«Se la società cambia, a pagare non devono essere i lavoratori»

Riunione dei delegati provinciali di Alcobas, Cobas Scuola, Sult, Sincobas e Cub per presentare il “Comitato contro il lavoro precario” e decidere le prossime azioni

È nato qualche settimana fa, sulla scia della varie iniziative degli ultimi mesi, e oggi è stato presentato ufficialmente ai delegati provinciali nella sala di Alcobas di Gallarate. Il “Comitato contro il lavoro precario” è stato infatti fortemente voluto non solo da Alcobas (Associazione Lavoratori Comitati di Base), ma anche da Cobas Scuola, Sult (Sindacato unitario lavoratori trasporti) Sincobas (Sindacato intercategoriale dei Comitati di Base) e Cub (Confederazione Unitaria di Base).
«I lavoratori precari oggi – spiega Antonio Ferrari di Alcobas – non sono solo quelli in senso stretto, ovvero chi lavora a tempo determinato senza garanzie e protezioni, ma tutti i lavoratori. Anche chi ha un contratto a tempo indeterminato, non è più garantito: se la ditta chiude, come la Mizar di Busto Arsizio, tutti si ritrovano nel giro dei lavori temporanei e delle agenzie interinali. Il nostro obiettivo è quello di creare un organo unitario a livello provinciale, che sia anche in grado di collaborare con le organizzazioni a livello regionale e nazionale».

Oggi quindi circa cento delegati si sono riuniti per decidere quale sarà la linea di azione nei prossimi mesi, sulla scia delle esperienze passate, come le manifestazioni e gli scioperi a Malpensa.  «Avanzerò alcune proposte – continua Ferrari – per affrontare i vari aspetti del problema, senza alcuna differenza fra settore pubblico e privato. Bisogna agire su due livelli: sia all’ interno del posto di lavoro, ad esempio facendo si che un lavoratore precario costi al datore di lavoro come uno non precario, che sul territorio con le istituzioni, perché si facciano carico sia di azioni di sostegno al reddito che di erogare servizi gratuiti». Sicuramente oggi e nelle prossime settimane si parlerà di un’iniziativa per l’autunno. «Pensiamo a uno sciopero o a una manifestazione di piazza – spiega Marco Galli di Cub – per denunciare ancora una volta la situazione».

All’interno dei lavori del comitato, molta attenzione verrà dedicata al settori della scuola e all’aeroporto di Malpensa. «Nella scuola il precariato esiste da molti anni, solo che adesso il problema è esploso – spiegano Riccardo Loia e Stefano Papasso di  Cobas Scuola -. Tagliare i costi e non investire nella ricerca porta solo a uno spreco inutile di soldi e a nessun miglioramento. È vero che il sistema produttivo sta cambiando, ma a pagarne le conseguenze non devono essere i lavoratori, soprattutto in un settore come quello dell’istruzione in cui la precarietà danneggia anche le capacità dei docenti».
Per Malpensa invece, anche alla luce dell’ennesimo infortunio sul lavoro capitato questa volta proprio a una lavoratrice dell’aeroporto, il problema investe direttamente la sicurezza fisica dei lavoratori. «C’è una forte perdita di garanzie e di diritti – spiega Carmelo Fottia di Sult – che interessa non solo i precari, ma tutti i lavoratori. Rischiamo di azzerare tutte le conquiste degli ultimi venti anni: se i lavoratori a tempo indeterminato scioperano per chiedere qualcosa, non sempre i precari possono fare lo stesso. Questo penalizza entrambi e indebolisce la loro azione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 giugno 2006
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