Bevilacqua, un bis tutto d’oro

Dopo la vittoria nel "kata" di settimana scorsa, il maestro di Cairate si è ripetuto nel "kumite" ai Mondiali di Tokyo

Emilio Bevilacqua, è proprio il caso di dire “un campione tutto
d’oro”, in tutti i trascorsi anni della sua lunghissima e sensazionale
carriera agonistica, ci ha abituato ad imprese storiche, conquiste
impensabili, punteggi da record, e statistiche ai confini della
realtà. Ma quello che Emilio è riuscito a raggiungere in questo fine
settimana di Dicembre a Tokyo, è qualcosa di davvero unico. Non ci
sono parole o aggettivi per definire l’impresa.
Sì, perchè gia riuscire a strappare il posto più alto del podio, nelle
forme (kata), due giorni fa ai padroni di casa, che avevano messo in
campo uno schieramento "da guerra" di campioni blasonati e super
titolati, decisi a difendere il loro diritto di padri della
disciplina, è stata un’impresa memorabile. Sarebbe stato già di per sè
un modo perfetto di concludere una carriera formidabile, come quella
di Bevilacqua. Sarebbe bastato questo. E sarebbe stato ancor più
eccezionale, già solo, accompagnare a quell’oro nelle forme anche un
piazzamento nel kumite (il combattimento sportivo).

Ma Emilio è volutoandare oltre, oltre ogni statistica, oltre come sono i suoi risultati agonistici (con oggi 28 medaglie d’oro e 5 coppe del mondo). Ha
voluto, come sempre, raggiungere il top. E ci è riuscito. In questa domenica pomeriggio a Tokyo, Emilio Bevilacqua è riuscito a strappare ai padroni di casa anche l’oro del kumite (combattimento), conquistando una doppietta mondiale che, nel paese del sol levante, nella patria del karate, sicuramente nessun altro sarebbe stato capace di ottenere (è come vincere un mondiale di calcio in Brasile!).
E per capire quanto questo traguardo fosse difficile da raggiungere, sarebbe bastato essere lì, seguire le gare, vedere la schiera sterminata di atleti che il Giappone aveva messo sul tatami, e la loro grande preparazione; a cominciare dal "fuoriclasse" Akira Hiji (24 anni, 1mt77, 88kg), il fenomeno della scuola Iga-ryu, che doveva essere probabilmente, nei piani del team manager giapponese, il migliore candidato di casa, per tentare di conquistare ciò che invece è stato raggiunto dal nostro fuoriclasse.
Ma procediamo con ordine. L’ultima giornata di gare di questi Mondiali
2006 è iniziata oggi alle ore 15.00 locali (07.00 ora italiana) con le semifinali di kumite. La prima semifinale vedeva Akira Hiji contro Bevilacqua, e si prospettava senza dubbio la vera finale simbolica di questo mondiale, uno scontro quasi doveroso tra due atleti formidabili: il giovane talento giapponese Hiji (ai mondiali aveva collezionato 32 vittorie su 32 kumite, di cui 30 per KO) contro il fenomeno Bevilacqua, un mito indiscusso nel kumite (3 volte campione del mondo 1990/94/98).
La seconda semifinale, invece, sembrava essere uno scontro di quartiere, o meglio dire uno scontro di stile, il karate contro il kenpo, il Giappone tradizionale contro gli Stati Uniti e la scuola moderna di karate. Infatti, Sato Ojimitsu (35 anni, 1mt78, 90kg) è il campione del mondo uscente di kumite (Sidney 2002) e la sua scuola di appartenenza è quella del karate tradizionale forse più efficace al mondo (kyokushinkai), mentre Brandon Larry è un gigante di colore fortissimo (32 anni, 1mt93, 100kg.), tuttora campione del mondo di kenpo (free-fight).
Larry si era iscritto a questa decima edizione dei mondiali di karate
professionistici (Mondiali PRO) con la sola speranza di scontrarsi con il famoso Bevilacqua, che in ogni modo dice di stimare moltissimo, ma che però gli aveva lasciato un sottile “amaro in bocca”, “quello di aver abbandonato le competizioni di kenpo free-fight dopo la conquista del titolo mondiale 1992 per dedicarsi ai mondiali di karate, nonostante un’apparizione ai mondiali artistici di Dublino nel 1997” (queste le testuali parole del colosso statunitense Brandon Larry, durante un’intervista ai mondiali di kenpo a Los Angeles). Una speranza che, purtroppo per lui, è stata soddisfatta.
Emilio, in realtà, aveva già iniziato a farci sognare: ieri quando agli ottavi e ai quarti sostenuti a Kobe, con due KO da manuale aveva sconfitto in ordine prima il campione thailandese Pak Dan Po (della scuola muai thai), e poi il karateka giapponese Hito Oyama (della scuola Isshyn-ryu). Due vittorie prima del limite che hanno lasciato tutti a bocca aperta, cronisti, pubblico, dirigenti, fan e sostenitori. La tattica dell’italiano sembrava diversa da quella vista agli europei di Londra 2005 (dove aveva conquistato due ori storici),
invece di studiare gli avversari, pungerli e stuzzicarli con gli allunghi, farli innervosire e girarci intorno come un gatto per poi sferrare un attacco deciso, puntuale o colpire dopo una finta perfetta, Bevilacqua ha subito portato attacchi velocissimi a testa bassa con movimenti difficili da interpretare, esecuzioni rapide di braccia accompagnate da forti low-kick (calci alle articolazioni) e veloci calci alti di tibia, ma calci tirati a corta distanza e, quindi, di difficile esecuzione. Così Bevilacqua si è garantito l’accesso alle semifinali, centrando in pieno viso il tailandese Dan Po come anche il giapponese Oyama, abbattendoli con tecniche di difficile esecuzione a corta distanza, calci con aperture di circa 160 gradi, un vero tsunami (maremoto).

Così l’italiano gettava concrete basi per la possibilità di salire ancora sul podio. Tra lui e la finale, c’era come detto il combattimento proprio con Akira Hiji, dall’altra parte, invece, Brandon Larry contro il campione uscente di kumite Ojimitsu. Due padroni di casa tra i quattro atleti in semifinale, facciamo notare: a testimoniare (come si è detto) la serietà dell’impegno giapponese per conquistare la decima edizione dei Mondiali (che da ben 12 anni non si svolgevano in terra nipponica).
Il combattimento tra i due migliori candidati al titolo: Hiji e Bevilacqua. Entrambi dopo il saluto hanno portato subito attacchi rapidi, ma Bevilacqua è parso avere una velocità d’esecuzione maggiore e una capacità di reazione più attiva, sembrava quasi anticipasse le mosse dell’avversario, mandandolo a vuoto (cosa impossibile da fare in uno scontro con Akira Hiji), e replicando puntualmente come una saetta. Dopo circa quaranta secondi Hiji andava al tappeto dopo un perfetto tobiushiro-geri e Bevilacqua esultava composto.
L’altra semifinale è stata dal punto di vista tecnico quasi alla pari, ma Larry aveva già nel primo round accumulato troppi punti su Ojimitsu e quindi il responso è stato più che scontato. Il Giappone perde dunque entrambe le semifinali per sperare in un oro o un argento, e le perde nonostante due gladiatori d’eccezione come Hiji e la testa di serie Ojimitsu, di sicuro i migliori karateka del Sol levante che sono stati costretti ad uno scontro per il terzo e quarto posto, un bronzo vinto da Hiji ai punti.
Ma veniamo alla finalissima: Bevilacqua contro Brandon Larry. Con la finale per il titolo di kumite si riconosce il Bevilacqua di sempre, un felino di 79kg che si sposta e si muove con eleganza e classe, che lascia cuocere l’avversario nel suo brodo. Si riconosce la tecnica stupefacente che solo Bevilacqua sa offrire, e prima dello scadere del secondo round ecco che arriva il fenomenale KO dell’italiano su Larry.
Un uramawashi-geri rapidissimo dopo una finta di corpo, un calcione
che lo centra in pieno volto. Impeccabile il suo stile. Nonostante la grande emozione di questo risultato nel combattimento, vorremmo comunque non dimenticare la competizione superlativa di kata che il nostro campione ha saputo condurre: un oro ottenuto, nella finale di venerdi a Tokyo, con una spettacolare forma dei 2 cieli miscelata con movimenti nuovi e passi di danza su base musicale (eccezionale il punteggio di 9.8), ma anche un oro ottenuto di fronte ad avversari di prim’ordine come proprio il giovane fenomeno Akira
Hiji (che come Bevilacqua gareggiava sia nei kata che nel kumite) e la
vecchia conoscenza Ben Wilson, che non hanno dato tregua al nostro campione. Hiji ha impressionato la giuria con una nuova personale
interpretazione di un kata tradizionale tra i più difficili, aggiudicandosi un meritato 9.2, mentre Wilson si è voluto cimentare in una forma libera con le armi (cosa non usuale per lui), che però sembra non aver convinto molto la giuria (il punteggio 8.5). Ed anche un oro le cui basi erano state poste nella giornata di giovedi, in occasione delle semifinali a Osaka, nelle quali il nostro campione, dopo una presentazione da eterno gladiatore, ha stupito tutti con
prestazioni da urlo (specialmente nella quarta e quinta gara), finendo primo già nella classifica provvisoria per l’accesso alla finale, e questo nonostante una partenza iniziale poco piacevole, che lo aveva temporaneamente penalizzato alla terza posizione, ma solo in modo provvisorio, come si è visto poi dai risultati seguenti.
Cinque le forme espresse da Bevilacqua in quella fase (come da tutti i
concorrenti): un kata tradizionale obbligato (una forma scelta dalla
commissione a seconda dello stile di appartenenza di ciascun atleta),
un kata tradizionale libero, un kata musicale che Bevilacqua ha saputo
eseguire magistralmente, e due kata con le armi (a libera scelta) dove
le colonne sonore sembravano identificarsi con le armi scelte
dall’italiano, due Sai (i pugnali di Okinawa) e il ritmo della colonna
sonora del film “Dare Devil” nella quarta forma, infine, una katana
giapponese (la spada dei samurai) utilizzata con maestria per circa
otto minuti, attraverso una perfetta atmosfera musicale che ricordava
il film “l’ultimo Samurai” (con un risultato di ben 9.6). Pertanto,
dopo l’inizio moderato, Bevilacqua aveva saputo rimontare egregiamente
con due forme più che all’altezza della sua fama.
Tra le prestazioni degli avversari è da menzionare il kata musicale di
Ben Wilson, spettacolare come sempre con i suoi funambolici calci alti
a 180 gradi nelle quattro direzioni e i kata tradizionali eseguiti dal
giapponese Hiji con impeccabile equilibrio, precisione e forza. Ma
tutto questo sembra ormai storia, di fronte all’emozione del secondo
oro (il sesto titolo mondiale) per il nostro connazionale, di fronte
all’emozione della Coppa del Mondo ormai sua di diritto.
L’unione dei due circuiti di kata e kumite in questa spettacolare
edizione, con i nuovi regolamenti introdotti di comune accordo dalle
due maggiori federazioni mondiali (quella giapponese e quella
americana), come già accennato a suo tempo, ha visto l’istituzione
della "Coppa del Mondo" di karate, un’unica coppa per entrambe le
specialità: assegnata al migliore atleta da podio distintosi sia nella
specialità kata che nella specialità kumite, dando priorità agli
atleti medaglia d’oro.
Ma l’idea che un solo atleta potesse conquistare entrambi gli ori, era
davvero lontana dalle menti degli organizzatori. Come accennato, la
speranza tacita del team di casa era che Hiji riuscisse a raggiungere
l’oro nelle forme, e un piazzamento sul podio nel combattimento,
garantendosi così l’ambito trofeo. Ma avevano fatto i conti senza il
nostro fuoriclasse.
Dopo che Bevilacqua gli ha strappato venerdì il titolo nelle forme,
lasciandogli comunque un dignitoso secondo posto, ad Hiji non restava
che tentare il colpo grosso dell’oro nel kumite, che aggiunto
all’argento nel kata gli sarebbe valso comunque il trofeo finale. Ma
la doppietta di Bevilacqua non ha lasciato adito a dubbi; e la Coppa
del Mondo è spettata di pieno diritto al fenomeno tricolore.
Lo stadio esplodeva, un calore incredibile da parte di tutto il
pubblico giapponese, una gioia per tutti, persino alcuni atleti
finalisti hanno circondato l’atleta “numero uno” e, con grande
sportività, lo hanno portato in trionfo.
Emilio Bevilacqua quindi torna in patria con due storici “ori
mondiali”, e un trofeo memorabile, conquistati proprio nel luogo più
difficile, la patria di origine di uno sport da sogno, il karate. Sono
due titoli mondiali che Bevilacqua potrà godere per altri 4 anni (e
cioè fino alla prossima edizione dei mondiali 2010).
Dopo la premiazione sul podio che ha visto salire Bevilacqua sul tetto
del mondo e con lui anche la nostra bandiera, e dopo l’inno nazionale
ripetuto ancora per l’ennesima volta, Bevilacqua ha lasciato poche
dichiarazioni tra cui quella più triste: confermando la sua intenzione
di chiudere con l’agonismo, e con grande emozione ha fatto il giro
d’onore percorrendo l’arena e salutando tutto il pubblico con le
lacrime agli occhi, attraverso un’atmosfera unica e indimenticabile.
Il più grande karateka del mondo dice addio al karate, lo fa
indubbiamente nel modo migliore, ma noi siamo certi che, purtroppo, il
nostro paese non avrà più modo di vivere in futuro emozioni simili, o
almeno attraverso questa disciplina tanto dimenticata quanto
carismatica.

1. MED. D’ORO – Emilio Bevilacqua (ITA)
2. ARGENTO – Brandon Larry (USA)
3. BRONZO – Akira Hiji (JPN)

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 dicembre 2006
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.