«L’arresto è stato un duro colpo per nostra madre»

Eleonardo Augusto Rabolini da tempo non vive più con il resto della famiglia. Il fratello: "Rapporti sporadici". Sembra che ora lavorasse nel campo del recupero crediti

Eleonardo Augusto Rabolini è residente a Caravate, ma non vive più da anni nella casa dei suoi familiari. Il parroco e i gestori dei bar della zona non conoscono il suo nome e non sanno dargli un volto. Solo un barista riconosce  il cognome e immagina si possa trattare del fratello maggiore di due clienti del suo locale. L’età potrebbe coincidere, ma Eleonardo non lo si vede mai in giro, nel paese a pochi chilometri dal Lago Maggiore.  

A Caravate però sono ben conosciuti il padre e la madre di Rabolini e uno dei due fratelli, Filippo. Quest’ultimo, ancora sconvolto dalla notizia, preferisce non commentare quanto è accaduto, aggiungendo solo  un «ho rapporti sporadici con mio fratello» e poco dopo «non so se mio fratello ha commesso quell’atto. Sta alla procura indagare». L’arresto del congiunto è stato un duro colpo per tutta la famiglia, tanto che Filippo si dice «molto preoccupato soprattutto per la salute di mia madre, che è cardiopatica». La donna infatti è sconvolta da quando ha appreso la notizia dalla Procura.

Il presunto assassino era tornato ad abitare a Caravate da circa un paio d’anni e risiedeva nella frazione Prato. A lui erano state affidate le due figlie minorenni, rispettivamente di 13 e 16 anni, nate dal matrimonio poi naufragato. Rabolini ora aveva una nuova relazione e, forse un nuovo lavoro: pare infatti che avesse sostituito all’attività di cuoco e pasticcere quella di socio di un’azienda di riscossione crediti.

«Conosco la famiglia che abita in paese da moltissimo tempo» spiega il sindaco di Caravate, Daniela Mendozza, poco dopo aver appreso la notizia. «Non mi risulta che abbiano mai avuto problemi di alcun tipo; lui invece non me lo ricordo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 dicembre 2006
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