«Addio. Dovevi dire addio»

Lettere di una "mamma" ospitante alla sua piccola bambina bielorussa scritte nelle ultime settimane, divise tra speranza e disperazione

Vi proponiamo degli stralci di alcune lettere scritte da una delle trentamila "mamme" italiane che domani non potrà riabbracciare la sua piccola ospite.
Lettere scritte nell’ultimo mese, giorni passati tra speranze, delusioni, fino alla disperazione davanti al divieto decretato dai due Stati.
Per ragioni di privacy omettiamo il nome della signora italiana

«Chissa’ che pensano i politici che in queste ore devono dare una risposta definitiva sia da parte dell’Italia sia da parte della Bielorussia. Chissa’ che pensano, se mai pensano ai 30.000 bambini. O se piuttosto li usano come merce di scambio per semplici interessi economici, il tavolo sul quale siglare accordi che valgono milioni e miliardi di euro. Una firma e via, tanto che cambia? Nulla. Moltissimo. Vite che si rincorrono, vite lontane unite da una forma d’amore che valica le frontiere senza passaporto e che se ne frega degli accordi bilaterali, sui quali alcuni hanno speso montagne di parole e fiumi di acqua minerale. Si domandano solo come si puo’ risolvere la questione dell’amicizia economica e politica con l’Italia che rende moltissimo. Siccome ci sono i 30,000 ragazzini di mezzo vediamo di usarli al meglio e di forzare la mano all’Italia che si fara’ portavoce in Europa per un nuovo prestito o per un trattamento di favore relativo alle esportazioni. Gia’ in fondo e’ tutto qui. Per la Bielorussia siamo un ottimo cliente, anzi il migliore. Compriamo metano e materiale ferroso».
«I vostri compagni partono per Germania ed Irlanda. Scusate ma l’Italia ha tentato di sottrarci bambini e noi dovevamo pur difenderci. Quando abbiamo messo dei limiti ci hanno risposto che non vi vogliono piu’.
Abbiamo combattuto per niente. Pero’ non abbiamo amato per niente, perche’ l’amore e’ sempre una luce nel buio. Il ministro ha deciso per tutti: muoia Sansone e tutti i Filistei. I bambini devono arrivare tutti o non arrivera’ nessuno….Grazie ministro, siamo onorati e anche impressionati per tanta lungimiranza e tanto senso di accoglienza. Uno, cento, mille bambini: tutti i bambini possibili. No per carita’…o tutti o nessuno, ne va del buon nome del nostro Stato. Scusi signor ministro, non capiamo un accidenti di equilibri diplomatici, capiamo solo di amore. Capiamo che Yana aveva gia’ tirato fuori la valigia. Capiamo che l’amore non ha frontiere e che il nostro ruolo e’ amare proprio perche’ non abbiamo avuto figli. . Amore e basta, del tutto gratuito. Ne ha sentito parlare signor ministro? Capiamo solo questo.
Non abbiamo adottato Yana ma la sua famiglia ha adottatato noi! Un piccolo miracolo di amore a oltre duemila chilometri di distanza. Piccole cose che riempiono il cuore. Vorrei farlo sapere al nostro illustre ministro che, come un buon padre, ha deciso per tutti.
Poi ieri la decisione finale. Triste: «No Yana non arrivederci. Addio, dovevi dire addio. Non potevi sapere che gli adulti sono stolti e che ci vuole animo forte per trattare con loro. Non potevi sapere che antepongono gli interessi politici agli affetti e che non sanno dove risieda il bene.
Ora so che non arriveranno e chissa’ se mai piu’ entreranno in Italia. La stupidita’ degli adulti ha trionfato come la limitatezza e l’ottusita’.
Le lacrime mi sono finite e anche la voglia di combattere per una vita diversa, con lei e la sua famiglia. Addio. Dovevi dire addio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 dicembre 2006
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