Signor sindaco perché gli stranieri le fanno così paura?

Lettera aperta al Primo cittadino da parte di una cittadina

Lettera aperta al Sindaco del comune di Morazzone: dott. Giancarlo Cremona

Al termine della seduta del "Consiglio Comunale dei Ragazzi" di Morazzone, conclusosi, il 27 maggio ’06, in un clima di fervore di attività intorno alle tematiche affrontate dai nostri alunni di scuola Primaria e Secondaria, Le ho posto alcuni interrogativi scaturiti sia da riflessioni precedenti, sia dall’imput del momento.

In sintesi chiedevo :

"In questo momento Lei rappresenta il difensore civico
dei diritti internazionali di tutti i bambini, ha accolto il ruolo di tutore dell’infanzia anche da parte di un organizzazione come l’Unicef, rappresentata in questa seduta dal dott. Turcato, oltre all’investitura formale ha dimostrato anche un atteggiamento personale di cura e
attenzione al mondo dell’infanzia, ma c’è un atto palesemente contraddittorio nel suo operato: la delibera del " bonus bebè’", che esclude di fatto alcuni bambini dall’elargizione di un piccolo fondo, creando una dicotomia fra le garanzie sancite dal diritto universale e accettate di principio e il fare.-

La sua risposta è stata disarmante, mi faceva notare che non avevo inteso in pieno lo spirito della delibera, in quanto si vuole solo tutelare la "cultura europea"
da eventuali cancellazioni future da parte degli stranieri che arrivano e invadono il nostro territorio.

Mi ha delucidato tale timore con un esempio:
"Nella classe di mio figlio ci sono 5 extracomunitari,fra qualche anno, non si studierà più Dante, Petrarca…ma solo la loro cultura!"

Promisi di scrivere, ma per giorni lo sconcerto è stato così grande che pensavo fosse solo una battuta.
Continuo a chiedermi e a chiederLe, ma perchè lo "straniero" fa così paura?
Forse "L’altro " fa affiorare inquietudini sul pianodell’ospitalità e delle ostilità e pone noi "popolo migrante" in una situazione di ineluttabile dimenticanza oppure di subdola rivincita. La migrazione è un’esperienza fortemente stressante, che richiede un profondo adattamento: estraneo il nuovo contesto culturale, sconosciuta la lingua, poco decifrabili le usanze, diverso il clima.
Cosa succede nella vita di chi "deve" scegliere un altro luogo? E cosa produce il "contatto con il diverso" nelle nostre esistenze?
Credo che la convivenza, soprattutto in alcune aree del nostro Paese sia resa difficile da forme di pregiudizio e da poca dimestichezza ad aprirsi al nuovo ed allora l’esclusione.
Rileggendo passi di Norberto Bobbio,ne riprendo alcune riflessioni:
PREGIUDIZIO :
è credere di sapere senza sapere veramente, prevedere senza indizi sufficienti e sicuri.
E’ un’opinione o complesso di opinioni, talora accolta acriticamente e passivamente dalla tradizione, dal costume, oppure da un’autorità i cui dettami accettiamo senza discutere, senza verificarla per inerzia, rispetto o timore e l’accettiamo con tanta forza che resiste ad ogni confutazione razionale.

Il PREGIUDIZIO appartiene alla sfera dell’irrazionale, all’insieme di quelle credenze che non nascono dal ragionamento e si sottraggono a qualsiasi confutazione.
Come migrante meridionale ricordo inchieste e studi sui pregiudizi verso gli immigrati meridionali, nonché per esperienza diretta.Curiosamente molti pregiudizi socio- culturali e socio-economici di oggi sono gli
stessi applicati ieri a noi meridionali: – hanno più difetti che pregi, non si adeguano, invadono il territorio, hanno altra mentalità, altri comportamenti.

Oppure: sono scansafatiche, vivono a nostre spese, sono violenti, minacciano i nostri interessi.Questi stereotipi sono ritornati, di fronte al diverso si hanno le stesse reazioni e, spesso, purtroppo sono adottati dagli stessi che li subivano.

Le persone tendono a valutare negativamente chi non fa parte del proprio gruppo. Gli eventuali pregiudizi degli stranieri non danneggiano molto la parte avversa, perché gli stranieri sono in minoranza e sono soggetti deboli.

Cosa fare per riuscire a trattare
in modo uguale ciò che universalmente è uguale? Come uscire dallo strisciante peso della discriminazione che esclude l’altro?
La sensibilità ad aprirsi alle differenze culturali può essere solo una risorsa di reciprocità, un viaggio verso la costruzione di una piena interculturalità.
La diversità appartiene al nostro vivere quotidiano e andrebbe alimentata, anzichè appiattita in una parvenza di accettazione conviviale.

Nell’attesa della revisione delle ragioni che hanno portato la giunta che lei guida a ritirare la delibera in oggetto,
porgo distinti saluti

Morazzone, lì 02/06 /06       

Santina Verta        

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 giugno 2006
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