Il mostro sullo Stretto

Un libro che svela gli interessi economici, le lobby politiche e gli interessi malavitosi che stanno dietro il progetto del grande ponte sullo Stretto di Messina

Attualmente il ponte a campata unica più lungo al mondo, l’Akashi-Kaikyo in Giappone, misura 1991 metri e non prevede il passaggio ferroviario, mentre la campata intera nel progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è lunga 3.360 metri ed è larga 65 metri. A chi si deve tanta tracotanza e dissennatezza, se un’opera di tale portata giocoforza andrà a devastare uno degli ecosistemi più importanti del Mediterraneo, caratterizzato in particolare dalla presenza di un forte rischio sismico?

Addebitare il tutto alla megalomania dell’ex – presidente del consiglio sarebbe ingenuo e semplicistico, poiché nella realtà, come documenta con forza "Il mostro sullo Stretto" di Antonello Mangano e Antonio Mazzeo, due sono i soggetti che concorrono scelleratamente alla promozione di quest’opera: la lobby economica – imprenditoriale che a carico della finanza pubblica, mediante il meccanismo delle grandi opere e della lievitazione dei prezzi, intende ricavare profitti certi e smisurati, ignorando le conseguenze dell’impatto socio – ambientale grazie alla compiacenza del sistema dei media; la convergenza di mafia e ‘ndrangheta che attraverso il riciclo dei profitti derivanti dal traffico di droga non solo si sono mosse per "acquistare i terreni interessati dal progetto", ma lavorano per dominare la gestione di tutti i canali di approvvigionamento dell’appalto ed entrare nella cordata di imprese che vi parteciperanno " nel momento in cui saranno chiamate ad operare dal General Contractor.

Se poi si considerano le palesi violazioni del principio di precauzione invocato per una effettiva sostenibilità socio-ambientale, la mancata ricaduta relativamente ad un diverso sviluppo economico della Calabria e della Sicilia, nonché le tante altre ragioni trattate con dovizia da Mangano e Mazzeo, si comprende come ci siano argomenti seri che sorreggono le mobilitazioni che si stanno sviluppando sulle opposte sponde dello stretto.

Pertanto, come la reazione della popolazione della Val di Susa contro l’apertura dei lavori della TAV ha determinato il blocco dell’esecutività del cantiere, v’è d’augurarsi, come sostiene Antonio Ziparo, che per tutta una serie di concause, nonostante l’appalto sia stato recentemente aggiudicato da Impregilo con un rilevante ribasso, ci troviamo dinnanzi ad «un’operazione forse destinata ad esaurirsi nel più grande caso di speculazione progettuale».
Naturalmente con un rilevante danno economico a carico dello Stato e della collettività.!

Antonello Mangano – Antonio Mazzeo
"Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte"
Edizioni Sicilia Punto L,
pag. 103 € 4.00

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 dicembre 2006
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