Problema acqua: l’Ambito Territoriale Ottimale diventerà consorzio obbligatorio

Approvate anche le linee guida per la redazione del Piano d'Ambito. I dieci Comuni "ribelli" capeggiati da Tradate, con il consorzio obbligatorio saranno costretti ad aderire

Riunione segnata da temi importanti quella di ieri della Conferenza dell’autorità d’Ambito territoriale ottimale (ATO), l’ente cui spetta la gestione dell’acqua in area vasta – in questo caso, la provincia. Sul tappeto questioni importanti, come la prevista trasformazione in consorzio obbligatorio (come da dlgs 152/2006 "norme in materia ambientale"), che i Comuni presenti con diritto di voto hanno approvato all’unanimità, e darà all’ATO personalità giuridica, un bilancio proprio e un CdA. Quest’ultimo organo, si è ripetuto, non riceverà emolumenti di sorta, non andando quindi a gravare sulle casse pubbliche. La costituzione del Consorzio obbligatorio costringerà ad aderire anche i dieci Comuni tuttora "renitenti" (sui 141 della Provincia) che sinora hanno rifutato di unirsi all’ATO, e che hanno recentemente ricevuto una lettera in cui si ricordavano loro le conseguenze di una mancata adesione. Proprio alcuni dei Comuni "ribelli" (Tradate, Castelseprio, Lonate Ceppino, Castiglione Olona), presentatisi all’assemblea pur non avendo diritto di voto, hanno letto per bocca del sindaco di Tradate Stefano Candiani un documento in cui si contestava la filosofia degli ATO, reclamando il pieno diritto di costituire sub-ambiti localmente definiti, e si ricordava il potere della Regione di modificare gli ATO esistenti (che coincidono con le undici province, più un dodicesimo ATO speciale per la città di Milano). Vi è insomma che reclama quello che oggi, in tempo di siccità, suona un po’ come un "federalismo della sete", visto che ormai a piangere è quasi tutta la provincia, chi più chi meno. Ma lo spirito delle normative va in tutt’altra direzione, cioè verso la costituzione di grossi soggetti, sacrificando campanile (municipalizzate) e concorrenza (varietà dei soggetti tuttora operanti) alla necessità improrogabile di coordinare e razionalizzare il sistema idrico della provincia.

A questo proposito si votava anche per l’approvazione dei criteri in base ai quali dovrà essere redatto il Piano d’Ambito dell’ATO. Ad esporre la situazione e le sue possibili evoluzioni, come già fatto per la trasformazione in consorzio, l’assessore provinciale all’Ambiente Francesco Pintus (foto) e soprattutto il segretario della conferenza dell’ATO Franco Taddei, che si è addentrato in una disamina dei possibili scenari futuri. Da qualche anno la Regione ha deciso di puntare sull’integrazione totale dei servizi idrici. Pertanto non solo la gestione degli acquedotti, ma anche delle fognature e dei depuratori, dovranno convergere in una gestione unitaria ("ma non necessariamente in un gestore unico" ha sottolineato Candiani per i "ribelli") sotto un ente che potrebbe adottare due vie: o distinguere gestione ed erogazione dalla proprietà – complicato – oppure, come raccomanda il Pirellone, tenere insieme proprietà e gestione distinte dall’ente erogatore dei servizi, una soluzione più stabile e sicura. Un primo tentativo, fallimentare, è stato fatto con ReteAcqua; ora si cerca faticosamente di mettere in piedi Prealpi Gestioni – formata almeno sulla carta da Amsc, Agesp e Aspem: quest’ultima tuttora renitente a condurre in porto la fusione – per poi far leva sul suo controllo del 50,55% di Sogeiva. Quest’ultima ha un 30% in mano a soci privati, fatto che, nonostante la riconferma del principio del controllo pubblico sulla nuova società di gestione, preoccupa più d’uno soprattutto a sinistra.

Per avere a portata di mano un soggetto di livello provinciale che coordini le politiche di gestione dell’acqua, c’è molto da fare: su tutti, onerosi si annunciano gli impegni per la realizzazione di nuovi acquedotti, soprattutto di interconnessione tra quelli comunali esistenti, ma anche per rimpiazzare impianti obsoleti e scavare nuovi pozzi più profondi – la falda acquifera cala di anno in anno per il prelievo massiccio e le scarse precipitazioni. Tutto questo avrà dei costi, che verranno progressivamente coperti attraverso prevedibili aumenti delle tariffe. Sempre che nel frattempo l’acqua torni a scorrere dai rubinetti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 giugno 2006
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