Immigrazione, sindacato in manifestazione

CGIL, CISL, UIL in piazza sabato 16 dicembre

Riceviamo e pubblichiamo

In occasione della giornata internazionale dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie Cgil, Cisl e Uil promuovono, per sabato 16 dicembre, una grande manifestazione nazionale a Milano. Una mobilitazione di tutto il sindacato sulla piattaforma per l’Immigrazione per la quale le confederazioni danno appuntamento nella piazza Castello (concentramento ore 13.30) da dove il corteo si muoverà diretto a piazza Sempione-Arco della Pace per i comizi conclusivi dei tre leaders sindacali, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

"Con il programma elettorale, questo Governo ha assunto l’impegno di una riforma di sistema che superi la Bossi-Fini e l’impianto, peraltro fallito, proibizionista e discriminatorio della legislazione sull’immigrazione" , scrivono in una nota i sindacati confederali apprezzando alcuni atti positivi, seppur "ancora incerti e condizionati da una logica emergenziale" compiuti dal Governo fino a questo momento. "E’ il caso – specificano i sindacati- del decreto flussi-bis per regolarizzare le domande del 2006 (oltre 550 mila) assolutamente necessario ma con mille lungaggini ed appesantimenti burocratici che rischiano di ridurne l’efficacia; del disegno di legge sulla cittadinanza, non del tutto soddisfacente nel merito dell’applicazione dello jus soli per i bambini nati nel nostro paese da famiglie di immigrati e, soprattutto, ancora incerto nell’iter parlamentare".

Quanto poi al disegno di legge sull’estensione dell’articolo 18 per consentire la regolarizzazione di tutti i lavoratori e lavoratrici immigrati sfruttati, spesso, in nero, Cgil Cisl e UIL lo considerano "un primo passo da trasformare rapidamente in legge per divenire uno strumento concreto ed agibile nell’immediato così come richiede la grave situazione di super sfruttamento della manodopera straniera in agricoltura, in edilizia, e in alcuni settori manifatturieri".

Per Cgil Cisl Uil, "rivedere la legislazione, a partire dalla Bossi-Fini è una vera emergenza nazionale". Da ciò la richiesta al Governo di "accelerare questo processo di riforma a partire da una vera politica per gli ingressi legali che preveda un visto d’ingresso ed un permesso per ricerca attiva e certificata di occupazione, basata anche sulla responsabilità individuale dell’immigrato". Un argomento, quest’ultimo, sul quale i sindacati rilevano le posizioni "ancora diversificate" espresse da vari esponenti del Governo, più con interviste che con atti formali.

In merito, poi, all’ingresso in Europa della Romania, e della Bulgaria dal prossimo 1° gennaio, le confederazioni ritengono debba essere contrastata l’ipotesi che il Governo possa decidere la moratoria per i prossimi 2 anni nei confronti della Romania: "sarebbe una paradossale ipocrisia –dicono i sindacati che spiegano come dalla Romania "si potrebbe entrare liberamente per qualsiasi ragione tranne che per lavoro, con il risultato che continuerebbero ad entrare nel nostro Paese come prima e più di prima divenendo così merce per l’economia sommersa".

Cgil, Cisl e Uil chiedono perciò una diversa politica degli ingressi cui deve accompagnarsi una legislazione sull’asilo, il riconoscimento del diritto di voto, l’equiparazione dei lavoratori immigrati ai lavoratori italiani in materia di mercato del lavoro pubblico e privato, di ammortizzatori sociali, di accesso al welfare ed al sistema previdenziale, e, da ultimo, il superamento dei CPT (centri di permanenza temporanea) ritenuti dai sindacati, così come si sono strutturati, "incompatibili con i diritti fondamentali delle persone, inefficaci allo scopo di identificazione, e, peraltro, uno spreco di risorse finanziarie".

Con oltre mezzo milione di iscritti, fra i lavoratori migranti regolari, i sindacati confederali chiedono che venga valorizzata e rappresentata questa realtà del mondo del lavoro "e non in modo episodico, ma in un progetto strutturale di rappresentanza generale di tutti i lavoratori".

Qualche dato

I cittadini immigrati nel nostro Paese sono oltre 3 milioni. Di questi, il 50 % sono donne, 2 milioni sono coloro che lavorano (il 10 % del mercato del lavoro) che diventa il 30 % se riferito ai settori dell’edilizia, agricoltura, manifatturiero e servizi. 500 mila sono i ragazzi che frequentano le scuole, circa 700 mila, secondo stime attendibili, sono i cittadini presenti irregolarmente e che, inevitabilmente, lavorano in nero.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 dicembre 2006
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