Torna a San Gemolo la “Donna Piangente”

La scultura era stata rubata da ignoti nel '74. I carabinieri del nucleo tutela patrimonio di Monza l'hanno riconsegnata con una cerimaonia alla badia di Ganna

A riportarla, imballata per evitare che si rovinasse, è stata una vecchia conoscenza di Varese, il capitano Andrea Ilari accompagnato da alcuni colleghi del Nucleo tutela Patrimonio artistico di Monza. La "Donna Piangente" è tornata a casa nella Badia di San Gemolo a Ganna da dove era stata trafugata nel 1974 da sconosciuti. Si è compiuto così, trentaquattro anni dopo, un piccolo miracolo con il ritorno della scultura a seguito di indefiniti passaggi di mano tra collezionisti. L’opera in bronzo è stata forgiata dallo scultore di Ghirla Giuseppe Grandi nella seconda metà dell’ottocento, uno dei maggiori esponenti della scapigliatura lombarda, grande innovatore.

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La "Donna Piangente" torna alla badia di Ganna 4 di 5

Lo scultore, nato nel 1842 e morto nel 1894, non fece a tempo a vedere inaugurata l’opera che lo rese celebre, ovvero il monumento alle Cinque giornate di Milano che tutt’oggi campeggia al centro della piazza nella città meneghina. Con una breve cerimonia, questa mattina alla presenza di numerosi flash e telecamere, quella piccola statuina da circa 40 cm di altezza è stata riconsegnata. Ma come è stato possibile riuscire a ritrovare l’opera dopo così tanto tempo? «E’ stato possibile tramite un’indagine sulo smembramento di una collezione privata, vietato per legge, – risponde il capitano Ilari una volta catalogate tutte le opere della collezione siamo riusciti a raffrontarla con una foto che avevamo in archivio della statua del Grandi e così siamo riusciti ad arrivarci».
Un po’ la casualità , un po’ l’intuito hanno portato al ritrovamento di questo pezzo importante. Dopo la consegna sono arrivati i ringraziamenti del sindaco Domenico Duca che ha sottolineato l’impegno del comune nel celebrare i grandi scultori di Ganna e Ghirla come Tabacchi, del quale è stato ricordato il centenario, o del Figini, architetto di grande spessore:«Uno degli impegni che prenderò prima della fine del mio mandato – ha detto il primo cittadino – è la celebrazione di questo grande artista che ha lasciato un segno imperituro nella storia del nostro paese insieme agli altri». Don Luigi ha ringraziato i carabinieri per l’impegno profuso in questa operazione e ha definito il ritorno della scultura come il ritorno del fratello nella parabola di Gesù con un lieto fine. Per le altre opere trafugate in quel del ’74 le speranze di un ritrovamento sono azzerate dal fatto che non esiste un catalogo fotografico di tutti gli elementi che compongono oggi il museo della badia di Ganna.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 giugno 2006
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