Una mostra permanente dedicata al “Piccio”

Il suo paese natale dedica al grande artista una esposizione con la selezione di riproduzioni di opere e di documenti

Un pittore “scapigliato” e bohemien, Giovanni Carnovali detto il “Piccio” dal piccolo paese di Montegrino sopra il Lago Maggiore partecipò in prima persona al clima artistico milanese del 1800. Abilissimo con il pennello, ha firmato alcuni dei ritratti più intensi conservati presso l’Accademia Carrara di Bergamo dove studiò. L’originalità, il temperamento e la sua genialità lo staccarono dalla pittura neoclassica, e lo portarono ad elaborare un proprio linguaggio pittorico.

Dopo i festeggiamenti del 2004, organizzati in occasione del bicentenario della nascita, il Comune di Montegrino apre dal 1 luglio presso la Sala consigliare una mostra permanente dedicata all’artista. In esposizione  riproduzioni di disegni, messi a disposizione dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano e circa venti riproduzioni digitali su tela di dipinti, in grandezza originale. La mostra è inoltre corredata da fotografie e documenti relativi ai percorsi effettuati da Giovanni Carnovali nella sua vita, in rapporto all’evoluzione della sua attività artistica.

Un video documentario, inedito, di circa 45 minuti è a disposizione su richiesta. In esso sono presentati tutti i principali luoghi in cui “Il Piccio”  ha vissuto e operato. Questo lavoro, di capillare documentazione è stato realizzato da Carolina De Vittori, Achille Locatelli e Cesare Rivolta nel corso di due anni di ricerca. Sono stati visitati e ripresi tutti i luoghi che hanno avuto un ruolo rilevante nell’attività di Giovanni Carnovali; in tale occasione è stato possibile conoscere alcuni diretti discendenti di famiglie che lo hanno aiutato ed ospitato nell’ ottocento grazie alla grande stima suscitata per il suo lavoro di pittore e ritrattista.

Il programma dell’inaugurazione di sabato 1 luglio prevede alle ore 16.00 presso il  Teatro Sociale di Montegrino la presentazione evento con proiezione di un filmato    e alle ore 17.00 l’inaugurazione e visita alla nuova Sala Consiliare e alla Mostra presso il Palazzo Municipale

 

La mostra ha i seguenti orari: Luglio – Agosto: martedì dalle ore 15 alle 18.
Su prenotazione, telefonando ai numeri  0332.589732 – 0332.508203

Altre informazioni si possono trovare sul sito www.ilpiccio.it

 

L’artista: GIOVANNI CARNOVALI detto “il PICCIO” (1804 – 1873) – Cenni storici

Il 29 settembre 1804, Montegrino diede i natali ad un pittore non da tutti conosciuto e per molti anni trascurato anche dai critici, ma che indubbiamente oggi è considerato come uno dei piu’ grandi dell’ottocento lombardo: GIOVANNI CARNOVALI Detto “Il PICCIO”. La sua casa natale si trova nella piazzetta a Lui dedicata, proprio alle spalle del monumento che i Montegrinesi, su iniziativa del concittadino, avv. Giulio Moroni, hanno fatto erigere nel 1912.

Giovanni Carnovali, figlio di una contadina e di un capomastro, rimase a Montegrino solo fino all’età di otto anni, ma questo pur breve periodo gli permise di imprimere nella sua memoria e nella sua sensibilità di fanciullo il paesaggio dei boschi, del lago, delle montagne del luinese, che riemergeranno poi nei suoi dipinti, nei suoi disegni e studi dal vero. Proprio dai molti disegni pervenuti, risulta evidente la predilezione per i luoghi solitari: boschi, fiumi, laghetti che fanno a volte da sfondo a figure mitologiche o bibliche, anche nei suoi dipinti.

Nel 1812, a otto anni, Giovanni si trasferì ad Albino, nella provincia bergamasca, dove il padre lavorava per i Conti Spini, i primi che si accorsero della sua grande predisposizione per il disegno e che affettuosamente lo soprannominarono “il Piccio”(il piccolo).

Fu ammesso a soli 11 anni all’Accademia Carrara di Bergamo, dove divenne allievo di Giuseppe Diotti, maestro del neoclassicismo lombardo.

L’originalità, il temperamento e la genialità del “Piccio”, lo staccarono ben presto dalla pittura neoclassica, e lo portarono ad elaborare un proprio linguaggio pittorico.

La sua personalità, considerata stravagante, lo portò a prediligere spostamenti frequenti in varie province lombarde: Bergamo, Cremona, Milano, Pavia,  dove conobbe pittori e mecenati importanti, per i quali eseguì numerose opere che rispecchiano la borghesia dell’epoca.

Intraprese anche una serie di lunghi viaggi,  a Parma, Firenze, Roma, Napoli che lo portarono a conoscere la pittura di Raffaello, del Correggio, del Lotto, del Parmigianino; si recò più tardi anche a Parigi dove entrò in contatto con la pittura dei maestri francesi. Nella sua produzione artistica troviamo un gran numero di ritratti di amici mecenati, quali i Conti Spini, i Farina, i Tasca, i Marini e di tanti altri personaggi che lo stimarono. In questi ritratti l’artista, con intuizione romantica, propose un modello pittorico intimistico, non celebrativo come voleva la tradizione neoclassica.

Libero da convenzioni e da condizionamenti esteriori, “il Piccio” si spinse oltre il romanticismo e giunse ad anticipare la scapigliatura   e  l’impressionismo.

La sua genialità pittorica, che si manifestò anche in numerose opere di ispirazione biblica, mitologica o paesaggistica, era la capacità di fermare nella tela l’intensità di un attimo, di alludere ai particolari senza descriverli, illuminando l’opera con un personalissimo effetto di luci e di ombre, con un colore vibrante. Il 5 luglio 1873 il Po e i suoi paesaggi a Lui tanto cari, furono compartecipi della sua morte. Venne ritrovato in una lanca del fiume a Coltaro di Sissa Parmense e inumato nel 1874 nella Cappella Bertarelli, presso il Cimitero di Cremona.

Il suo capolavoro, La Pala di “Agar nel deserto”, si può ammirare presso la Basilica di Alzano Lombardo (Bg.). Numerose sue opere sono esposte presso l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, Villa Belgiojoso di Milano, ed in altre Pinacoteche.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 giugno 2006
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