Ricordi “mundial”

I lettori di VareseNews scrivono i propri aneddoti legati ai Campionati del Mondo di calcio

Dopo i "contributi" di sette volti noti di Varese e provincia, chiediamo a voi lettori di raccontarci aneddoti, storie, episodi legati ai Campionati Mondiali di calcio. Se vi fa piacere, potete inviare le vostre lettere all’indirizzo sport@varesenews.it

Il primo ricordo nitido è il goal di Domenghini in Italia – Svezia di Messico 70. E poi la notte del 4-3 …
A 8 anni mi faccio svegliare alle 24 al fischio d’inizio e da lì avanti per 3 ore buone con risveglio di mia madre al primo goal di Muller e improperi di mio padre. Sul 2-1 tedesco lo sconforto è totale, poi l’incredulità per il goal di Burgnich, poi tra alti e bassi fino il delirio, ma vinse il sonno. Una nottata storica, il ricordo più nitido ed esaltante dell’infanzia. 
Il giorno dopo ripetizione al BTM, Bar Trattoria Madonnina di Schianno.
Pomeriggio estivo ma bar strapieno e nuova grande euforia, praticamente una nuova diretta. 
Altro ricoro nitido Haiti 74: il goal di Sanon di Germania 74 e le parate di Francillon. Un altro grandisimo ricordo è la prima partita a colori di Germania 74 contro l’Argentina. Il primo goal italiano a colori (autorete di Perfumo su pressing di Causio).  
Il ricordo più amaro resta la sconfortante sconfitta di Germania 74 con la Polonia. Sempre al BTM, in piedi per 2 ore, improperi a valanga ma rassegnazione prima e anche dopo il goal di Capello. Proprio niente da fare.   
La fine della grande Italia dei Mazzola, Riva, Rivera. 

 Ambrogio

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Il primissimo mondiale che ricordo di aver seguito più o meno consapevolmente è USA 94: ricordo le partite guardate in taverna con papà e il nonno (e gli scatoloni di ghiaccioli alla frutta), ricordo la voce di Pizzul, il rigore mancato, le magliette azzurre… Ma sono ricordi molto confusi: all’epoca ero solo una bimba. Poi Francia 98, le partite me le mangiavo con gli occhi: non parlavo con nessuno mentre le guardavo, non urlavo ai goal, tenevo le dita incrociate tutto il tempo. Quando l’Italia perse, piansi.
E Giappone&Corea 2002, come dimenticare quel mondiale? Ricordo una delle ultime partite dell’italia: era trasmessa di mattina. Io ero appena andata a iscrivermi al liceo Classico di Gallarate, ero insieme ai miei genitori e quel giorno al liceo c’era la festa di fine anno scolastico: mi sono rimasti in mente gli studenti con le facce dipinte di rosso, bianco e verde, con le maglie azzurre, con le bottiglie di spumante…gente che a breve avrebbe fatto la Maturità, ma per ora pensava solo a seguire la partita e a tifare, godendosi in questo modo l’ ultimo giorno di scuola. Poi, ricordo l’arbitro Moreno…anzi, più che lui, ricordo la rabbia che provai quando fummo eliminati! Se lo sport doveva proprio essere così, pensai che non avrei più tifato azzurro, nè nient’altro.
Ed è la stessa cosa che ho pensato quest’anno, quando è scoppiato lo scandalo del calcio italiano. Solo che il Mondiale è un’altra questione, anche se purtroppo questa volta non ho più un papà con cui vedere le partite, anche se è il mio ultimo anno prima della Maturità, anche se Totti stava meglio con i capelli lunghi, anche se…
 
Ma questo è il Mondiale dei miei 18 anni. Se dovessi scegliere un regalo, vorrei che l’Italia ci regalasse una bella vittoria, per cancellare lo sporco di quel commercio che è diventato il Campionato italiano.
 
Alessandra

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Il mondiale che ricordo con particolare nostalgia è quello del 1974 giocato allora come adesso in Germania in quell’epoca divisa in due.
Ricordo il gioco fresco e spumeggiante dell’Olanda del mitico Crujiff, allora astro nascente, ricordo la vittoria nel girone eliminatorio della Germania Est (gol di Sparwasser) nei confronti dei cugini ricchi della Germania Ovest di Kaiser Franz Beckenbauer.
Per la nostra nazionale il mondiale non ando’ troppo bene. Una nazionale alquanto vecchia e forse sopravvalutata (nel ’70 si arrivò in finale col Brasile e quella partita restò un punto di riferimento) dopo due scialbe prestazioni con Haiti e Argentina si fece battere ed eliminare dalla Polonia di Gregorsz Lato (2 a 1 il risultato).
Di quella partita mi resta in mente l’immagine sconfortata in panchina di Luciano Re Cecconi grande campione scomparso e troppo presto dimenticato.
Comunque sia andato quel mondiale, vorrei tornare solo per un attimo alle emozioni di quell’anno, forse perchè coincidevano con un periodo sereno della mia vita.
 
Luca R.

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I primi mondiali che ricordo con precisione furono quelli del 1978; avevo dieci anni all’epoca. Correlato a quei mondiali c’è un’aneddoto che ricordo con affetto e si riferisce alla partita Italia – Argentina. Svolgendosi la sera, ma a causa del  fuso orario trasmessa in Italia la notte, chiesi a mio padre di svegliarmi per poter assistere alla partita. Mi svegliò pochi minuti prima dell’incontro e rimase con me dinanzi al televisore per tutta la durata dell’incontro e la cosa mi sorprese, perchè non era un grande tifoso, forse fu trascinato dal mio tifo per l’Italia oppure avvinto dall’equilibrio della partita e dal bel gioco espresso dagli azzurri. L’Italia vinse la partita contro la squadra che poi divenne campione del mondo e quella fu una della poche partite viste con mio padre. I mondiali finirono poi male per l’Italia, che arrivò quarta, anche se ancora oggi ritengo che quella fu la nazionale italiana che giocò il calcio migliore, superiore anche all’Italia del mondiale di Spagna. Mi sembra che la stesso allenatore di quella nazionale, il buon Enzo Bearzot, abbia espresso in più interviste il mio stesso parere.

P.S. (quanta nostalgia pensando a persone come Berzot e Zoff confrontati con i calciatori di oggi)

Andrea 

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Per chi, come me, è nato nei primi anni ’80, i primi ricordi mondiali sono legati alle Notti Magiche di Italia ’90. Ai tempi avevo sette anni e ricordo che mi aveva colpito molto il fatto che i primi Campionati del Mondo cui potevo assistere veramente (nell’86 avevo solo tre anni) si giocassero proprio nel mio Paese. Di quell’edizione ricordo nitidamente – oltre alla allo splendido inno ufficiale firmato Nannini-Bennato, che ogni tanto ascolto ancora adesso – gli occhi spiritati di Totò Schillaci dopo ogni gol ed un Brasile-Scozia delle fasi preliminari. Il motivo? Durante la partita nacque la mia sorellina Marta. Purtroppo la testa di Caniggia, complice un’uscita a farfalle di Zenga, spezzò “quel sogno che comincia da bambino”, e quella sera di luglio nel mio letto furono fiumi di lacrime. Le stesse – anche se in misura minore, ero pur sempre cresciuto di quattro anni – che versai dopo i rigori di Usa ’94, quando Baggio decise di spedire alle Hawaii il pallone decisivo. Cocenti anche le delusioni del 1998 e del 2002, ma in queste due edizioni ero già troppo grande per piangere: ora per riprendermi dalle eliminazioni vado di Negroni…

Michele

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Cara Redazione, sono un classe ’71 quindi ho ricordi vivi di tutti i mondiali dal ’82 in poi. E mi ritengo strafortunato per aver assistito consapevolmente (per Argentina ’78 ero ancora troppo piccolo per vivere le partite con passione) a quella grande, spero non irripetibile, vittoria in Spagna. Ogni mondiale è associato a momenti particolari, ma i ricordi più belli sono legati ad USA ’94.
Con un gruppetto di 10 amici (che per la finale ha raggiunto le 40 unità) abbiamo attrezzato un piccolo appartamento sfitto (praticamente ‘al rustico…’) ad Azzio (ovviamente di proprietà di uno del gruppo). Corrente elettrica (con tanto di contratto Enel stipulato per l’occasione), cucinotto con bombola, frigorifero anni ’60 (compressore impazzito, ghiacciava in tutti gli scomparti, ma per la birra era il top), campanello d’ingresso disattivabile dalla sala TV (a significare che dopo il fischio d’inizio gli ingressi erano vietati per non interrompere la concentrazione). Per inciso la sala TV era un loculo da circa 18 m² arredato con credenza/dispensa, frigo, cucinetta, lavello e, durante la finale, con 40 persone urlanti….
Meno male che c’era un piccolo ballatoio esterno per vedere le partite attraverso una finestra nei momenti di sovraffollamento. Il resto della "Casa Mondiali" era formato da un bagno ed una cameretta (che ospitava una brandina per eventuali improvvisi colpi di sonno ed una damigiana di vino…..spesso responsabile dei colpi di sonno). Non mi dilungo sulle varie spassosissime situazioni vissute, anche durante partite insignificanti in onda alle 2 di notte tra spaghettate colossali, ma è stato fantastico nonostante la sconfitta in finale.
A distanza di 12 anni lo stesso gruppetto di amici è pronto per Germania 2006. I tempi cambiano, ora siamo in molti ad essere genitori, ma, come per tutti gli altri mondiali, l’obiettivo è divertirsi insieme (figli compresi…). Lo spirito è quello giusto, già Polonia-Ecuador la consideriamo "di cartello". Molto dipenderà dall’Italia anche se, comunque vada, siamo attrezzati per divertirci fino alla finale del 9 Luglio. E che vinca il migliore.
 
Emanuele Corda – Brebbia

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I Mondiali sono e restano un’occasione particolare. da ragazzino li vivevo con trasporto: avevo tempo libero e non mi perdevo una sola partita, se appena potevo: mi affascinavano i match cosidetti minori, dove squadre mai viste si battevano con la forza della disperazione per l’onore, prima ancora che per il risultato. Sappiamo come è finita: ci hanno rubato anche i Mondiali, forse tra qualche anno dovremo pagare anche l’aria che respiriamo. Comunque, tornando al calcio giocato e non a quello intascato, la partita dell’Italia che ricordo con maggior piacere fu il mitico duello con la Norvegia nel 1994. Avevamo perso male con l’Irlanda, una partitaccia che ci aveva fatto ridere dietro da tutti. In capo a venti minuti restammo in dieci, con Pagliuca espulso. Pareva la fine, invece la battaglia salì di livello, e nella ripresa Dino Baggio – altra vittima eccellente del "sistema Moggi", tra parentesi, e parla un "gobbo" come me – la buttò dentro di testa. Tripudio. Il finale fu una sofferenza epica, da saga scandinava. I norvegesi stringevano d’assedio la nostra metà campo; Maldini, azzoppato, esauriti i cambi giocava su una gamba sola come un fenicottero. Vincemmo, e fu la salvezza. Quella Norvegia era forte, e vinse alla grande un altro memorabile match con il Messico, una partita eccezionale ed equilibratissima che ricordo ancora con chiarezza. La differenza reti fece passare noi e lasciò a casa i norvegesi, al termine del "girone della morte". Poi la cavalcata fino alla finale contro un Brasile troppo più forte di noi, ma che riuscì ad imporsi solo ai rigori.
Avendo rivisto vari match del passato, cocnedo che l’Italia migliore fu quella del 1978 in Argentina. Il vero rimpianto, tuttavia, è quello per Italia ’90. Eravamo chiaramente i più forti – neppure la magna Germania di Matthaeus e Brehme poteva batterci. Ci pensarono Caniggia e un portiere argentino. Sarebbe bastato fare come il Cile nel 1962, l’Inghilterra nel 1966, l’Argentina nel 1978, la Corea nel 2002: farsi aiutare dagli arbitri… ma non lo facemmo, per onestà e dignità. E pensando al linciaggio da parte di pubblico, stampa e arbitri che attende i nostri in Germania ("Italiani sempre i soliti ladri") per lo scandalo Moggentus, mi viene da riflettere: forse la nostra unica vera grande colpa è di avere una magistratura che fa il suo dovere.

S. D.

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Nel 1970 durante i Mondiali in Mexico mi trovavo in Svizzera. Ero andato a Losanna nel 1968 ad ultimare gli studi liceali in un collegio privato per motivi di famiglia. La scuola era frequentata da due tipi di compagni. Gli emigrati veri, i figli provenienti dal Sud, con i vestiti sgargianti e i pantaloni alla Celentano, a zampa di elefante. Poi c’erano quelli appartenenti alla nobiltà italiana, snob, vestiti con il blazer come se andassero in barca a vela tutti i giorni. Io passavo il dopo studio serale con i ragazzi borghesi più o meno benestanti,
quelli che per caso si erano trovati in collegio come me lontano da casa. Il calcio era la passione che ci accomunava, oltre la musica pop che sentivamo tutte le sere con gli attrezzatissimi impianti hi-fi che ci eravamo comprati a Losanna. Mexico ’70 per noi fu un grande evento perche improvvisamente diventammo tutti patrioti e più italiani, come gli emigrati appunto, e mi ricordo che ci riunivamo nell’unica e triste saletta della televisione a seguire solo l’Italia, su un canale svizzero di cui non ricordo la lingua. Quando l’Italia raggiunse la mitica semifinale con la Germania ci trovammo tutti riuniti davanti allo schermo in bianco e nero. Io, riveriano, ero molto arrabbiato per la famosa staffetta e con me c’erano molti juventini e qualche interista (uno di Gallarate) che ovviamente non aveva gradito la sostituzione di Mazzola nel secondo tempo. Quando quel maledetto panzer di Schnellinger pareggiò al 90′ minuto pensai ad un tradimento e a tutti i goal che non aveva fatto nel Milan. Quando Gianni Rivera, fermo a protezione del palo, alla sinistra di Albertosi, non riuscì a fermare il pareggio di Muller, quello del 3-3 per intenderci, allora pensai che Valcareggi non l’avrebbe convocato mai più in nazionale. I miei compagni di ventura sembrava che mi trasmettessero con la delusione negli occhi il seguente messaggio: il tuo Milan ci ha rovinato la festa due volte.
Subito dopo avvenne qualcosa di incredibile, stupefacente. Il grande Gianni, dopo aver toccato la palla al centro, si trovò nel mezzo dell’area avversaria, nel momento giusto, per poter accarezzare la palla, che arrivava da Bonimba sulla sinistra, quasi fermo per indirizzarla in rete di piatto raso terra. Maier da una parte e il pallone dall’altra. Un quasi rigore su azione! Mai più visto niente di simile! Tutte le volte che rivedo le azioni dei goal di quella partita mi viene in mente quella saletta e penso: all’Azteca di Città del Mexico in quel 4-3 c’era
tanta Italia, ma anche tanto Milan!

Alessandro Ciscato

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Noi a Orino il mondiale del ’94 ce lo ricordiamo bene: eravamo a vedere la finale in oratorio ma non ci stavamo, perchè troppi: troppo casino, troppe grida e troppa gente. A qualcuno venne in mente l’idea di piazzare il televisore in piazza: era molto grosso, non aveva il colore, era scassato, non si trovavano le prolunghe e il quarto d’ora tra il primo e il secondo tempo sembrava non bastare per fare tutto: oltre al filo si dovevano in quei pochi minuti trovare le sedie, le birre e le patatine. Alla fine ci siamo riusciti: siamo addirittura riusciti a bloccare il traffico delle macchine (che a Orino per fortuna sono comunque pochine anche d’estate) e a trovare perfino i cuscini per i rompiballe. Come è andata lo sappiamo e il ricordo delle lacrime di Baresi ci fa ancora male. Purtroppo non è stata l’ultima partita della nazionale "in bianco e nero" che ci siamo visti….

Andrea

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Ricordo che ero in terza media, avevo gli esami, avevo appena finito gli
esami di scritto ed teso per l’orale. Arriva il mio turno entro e la
commissione mi chiede: "Di cosa ci vuoi parlare??" Io risposi: parliamo
dell’italia che non va tanto bene in Spagna. Tutto l’esame di orale sui
mondiali in corso, ho pure scommesso che l’Italia non arrivava nemmeno in
semifinale, sono stato promosso e l’Italia ha pure vinto il mondiale….e poi
la festa ….ma per l’Italia…

Roberto Zigliani – Brezzo di Bedero

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Lo sport fa male, questo è assodato. Procurarsi traumi di varia gravità scendendo in campo, capita spesso. Farsi del male guardando una partita in tv è molto più difficile. Per poco l’impresa non riuscì in occasione dei Mondiali del ’78. La partita era Italia – Argentina che per via del fuso orario andava in onda da noi attorno a mezzanotte. Con alcuni amici avevamo allestito una “curva sud” a casa di un compagno di classe: la banda Bearzot aveva già cominciato a mostrare il calcio che quattro anni più tardi sarebbe assurto al trionfo del Mundial e anche quella sera, al cospetto dei favoritissimi, non tradì. Al gol – partita di Bettega (per inciso: uno dei più belli mai visti, celebrato anche dallo scrittore Eduardo Galeano nel libro “Splendori e miserie del gioco del calcio”), prendemmo tutti a correre come assatanati per il salotto di casa. Nell’entusiasmo generale il sottoscritto saltò per colpire di testa un piccolo fiocco di velluto che pendeva dal lampadario della stanza; stacco ed esecuzione da cineteca, da cineteca anche il “beng!” metallico che risuonò per l’intero quartiere: sopra il fiocco, infatti, si celava uno spuntone di una rara lega composta da duralluminio, titanio e bronzo temperato. Stramazzai a terra tenendomi la capoccia e agitandomi come un tarantolato. I testimoni della scena prima pensarono a una genuina esultanza e solo dopo essersi ripresi dalle convulsioni dovute al riso, riuscirono a darmi soccorso. Non fu necessario il ricorso alle cure dei sanitari, bastò – come sempre – una spugna d’acqua fredda. Per quel che vale, ai fini della cronaca, garantisco che rimasi in campo fino al fischio finale.

Claudio

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Italia 90, Italia Argentina. Eravamo tutti al bar di fronte al televisore del nando, nel senso che il bar non ce l’aveva e il nando l’aveva portato da casa. Eravamo circa in dieci, compreso il cane del barista, un incrocio tra un pastore tedesco e un volpino. Lo chiamavamo il volpesco, era ributtante ma simpatico. Ad un certo punto Caniggia riesce a turlupinare di testa l’uomo ragno, alias Zenga. Pareggio dell’Argentina. Nel bar scende il gelo, nonostante la canicola. Giuseppe, muratore calabrese trapiantato nel Varesotto, spara un filotto di parolacce all’anduia, un misto di sperequazione sacroverbale e di bestemmia a cottimo. Cerca con lo sguardo l’unico bergamasco-atalantino tra i presenti e lo riempie di altrettante parolacce (Caniggia aveva giocato nell’atalanta). Di tutto il discorso si capisce solo: «ma bafangulo te e la tarantola (l’atalanta)».

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I Mondiali…La prima cosa che mi viene in mente è un seminterrato, nel 1986. Rigori tra Francia e Brasile. Platini sul dischetto, bacia il pallone e tira: alto. Io ero piccolo, ma ricordo che noi bambini corremmo esultando per tutto il locale: la Francia era fuori, la Francia aveva eliminato l’Italia.
I ricordi degli ultimi mondiali fanno tutti rima con sconfitte. Ai rigori, nel 1990: la semifinale contro l’Argentina fu una vera tragedia. Mio fratello in lacrime dopo l’ultimo rigore sbagliato è una delle immagini che mi rimarrà per sempre.
La caldissima estate del 1994 mi fa venire in mente il mare e le tiratissime partite con Spagna, Norvegia e Nigeria: una sofferenza coronata da un’altra delusione di rigore, con l’infallibile Baggio che tira alto e i miei idoli del Milan, Baresi in testa, in lacrime.
Ancora un penalty ha fermato i sogni di gloria miei e dei miei amici nel 1998: tutti riuniti in una soffitta a guardare Di Biagio sbagliare l’ultimo tiro, con gli odiati francesi a festeggiare. Infine la Corea del Sud, nel 2002: un altro caldissimo pomeriggio, questa volta in Università, con le aule trasformate in piccoli stadi. Le premesse erano tutte positive, l’Italia sembrava veramente forte e poi il crollo. Rimane il ricordo della brutta faccia di Byron Moreno che espelle Totti, Tommasi che corre verso la porta e l’arbitro che annulla il gol della qualificazione, Vieri che sbaglia da zero metri. Noi, insieme ai muratori di via Conservatorio, ce ne andammo, sudati e delusi, maledicendo Gaucci e quell’arbitro arrivato da chissà dove.
Manca una vittoria alla mia generazione: riusciranno Lippi e i suoi ragazzi ad arrivare in fondo? La speranza c’è, sempre che non ci si mettano ancora una volta i rigori…

T. G.

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Una giornata indimenticabile per me fu la finale dl 1982.
Infatti, oltre alla grande soddisfazione di pregustarmi un’Italia "Mundial", coronai pure il sogno di una vita: assistere per la prima volta ad un concerto dei Rolling Stones. E tutte queste emozioni nello stesso giorno!
Nonostante avessero già venduti tutti i sessantamila biglietti in prevendita per la sola data di Torino dove appunto mi recai (i Rolling erano in tour in Italia per sole due date, la successiva fu a Napoli…), Jagger e compagni decisero di anticipare il concerto al tardo pomeriggio nonostante una giornata caldissima (con punte di trentacinque gradi!) così da consentire a tanti tifosi di assistere alla finale.
Miracolosamente, e con le note del brano in"Satisfaction" lasciato come bis di chiusura in sottofondo, riuscii a fare ritorno a Varese giusto un minuto dopo il fischio d’inizio- suggellando una giornata di per sè già storica- con i festeggiamenti di rito per la vittoria finale della nazionale.
Ammetto che ci impiegai poi una settimana per riprendermi da cotante emozioni e… stanchezza fisica, ma che grande gioia!

Gianni Beraldo

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«Il Mundial dell’82 è stato una grande festa che ha unito italiani e tedeschi a Brezzo di Bedero, nonostante la sconfitta, infatti,i turisti e soprattutto le turiste tedesche si sono uniti a noi nel delirio generale. E’ stato un momento indimenticabile»

Daniele Boldrini, Brezzo di Bedero

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«Il mio personale ricordo va ai Mondiali del 1994 perchè coincisero con la maturità. Tra una versione di latino e una poesia di greco, trovammo il tempo di dedicarci al grande sogno Mondiale, trascinati da un immenso Roberto Baggio.
Ricordo una vecchia A112 usata per fare i caroselli e riempita ogni volta all’inverosimile. Al raggiungimento della finale era pronta per lo sfasciacarrozze. Terminato il tanto temuto esame orale, giunse a poche ore di distanza il giorno della finale. Da liceali in cerca di "diversivi" decidemmo che Italia-Brasile andava guardata in un contesto particolare e significativo. Quale località migliore di Finale (Ligure) per guardarsi… una finale? Prendemmo armi e bagagli e ci spostammo sulla riviera ligure. Ricordo un lungomare completamente occupato da sedie e tavolini con tanti televisori infiniti. Purtroppo i rigori non premiarono i nostri sforzi, ma rimane il ricordo di un’estate stupenda».

Marco Zamberletti

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 giugno 2006
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