Montezemolo fa ripartire da Varese la concertazione

Un'icona della rinnovata voglia di dialogo tra le parti sociali, Il discorso del presidente di Confindustria. Incastonato tra le contestazioni e gli applausi degli imprenditori per Epifani

Non ha cominciato la sua relazione in un ambiente facile, Luca Cordero di Montezemolo: giusto al seguito di quella conclusione un po’ frettolosa del dibattito, con Epifani che chiude lì il suo discorso, disturbato dai numerosi borbottii degli imprenditori in sala. E dopo un silenzio gelido e imbarazzato, che non è stato capace di stemperare una tensione che non era poi ai massimi livelli ma ha anzi aiutato a cristallizzare l’immagine della rinuncia a parlare del segretario Cgil. Rendendo così più solenne una inaspettata scaramuccia, che esprimeva senza violenza ma con poco à plomb un disagio tra gli imprenditori che però evidentemente esiste.

Poteva perciò essere un momento difficile per affrontare la platea: ma non per il presidente di Confindustria. “Ho sempre apprezzato il fatto che questa assemblea ha l’aspetto di una vera convention interna di imprenditori, non una mera lista di lamentele e richieste”. Ha esordito, lodando la “veracità” dell’uditorio. Al quale ha ricordato che “In questa occasione, ho sentito giustamente parlare di internazionalizzazione di globalizzazione, e ne sono contento, perchè due anni fa dicevamo che gli imprenditori dovevano rimboccarsi le maniche e questo è lo spirito giusto. Ma bisogna che fuori dal recinto delle nostre imprese ci sia un sistema competitivo che faccia bene le cose, con l’aiuto di persone perbene”.

Niente promesse di paradisi però, perchè non è cosa: “è arrivato il momento delle scelte, anche impopolari. E ora non dobbiamo chiedere che si prendano scelte che facciano il bene solo del proprio settore, quanto piuttosto del benessere generale: perché abbiamo un debito pubblico preoccupante e una crescita ancora scarsa, ed è necessario innanzitutto mettere a posto queste cose. Il debito pubblico oggi è insostenibile, le risorse per le infrastrutture e la ricerca non ci sono, è difficile uscire da una situazione così”

Non dimentica nemmeno dov’è e quanto sia ancora sentita la “questione settentrionale”: “Abbiamo più volte chiesto le infrastrutture essenziali per il sud ma adesso bisogna ammettere che si sta creando un’emergenza nord. In Lombardia e Veneto, che hanno Pil a livelli di eccellenza europei la situazione è drammatica, anche a causa di veti continui: persino se ci fossero le risorse portare avanti alcune opere non sarebbe possibile, di fronte a una burocrazia così penalizzante”.

E solidarizza con gli imprenditori a cui la flessibilità importa molto “non si possono fare settimane di estenuanti trattative, per avere un sabato di straordinario in un momento straordinario e poi ottenerlo quando ormai non serve più”.

Infine ricorda che veglieranno sulle promesse fatte dal nuovo governo, anche se le guarda con la benevolenza di chi sa che quando i soldi non ci sono non si possono chiedere miracoli: “Ci attendiamo che come da programma, sia ridotto il cuneo fiscale, ma sappiamo che sarà possibile solo compatibilmente con i conti. E insieme alla dimnuzione del cuneo fiscale, ci aspettiamo di risolvere il problema dell’Irap: due punti che limitano la competitività”.

Alla fine di tutto questo fiume di discorsi, sia già conosciuti che inediti, è poi arrivato finalmente il redde rationem: l’accenno – seppur indiretto e mediato – alla scaramuccia con Epifani. Mentre Montezemolo chiede un applauso per il segretario della Cgil, ad onor del vero sgorgato naturale e chiarissimo dalla platea né più né meno come le contestazioni e i borbottii, il presidente di Confindustria conclude: “Quando ospitiamo qualcuno che gioca fuori casa dobbiamo ringraziarlo, a maggior ragione, di essere qui. Se poi ci sono alcune cose che condividiamo e altre no, stiamo per andare a un tavolo: ne parleremo lì…”

E così, con qualche ruvidezza, il dialogo istituzionale tra il mondo dell’industria e quello dei lavoratori è ripartito da Varese, in attesa di riprendere l’abitudine alla concertazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 giugno 2006
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