Si attende la pioggia: ancora poca l’acqua in provincia

Riprendono gli approvvigionamenti idrici a Brebbia. Intanto continua il tam tam di lettere arrivare in redazione per segnalare le anomalie

E’ un’estate dei paradossi quella che stiamo vivendo in questi giorni. Fa caldo e tutti cercano l’acqua. Quando arriva fa danni, come è accaduto in Val Veddasca lunedì scorso, dove un temporale ha prodotto uno smottamento, isolando diverse famiglie. Eppure la pioggia serve e per far alzare la falda, scesa di oltre sei metri negli ultimi 15 anni, e ne deve cadere tanta. Una situazione purtroppo oramai nota e alla quale le ex municipalizzate della provincia stanno cercando di fare fronte. Intanto arrivano puntuali le segnalazioni dei lettori. E anche qui si legge qualcosa di un po’ pardossale. Una fra tutte, la lettera di Paola, che oltre al danno di vedersi il rubinetto all’asciutto è costretta a vivere pure la beffa di abitare in un paese che si chiama Golasecca. I lettori, che già nei giorni scorsi, quando uscì a Varese l’ordinanza sull’emergenza acqua, inviarono mail di fuoco per segnalare “anomalie” che incontravano nel quotidiano, sono oggi implacabili 007 della goccia (lo ricordiamo: l’indirizzo mail è redazione@varesenews.it). C’è chi afferma afferma di aver visto inondare le piste dell’ippodromo, altri si chiedono il perché venga “gettata” così tanta acqua per lavare le macchine negli autolavaggi.

La situazione, anche se non tutti i giorni arriva sulle prime pagine dei giornali è e rimane seria. Non è bastata la violenta precipitazione dei giorni scorsi a cambiare le cose: oggi, 28 giugno, sono ripresi gli approvvigioamenti idrici a Brebbia e solo ieri Aspem ha avvertito che i consumi sono ancora troppo elevati.

Intanto il dibattito sull’acqua come risorsa ha interessato oggi anche la Regione. Il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Mario Agostinelli, già ricercatore Enea, ha difatti sollevato il problema della proprietà dell’acqua denunciando “i processi di commercializzazione e di penetrazione dei privati nella gestione e nell’erogazione del servizio idrico”. Sul piede di guerra anche Legambiente Lombardia: secondo i fati dell’associazione ambuientalista, il livello minimo nel rilascio dell’acqua di Ticino e Adda sarebbe da imputare  all’eccessivo prelievo agricolo e industriale.
Sul piano strettamente locale, il capogruppo del Movimento libero Alessio Nicoletti, a Varese ha auspicato un piano di ristrutturazione delle infrastrutture idriche da parte del comune.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 giugno 2006
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