Vegonno, Daverio, Caidate: dove l’acqua è rara come l’oro

Breve tour tra mucche assetate, asili all'asciutto e bar nei quali si incrociano le dita quando si accende la lavastoviglie

«L’é mia pusibìl, nel domilaesés, dagh ammò de bév ai besti cunt ul sidél». Quando ci si arrabbia, il dialetto rimane il modo migliore per spiegarsi. E ci si arrabbia parecchio se bisogna far fronte a ottanta vacche da latte assetate, perché i rubinetti cacciano aria da mercoledì scorso.

VEGONNO, frazione di Azzate (foto), è un piccolo paradiso a un minuto di macchina e cinque di bici dalla strada provinciale della Valbossa, con un solo cruccio: manca l’acqua. Manca alle persone, manca alle bestie. Quelle dell’azienda agricola di Giuseppe Plebani, che non si limita ad arrabbiarsi in dialetto ma spiega in modo articolato la propria situazione. «Da mercoledì scorso siamo all’asciutto. Nei primi giorni abbiamo fatto la spola tra la fontana e la stalla con i secchi, per abbeverare le mucche e per lavare gli impianti di mungitura. Acqua fredda, naturalmente, che usiamo anche per lavarci. Per fortuna, per gli impianti, abbiamo un detersivo che lavora a temperatura ambiente, altrimenti ditemi voi come avremmo fatto».
Oggi (martedì pomeriggio), dopo due giorni di secco assoluto, è intervenuta l’autobotte dei Vigili del Fuoco (nella foto): sei viaggi da 15mila litri ciascuno riversati direttamente in rete, per rompere l’assedio della siccità. «Quel che non accetto – spiega ancora Plebani – è sentirmi dire da qualche funzionario che avrei dovuto fare scorta: si rendono conto, questi signori, che una riserva d’acqua per ottanta vacche dura un giorno, contro i sei o sette che abbiamo affrontato all’asciutto? Ora attendiamo la protezione civile: il sindaco ci manderà tre persone per aiutarci ad abbeverare le mucche che l’altra sera hanno muggito fino a mezzanotte».

DAVERIO, a una manciata di chilometri di distanza, sta poco meglio. La signora straniera con la tanica piena nella parte alta del paese è un biglietto da visita che parla da solo.
In giro il comune ha piazzato alcune cisterne di acqua potabile, con l’avviso di farla bollire prima di utilizzarla per uso alimentare. Una di queste è piazzata proprio davanti al cancello della Scuola Materna, che ogni giorno accoglie oltre cento piccoli. «Facciamo la scorta alla mattina, con quello che scende dai rubinetti» racconta suor Caterina (foto), la direttrice. «Riempiamo i secchielli da mettere in bagno, ne teniamo un po’ per cucinare e lavare le pentole. Se finisce, andiamo con il secchio alla cisterna cercando di ridurre al minimo i problemi per i bimbi. Ora comunque va un po’ meglio; lunedì è stato un problema anche far lavare loro le mani».
Di fronte all’asilo ecco il bar Roma. Due dei gestori, Roberto (foto) e Donatella raccontano: «Finché si tratta di usare la macchina del caffé non c’è problema; quando invece accendiamo lavastoviglie o macchina del ghiaccio dobbiamo incrociare le dita. Non siamo tra quelli messi peggio, però l’anno scorso sono aumentate le tariffe a causa della gestione Aspem e ora ci troviamo in questa situazione. Non è bello».

«L’acqua manca anche al pian terreno – interviene il signor Angelo Pezzin – In via Volta siamo a secco, e quando arriva qualche goccia ci tocca anche farla bollire».
Poco più in su, ecco Giuseppe Mangano (foto), titolare della macelleria omonima. «In macello non ho gravi problemi, grazie al vecchio metodo della cisterna che tengo sempre piena. I problemi gravi sono quelli che toccano le abitazioni private e derivano da quindici o vent’anni nei quali nessuna amministrazione ha affrontato la questione. Sono stati dati permessi per costruire ville e palazzi magari con tanto di piscine private, ma la rete è sempre quella: ora basta un periodo di siccità per causare tutto questo».

CAIDATE è una frazione di Sumirago, più alta rispetto al centro del paese: anche qui, la situazione è critica.
Dopo l’asciutta della notte scorsa è stata mobilitata la protezione civile. Steven Cereani (foto) ed Erminio Conti, i due volontari incaricati della distribuzione in piazza tramite un modulo-cisterna. «I problemi a Caidate ci sono stati soprattutto stanotte e sono dovuti al fatto che qui non c’è un pozzo di pescaggio, ma solo un bacino dove l’acqua viene pompata e da dove viene distribuita. Però il comune ora riesce ad assicurare una portata minima: noi siamo qui solo per le emergenze».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 giugno 2006
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