“Il rischio è la nascita di una nuova questione cattolica”

L'opinione di Roberto Molinari sulla questione dibattuta anche nelle pagine di varesenews

Premetto: non sono mai stato un iperulivista. Ritengo, oggi, quel progetto politico, dopo 12 anni, superato dagli eventi, dalla storia e anche dai fatti.
Paradossalmente, proprio per questo possiamo liberamente discutere, più che mai, delle possibili ragioni fondative del partito Democratico.
Altra premessa. La mia storia politica è quella tipica del militante cattolico. Oratorio, Azione Cattolica, Fuci e impegno nella Democrazia Cristiana. Insomma il classico prodotto del cattolicesimo democratico sociale di rito ambrosiano.
Orbene, non voglio qui riflettere sui processi, necessari, di ristrutturazione delle forze del centro-sinistra.  Tanto meno porre, ora, all’ordine del giorno del dibattito, questioni organizzative necessarie a rimuovere la discontinuità dell’esperienza di DS e Margherita.
Quello su cui, tuttavia, vorrei porre l’accento è il rischio della nascita di una “nuova questione cattolica”.

In passato il dialogo tra cattolici e sinistra, nel nostro Paese, si fondava sulla sintonia, sulla percezione di alcune questioni da risolvere, questioni che riguardavano i poveri, l’equità, la giustizia sociale e il problema della ridistribuzione delle ricchezze.

Oggi, in capo all’agenda politica della sinistra, a me pare, ci siano solo valori libertari e individualistici.

Insomma quello che Del Noce affermava negli anni ’70 sul PCI e cioè che una volta abbandonata l’ideologia comunista, nella sinistra, avrebbero finito per prevalere valori radical/borghesi, sembra essersi avverato. Se così è, come a me pare, allora questo io  vedo come  l’ostacolo più preoccupante alla costruzione del partito democratico.

E, allora, porre il problema dell’identità che deve assumere il nuovo soggetto, non è alzare l’asticella per far si che non si faccia, ma significa porre vere questioni dirimenti affinché si crei qualcosa di duraturo e non, invece, una ennesima sommatoria di debolezze.

E’ per questa ragione che, io credo, uno degli elementi fondativi da affrontare sia l’idea, il concetto stesso di libertà che dobbiamo assumere come spirito guida del nuovo partito.

Libertà proprio a partire dal problema di una esuberanza, oserei scrivere eccesso, mai avuta fino ad ora a dire il vero, dei mezzi che l’individuo ha a disposizione ( libertà di, libertà da ) rispetto ai semplici fini – che ce ne facciamo di questa libertà – ( libertà per ).

Porre questioni di questo genere non vuol dire assumere e imporre verità di fede al dibattito e lo dico da cattolico laico, anzi, a me pare che l’idea di “Chiesa maestra di umanità” di Paolo VI trovi non solo piena compiutezza, ma aiuti enormemente la politica ad accettare il confronto sulla ricerca della verità.

Oggi – e di questo molti amici di sinistra dovrebbero prendere atto soprattutto dopo il referendum sulla fecondazione assistita – c’è un fenomeno nuovo nella nostra società secolarizzata.

Le coscienze chiedono magistero, interpellano la religione per sapere cosa è giusto, anche nella vita pubblica. Di questo molti laici non credenti hanno da qualche tempo preso atto, purtroppo pochi di loro militano a sinistra.

Per dirla con Habermas nel suo colloquio su fede e ragione con l’allora Card. Ratzinger – argomento poi ripreso di recente anche dal nostro Presidente Napolitano – “ nel tempo post-secolare, dopo la critica radicale che la ragione ha fatto alla religione, è necessario che si recuperi il valore e l’apporto positivo delle confessioni religiose come elemento non meramente privatistico, confinabile nelle coscienze del singolo, ma che apporta qualcosa di originale e significativo alla vita sociale e dunque entra pienamente nello spazio pubblico e in quello della politica.”

Io credo che chi vuole costruire un partito nuovo non possa sottrarsi a quelle domande etiche che ormai pongono la politica d’innanzi ad orizzonti nuovi.

Non possiamo sempre nasconderci dietro la libertà di coscienza. Insomma, non possiamo pensare al partito democratico come ad un partito new age dove tutti si nuota in un indistinto indifferenziato. Il dibattito tra noi deve essere libero. Laico. Tra laici che credono e laici che non credono, ma che ricercano risposte di senso senza ostacoli ideologici o pregiudizi.

Così laicamente, ad esempio, nell’incertezza su quando un embrione è vita, nel dubbio deve prevalere il principio di precauzione. Così, ancora, accettare che non si usa una vita per curare un’altra, ma si può usare una morte per curare una vita.

Insomma, i diritti individuali sono essenziali alla promozione della libertà dell’uomo, ma non possono essere l’assoluto, sono dei mezzi.

Solo se imposteremo il dibattito in questo modo, allora, saremo pronti ad offrire al Paese un soggetto politico nuovo in grado di rispondere alla domanda di modernizzazione che ci è posta.

Il pluralismo culturale non è la negazione di una identità forte, ma il presupposto affinché le grandi idee e i grandi principi ispiratori possano tradursi anche in scelte pratiche

Roberto Molinari
già Presidente Margherita
Varese città

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 luglio 2006
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