Il Ccr al centro d’Europa per la sicurezza degli alimenti

Il laboratorio di Ispra sui materiali da contatto con il cibo è diventata la struttura di riferimento per quelli che fanno capo alla Ue

Una grande torta colorata e dei confetti chiusi in simpatiche scatolette con la scritta: “confezione sicura per un cibo migliore”.
Un tocco di originalità – tipica degli uomini di scienza – ha battezzato oggi il laboratorio di riferimento comunitario (Crl) per i materiali a contatto con gli alimenti che ha sede all’interno del Centro Comune di Ricerca di Ispra.

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Da oggi in poi quindi, la struttura diretta da Elke Anklam e attiva già da diversi anni, ricoprirà un ruolo chiave per la sicurezza alimentare della Comunità Europea.

Ispra infatti sarà il laboratorio incaricato di coordinare la rete formata dai laboratori nazionali, di approvare i metodi analitici oltre che curare la formazione degli ispettori in questo campo ed essere responsabile di un database in continuo aggiornamento. Non certo un impegno da poco, se consideriamo la vastissima gamma di materiali interessati: si va da quelli usati per gli imballaggi a quelli con cui sono prodotti gli utensili da cucina, le stoviglie, i macchinari per la produzione e il confezionamento. Un vero e proprio universo (sono circa 400) che dev’essere studiato nelle diverse interazioni con i prodotti alimentari: e sono circa 350 i metodi di analisi attualmente in uso.

La mole di lavoro non ha comunque tolto l’ottimismo ai massimi dirigenti europei del settore, convenuti a festeggiare la promozione della struttura di Ispra. Il direttore generale del Ccr Roland Schenkel (nella foto mentre taglia la torta augurale) ha ricordato come da oltre 15 anni si lavori per tutelare la sicurezza alimentare in modo che clienti e cittadini possano godere della massima fiducia al momento degli acquisti su tutto il territorio. Gli ha fatto eco Robert Madelin (a destra nella foto in alto), a capo del direttorato generale per la salute e la protezione del consumatore: «Abbiamo creato nel tempo una rete di eccellenza scientifica che però non è confinata nei centri di ricerca, ma lavora per risolvere i problemi reali, quelli che ha ogni singolo cittadino alle prese con cibi e bevande. E il nostro lavoro ha risvolti importanti anche per gli altri interlocutori, ovvero l’Efsa (l’autorità per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma ndr) e l’industria alimentare». In loro rappresentanza sono quindi intervenuti Catherine Geslaine-Lanéelle, direttore esecutivo dell’Efsa e Beate Kettlitz, dirigente della confederazione europea delle industrie del settore.

Dopo i discorsi inaugurali e la conferenza stampa di presentazione, l’attenzione si è spostata nei laboratori, dove sono stati mostrati alcuni esperimenti in atto. L’introduzione è toccata a Catherine Simoneau che, anche in questo caso con un pizzico di originalità (un video realizzato dagli stessi ricercatori), ha spiegato la necessità di effettuare i controlli nel campo dei materiali di contatto con gli alimenti. Il tour aperto alla stampa è così proseguito tra cappe, banconi, bilance e provette per vedere dal vivo i tipi di lavori svolti. Un esempio concreto si è avuto osservando gli esperimenti condotti sugli utensili da cucina in nylon: quelli di produzione italiana, realizzati seguendo normative comunitarie, hanno superato i test senza problemi; quelli provenienti dalla Cina, pronti per essere venduti a basso costo, hanno rivelato evidenti problematiche (basta osservare il colore violaceo delle provette – foto: le due in primo piano – dopo il test che segnala il rischio di cessione di sostanze pericolose durante l’utilizzo) tra cui le pericolose ammine aromatiche primarie. «Anche per questo – dicono i dirigenti – è fondamentale l’attività di formazione degli ispettori, che possono verificare l’idoneità di un materiale prima ancora che venga utilizzato». Ne va della salute di centinaia di milioni di cittadini europei, dal Portogallo alla Lituania.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 dicembre 2006
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