Ticino in buona salute, il Po continua a essere malato

Solo 1/5 delle acque dei fiumi lombardi non è inquinato. Pesca di frodo, captazioni, abusivismo ed escavazioni: la fotografia delle illegalità che affliggono i corsi d'acqua della nostra Regione

E’ il Ticino il fiume più pulito della Lombardia. La qualità delle sue acque è infatti buona in quasi tutte le 13 stazioni di rilevamento posizionate lungo il suo corso. E che il Ticino sia in buona salute lo dimostra anche il primo posto nella classifica nazionale sullo stato di qualità dei 20 fiumi più lunghi d’Italia, grazie anche alla protezione offerta alle sue sponde dal Parco del Ticino, il più esteso parco fluviale d’Italia. Anche l’Adda è in discreto stato di salute, mentre il Po continua ad essere un fiume malato: per oltre un quarto del suo corso la qualità delle sue acque viene valutata scadente, a causa del carico inquinante dagli scarichi urbani e industriali. Inoltre, realizzati i depuratori milanesi, persiste il problema dei reflui suinicoli degli allevamenti della ‘Bassa’ padana, che sono tra i maggiori responsabili dell’eutrofizzazione dell’Adriatico.

Sono i dati che emergono dal Dossier "Fiumi e legalità" nell’ambito della campagna nazionale "Fiumi Informa 2006" che Legambiente e Corpo Forestale dello Stato hanno realizzato per monitorare i principali corsi d’acqua italiani, una fotografia sul loro stato di salute e sui troppi illeciti commessi a loro danno.

«È grave che una regione dell’importanza della Lombardia continui a sottovalutare la rilevanza del proprio patrimonio fluviale – commenta Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia –. Neanche il 20% dei corsi d’acqua è in buona salute: la Lombardia è nel gruppo di coda alla classifica nazionale, in compagnia di Emilia Romagna, Sardegna, Sicilia e Lazio. Ancora oggi, dalla Valtellina a Milano, registriamo ingiustificati interventi di cementificazione delle sponde e rettificazione degli alvei pagati con fondi pubblici, mentre sono insufficienti gli interventi di orientamento e sostegno agli investimenti aziendali che riducano la voracità idrica dell’agricoltura lombarda, migliorino la gestione dei reflui zootecnici, favoriscano il riutilizzo agricolo delle acque depurate. Speriamo nella puntuale applicazione del Programma di Tutela delle Acque: un piano ben fatto, ma ancora troppo timido visto che rinuncia al risanamento di fiumi gravemente compromessi come l’Olona, il Lambro e il Mella entro i termini previsti dall’Unione Europea».

Ma non c’è solo l’inquinamento: i fiumi troppo spesso sono abbandonati a se stessi, aggrediti dall’abusivismo, dalle escavazioni in alveo e dalla captazione illegale delle acque. Nel triennio 2003-2005 in Lombardia sono stati accertati dalla Forestale una media di quasi 4 reati al mese per un totale di 132 casi di illegalità, di cui 94 illeciti amministrativi e 38 penali. La pesca illegale è la causa più frequente di violazione di norme, con 56 abusi accertati, tra amministrativi e penali. Al secondo posto gli illeciti di Polizia fluviale, che comprendono il furto di ghiaia e inerti dagli alvei, le opere idrauliche non a norma e gli illeciti nelle aree demaniali, come la piaga dell’abusivismo edilizio, con 35 casi accertati. Seguono l’inquinamento delle acque (31 illeciti) e le captazioni abusive (10).

Nell’ultimo triennio in Lombardia la Forestale ha effettuato 8.630 controlli sul territorio, più di 7 al giorno, e 5.686 su persone, quasi 160 al mese. Questa attività ha portato a 41 sequestri e alla denuncia di 29 “criminali fluviali”. Sono state notificate 94 multe per un ammontare totale di 30mila euro. Dati, questi, che testimoniano che gli abusi ai danni dei nostri fiumi continuino ad essere presenti in terra lombarda. E parliamo soltanto degli illeciti rilevati dal Corpo Forestale dello Stato, senza tenere conto di quelli accertati dalle altre forze di polizia che concorrono alla salvaguardia dei fiumi (Carabinieri del N.O.E., Polizia Fluviale, Vigili Urbani).

Ad aggravare il quadro delle acque superficiali lombarde c’è poi il problema dell’eccessivo prelievo idrico destinato all’agricoltura. Durante l’estate il Po, come l’Adda, il Serio e il Ticino, soffrono la sete perché ridotti per lunghi tratti quasi a secco a causa della sottrazione di acqua da parte dei grandi canali irrigui.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 giugno 2006
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