Referendum, i varesini la sanno lunga

Mini sondaggio di Varesenews sul prossimo referendum: quorum, riduzione del numero dei parlamentari e poteri del premier i temi più conosciuti. La devolution passa in secondo piano

Tra i tanti dubbi che attanagliano l’elettore varesino sul prossimo referendum, c’è una sola certezza: non è previsto alcun quorum, cioè nessun tetto minimo per renderlo valido.  Un concetto ben sintetizzato da una delle risposte, paradossale ma vera: «Se anche una sola persona  andasse a votare, vincerebbe ciò che ha scelto lui».

Il nostro mini sondaggio ha evidenziato un altro aspetto interessante. Quando si chiede ai varesini quali siano gli argomenti su cui siamo chiamati a esprimere il nostro voto, la tanto sbandierata devolution non è il primo degli argomenti nei pensieri degli intervistati. Un aspetto che stupisce specialmente nella terra della Lega Nord, che ha fatto del federalismo la sua ragione di vita e di lotta.

Il messaggio che invece è passato  è quello riguardante la riduzione del numero dei parlamentari e la concentrazione di poteri nelle mani del premier. Aspetti e temi su cui si sono dimostrati preparatissimi e preoccupati soprattutto i giovani, come il 21enne di Varese, studente di Scienze politiche a Bologna (facoltà scelta nel capoluogo emiliano giusto per «andar via da qua»). Preoccupazione manifestata anche da Emilio, 67 anni, ex dirigente d’azienda, che fa una sottile distinzione sugli argomenti: «Quello che mi interessa di più e su cui sono contrario è il cambio delle prerogative del presidente della repubblica col presidente del consiglio. Invece sono favorevole alla diminuzione di deputati e senatori».

Non hanno dubbi nemmeno i tre signori incontrati tra le panche di piazza Monte Grappa.  Aldo (artigiano di Varese) Ambrogio (architetto, di Gazzada) e Roberto (impiegato di Varese) hanno idee chiare sul cosa votare e su tutto il resto: se la legge va mantenuta o approvata, se il quorum c’è si o no, se oltre a polizia locale, sanità e istruzioni la devoluzione riguarderà anche il fisco. Il gruppetto sciorina con sicurezza i numeri sul Senato federale e sulla riduzione del numero dei deputati in meno: «175» dicono in coro.

Sara, 19 anni di Gallarate, studentessa al liceo Cairoli, è appena uscita dalla seconda prova di maturità, quella di greco. Un po’ abbacchiata per il risultato non troppo brillante, si rifà subito con le risposte sul referendum: «Con il sì diventeremo uno stato federale, come gli Stati Uniti. E avremo possibilità di scelte politiche locali come, per esempio, in campo sanitario. Poi c’è la diminuzione dei deputati…».
Le risposte non sono tutte chiare. Alcuni degli  intervistati dichiarano apertamente la loro parziale ignoranza o confusione sull’argomento. Come Francesco 60 anni, nato in provincia di Chieti, ma ora abitante a Varese, per molti anni  guardia giurata all’Aermacchi: «Beh, votiamo quello che hanno approvato con Berlusconi: i deputati che diminuiscono, i soldi che rimangono alle regioni…». Ci sono poi gli indecisi e gli astensionisti costretti  dalle vacanze programmate, come Francesco: « Non andrò a votare perchè sabato parto…».

Qualche dubbio ce l’hanno anche Valeria, 22 anni, dipendente al Mac Donald’s, ed Elena,  25 anni, consulente assicurativo, che chiacchierano fitto fitto a cavalcioni di una panca sul sagrato della basilica di San Vittore. Interrogate, si guardano con sguardo un po’ smarrito, finché la prima risponde: «Ho sentito che potrebbe cambiare il numero dei deputati  e poi c’è forse qualcosa sulle pensioni? No eh? Mi sbaglio?»

Rimanda le domande al mittente Antonello, 33 anni, operaio di Castello Cabiaglio: «Credo che il referendum  confermi la legge. Poi non so nulla di specifico, perché fondamentalmente io non vado mai a votare ai referendum, ma solo alle politiche».  Ancora più radicale Alessio, varesino 24 anni operaio:«A me non interessa perché non vado a votare: sono rasta e la mia religione me lo impedisce».

E ha tutt’altro a cui pensare Raffaella, trentaduenne varesina di professione mamma, colta a destreggiarsi tra due gelati da servire a figli piccolissimi: «Siamo disinformati al massimo. Non le so dire niente in proposito». E chiude il discorso in maniera cortesemente drastica: «Non andrò a votare».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 giugno 2006
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