Il Premio Chiara non è Mantova, ma potrebbe diventarlo

Federica Bruno si è laureata all'università dell'Insubria con una tesi dedicata al "Festival del racconto"

Ha la voce squillante, che esprime soddisfazione. Federica Bruno si è appena laureata con il massimo dei voti in scienze della comunicazione all’università dell’Insubria di Varese con una tesi dal titolo "La comunicazione di un evento culturale. Il Premio Chiara – Festival del Racconto". Questa ventitreenne di Casciago è  l’esempio di come si dovrebbe integrare lo studio universitario con la vita reale del territorio.

Federica come è nata questa tesi?
«Tutto è cominciato con una stage all’associazione "Amici di Piero Chiara". Sono arrivata nel momento in cui nasceva il "Festival del racconto" all’interno del Premio Chiara e mi sono occupata di tutti degli aspetti relativi della comunicazione. Bisognava uscire dai vecchi confini e dire alla gente che stava nascendo qualcosa di nuovo senza abbandonare l’originaria identità che è fondamentale conservare perché contiene i valori di riferimento».

Qual è il cambiamento più evidente che ha subito il premio Chiara con questa svolta?
«È più popolare, più fruibile, più vicino alla gente. Contiene scelte meno elitarie».

Che difficoltà ha incontrato?
«Era tutto da inventare, non avevo un modello da seguire. Bisognava fare un po’ di tutto, curare aspetti della comunicazione a tutti i livelli. Avevo il riferimento del passato che però dovevo superare senza travolgerlo. In questo L’associazione mi ha aiutato molto».

La soddisfazione maggiore?
«Toccare con mano che ciò che studi puoi tradurlo in azione, in lavoro e risultato. Il passaggio dalla teoria alla pratica per chi studia non è sempre così scontato».

Che cosa consiglierebbe agli organizzatori per portare il "Festival del racconto" ai livelli del "Festival della letteratura" di Mantova?
«Non si inventa nulla di nuovo. Bisogna migliorare il rapporto con le librerie, mettere in piedi un sistema capillare che pubblicizzi meglio gli eventi, avere un occhio di riferimento alla televisione, perché si vive in una società dell’immagine e snobbarla non serve a nulla. Certo bisogna stare attenti alle scelte e avere un atteggiamento critico, però bisogna tenerne conto».

Che tipo di ruolo dovrebbero avere gli enti pubblici in una manifestazione come il "Festival del racconto"? In passato c’è stata un po’ di guerra.
«Non so fino a che punto sia giusto finanziare un premio letterario con soldi pubblici. O meglio, va bene quando accade, ma c’è il rischio che certe scelte di fondo possano essere influenzate. Fino ad ora al premio Chiara e al "Festival del racconto" non è successo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 dicembre 2006
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