Un’altra Costituzione? “Grazie, io voto no”

Camillo Bani, uno dei coordinatori provinciali del “Comitato no” spiega le ragioni per le quali la riforma della Carta proposta nel referendum va bocciata

In campo sono scese diverse associazioni della società civile. Raccolta firme, happening, dibattiti e gazebo. Tutte, dalle Acli ai Sindacati, dai partiti dell’Unione all’Arci, per difendere la Carta voluta dai padri costituenti, ed entrata in vigore nel 1948. Perché votare no il prossimo 15 giugno, dunque?
Lo spiega Camillo Bani, uno dei coordinatori provinciali del comitato “No” al referendum. «La Costituzione che abbiamo è ancora attuale ed è stata voluta dagli italiani che hanno liberato il Paese da un dittatore e da un esercito occupante – spiega Bani. Pensiamo che il modello contenuto nella modifica voluta da Berlusconi sia pericoloso: è pericoloso concentrare il potere nelle mani di un solo uomo, vedi Presidente del Consiglio, togliendolo al Parlamento e al Presidente della Repubblica. Inoltre la revisione della Costituzione come è previsto nella nuova ipotesi, produrrà sempre maggiori disuguaglianze tra i cittadini e comporterà la moltiplicazione dei posti e delle rendite clientelari, con enormi sprechi finanziari».
«Nella Costituzione nata dall’esperienza dell’antifascismo – afferma Bani – il popolo elegge il Parlamento, gli eletti esprimono e controllano il Governo e il capo del Governo deve avere la fiducia del Parlamento, altrimenti deve dimettersi. In questo quadro il Capo dello Stato è garante per tutti del rispetto delle regole».
Nella revisione della Costituzione «il popolo elegge un Parlamento di fatto sottomesso ai voleri del futuro capo del governo, il quale, se non gode più della fiducia degli eletti in Parlamento, li manda a casa. Il capo dello stato è estromesso del suo ruolo di garante. Non si tratta di essere per Prodi o per Berlusconi – conclude Bani – semplicemente dobbiamo chiederci se vogliamo che una sola persona decida per tutti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 giugno 2006
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