“Ogni buca è una sfida con se stessi”

Riccardo Pasqualini, golfista professionista e patron del Panorama golf, racconta l'avventura dello sport più praticato al mondo

In Italia parlando del golf vengono in mente solo immagini di ricchezza. Uno sport di elite, per pochi. E questo rende più difficile credere che invece sia il più praticato al mondo e che lo sportivo più ricco, grazie alla popolarità del golf,  appartenga proprio a questo mondo.
Il Varesotto è una terra che ospita diversi campi. L’ultimo nato, cinque anni fa, rappresenta un forte elemento di cambiamento.
A due passi dalla città, Panorama golf è un’oasi di verde incredibile. Un’area di ampi prati con piccoli boschetti dove si rifugiano tassi, scoiattoli e in alcune stagioni falchi e aironi. Riccardo Pasqualini, quarant’anni, uno dei pochi professionisti in Italia, sono in tutto quattrocento, ha investito in questa struttura, anche sfidando polemiche e difficoltà burocratiche. Oggi Panorama golf ospita oltre 1.500 persone all’anno e ha 400 abbonati.
"Abbiamo inaugurato un nuovo modo di vedere il golf. Meno elitario e più vicino alle persone. Il nostro campo ha l’accesso libero. Non occorre esser soci e le tariffe sono alla portata di tutti. Il costo di un anno da noi è minore di pochi week end di sci".
Come mai il golf è così poco diffuso in Italia?
«Il nostro è uno sport difficile e ha ancora costi altissimi. Questo è dovuto al fatto che la maggior parte dei campi è di proprietà di associazioni che chiedono quote di iscrizioni molto alte. A differenza di quanto avviene all’estero, da noi sono pochi gli imprenditori che investono nella realizaazione di nuove strutture. Qualcosa però sta cambiando e tre anni fa è nato un consorzio di proprietari privati di campi. Questo permette di allargare chi pratica il golf».

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Lei ha molto a cuore gli aspetti psicologici di questo sport. Come mai?
«Il golf è una sfida con se stessi. Ci si misura con le proprie capacità. Non c’è una buca uguale all’altra e tutti i giorni le condizioni cambiano. Occorre avere un grande equilibrio e una concentrazione particolare. Il risultato non dipende dall’avversario che affronti e ci vuole una buona dose di umiltà perché magari fai bene diciassette buche e all’ultima crolli».

Il golf allora non conosce il doping?
«Beh, direi proprio di no. All’opposto c’è stato un periodo che si faceva uso di tranquillanti, ma poi i risultati erano pessimi e credo che nessuno ne faccia più uso. Qualcuno che magari pratica il golf come un gioco rischia di procurarsi dei gran mal di schiena, ma questo è l’unico rischio».

Una buona preparazione quindi non è solo di tipo tecnico?
«Negli ultimi tempi si stanno diffondendo tecniche nuove. Occorre pensare che una partita può durare anche cinque ore e serve una concentrazione continua. Ci sono così degli psicoterapeuti che stanno sviluppando corsi legati all’emotività, uno di questi si chiama EFT. Un altro, PNL, ha risvolti simili all’agopuntura. Insomma il golf ha molto a che fare con la nostra psicologia».

Come sta andando il vostro campo?
«Bene siamo soddisfatti, ma certo c’è da lavorare molto. Stiamo presentando lo sport nelle scuole e quest’anno in due diverse sessioni teniamo quattro corsi a Varesecorsi. La cosa che ci fa più piacere è vedere semplici cittadini arrivare qui per passare del tempo e per incentivare questa attività abbiamo predisposto pacchetti particolari. Non occorre acquistare l’attrezzatura perché la forniamo tutta noi e inoltre non serve avere chissà quale preparazione. C’è un grande lavoro culturale da fare ma il mix di sport, amore per l’ambiente e possibili benefici psicologici è vincente».

Il golf in tutto il mondo sta diventando un grande traino anche per il turismo e tanti che lo praticanio fissano vacanze e spostamenti legandoli alla disponibilità di avere campi praticabili. Varese in questo ha ancora una volta una marcia in più anche se spesso fatica a crederci lei per prima. Panorama golf permette di accedere a questo sport con una particolare attenzione alle famiglie visto che i ragazzi sotto i quattordici anni non pagano niente.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 giugno 2006
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