Fatture false per 25 milioni di euro, denunciati in 19

Un gruppo di imprese del Milanese operavano in regime di cartello, frodando il fisco per poi aggiudicarsi appalti a prezzi stracciati; in qualche caso truffavano anche i committenti

Operavano in regime di cartello, emettendo false fatture per "gonfiare" le proprie spese e in tal modo ridurre gli utili "ufficiali" e, con essi, le relative tasse. I risparmi ottenuti li usavano poi per  garantire prezzi stracciati nelle gare d’appalto, stracciando, oltre ai prezi, anche la concorrenza. La "torta" degli appalti finiva così divisa fra i "compagni di merende" di un gruppo di aziende attive nel Milanese, la cui organizzazione è stata svelata e colpita da un’operazione della Guardia di Finanza di Legnano che ha concluso un’indagine partita nell’aprile
2005.

Ben 19 le persone denunciate per i reati di turbativa d’asta, subappalti irregolari,
violazioni valutarie e tributarie; ben
35
milioni
di euro
i beni recuperati a tassazione, oltre a 5 milioni in subappalti irregolari e 25 milioni in fatture false accertati. 

Il cartello era pratica comune da parte di queste imprese fraudolente. Quando la lotta per gli appalti si faceva più dura, alle gare partecipava un gruppo di imprese, in apparenza indipendenti l’una dall’altra, ma di fatto tutte
riconducibili agli stessi soggetti, tutte prive delle "spalle larghe" per eseguire le opere. Poi, indipendentemente da quale singola azienda si fosse aggiudicata l’appalto, i lavori venivano
"girati" integralmente alle aziende controllate dagli indagati, violando il divieto di subappalto. "Con
questo meccanismo sono stati pesantemente condizionati numerosi appalti
pubblici indetti da diverse amministrazioni provinciali e comunali:
Milano, Novara, Como e Varese
", rilevano le Fiamme Gialle.

E non basta: si registrerebbero alcuni casi di truffa ai danni dei committenti, ad esempio si citano casi di ristrutturazioni per cifre milionarie eseguite in centro a Roma usando mezzi pesanti fatti
pagare (e salato) benechè non avessero mai acceduto alla zona centrale dell’Urbe, costantemente monitorata. E ancora, nell’hinterland milanese,a seguito dei lavori di ristrutturazione di un capannone di una nota azienda gli indagati avevano addebitato al committente, all’oscuro di tutto, costosi interventi mai eseguiti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 dicembre 2006
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