegna sciagurata. Nel 1982 ricordo bene la finale: l’ho vista a casa e ho partecipato come tutti all’ubriacatura e ai festeggiamenti del dopo gara. Una vittoria ancor più bella perchè inattesa. Infine il 1990: si mescolano il ricordo del giorno della mia laurea e quello della semifinale persa contro l’Argentina a Napoli. Ma a quell’epoca la passione e la poesia stavano già sfumando».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 giugno 2006
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