L’Ulivo per il partito democratico

L’Associazione di Varese all’Assemblea Nazionale dei Cittadini per l'ulivo

Riceviamo e pubblichiamo 

Nel portare il saluto a questa Assemblea, i Cittadini per l’Ulivo di Varese e provincia rendono esplicito il loro plauso alla Presidenza ed agli organizzatori, per aver voluto che questo appuntamento diventasse una Piazza delle Associazioni, per discutere e proporre insieme una piattaforma per il rinnovamento della democrazia italiana. Un passaggio cruciale, che vede nella costruzione del Partito democratico, e prima ancora nell’avvio di una relativa Costituente, l’occasione irripetibile per dare finalmente una risposta concreta a quella straripante richiesta di partecipazione dei cittadini, manifestatasi coi flussi indimenticabili del forte e tranquillo “popolo delle primarie”.

Coinvolgere, allargare, confrontarsi e condividere devono continuare ad essere gli enzimi di un processo, se volete più o meno lento ma costante, che non può prefiggersi di riuscire solo a sommare, ma deve avere l’ambizione e la capacità di “mettere insieme” per produrre valore aggiunto. Innovando, modernizzando e riformando. La somma di due quadrati (16 i Ds e 9 la Margherita), ammesso e non concesso che possa garantire il 25% previsto, non basterebbe a dar vita a quella forza di circa il 40%, vero obiettivo dell’intera operazione, che tutti auspichiamo.

E’ per questo che riteniamo vincente la decisione di muoversi insieme e di provare a diventare interlocutori credibili e consistenti per la forza partiti. Una risorsa indispensabile e fondamentale per qualsiasi azione di rinnovamento della politica. Infatti, da sempre i Cittadini per l’Ulivo considerano i partiti, le associazioni e i singoli cittadini, quei protagonisti attivi di una rinnovata partecipazione al processo decisionale e alle scelte politiche, dall’ambito locale fino a quello del contesto europeo.

 Pietro Scoppola ad Orvieto ha parlato di domande inevase, legate ai bisogni identitari, cui i partiti del secolo passato non sanno più rispondere. E quindi della necessità di “innervare la democrazia di nuove spinte etiche, di valori e di nuova partecipazione”. Sentiamo di condividere in pieno l’esigenza che la contaminazione in atto tra cattolicesimo democratico e filoni socialisti, vada allargata ad altre culture e filoni, come quelli laici e liberali o come quelli variegati dell’ambientalismo. Per dirla con Giuliano Amato: “E’ tempo di costruire ponti, non di continuare a marcare confini”, ed è tutto da condividere il suo: “non mi interessa conservare o tramandare il nome del nonno, ma essere certo che i suoi geni siano presenti nel DNA del nuovo nascituro”.

Ecco allora che lavorare alla costruzione del Partito democratico, vuol dire lavorare per sostenere il processo di integrazione e contribuire alla formazione di un nuovo grande campo delle forze democratiche e progressiste, che trascenda i confini delle famiglie politiche abituali. Significa ritrovarsi attorno agli ideali di libertà, giustizia e solidarietà, comuni sia al riformismo socialista che a quello cattolico-democratico. Significa, anche, come ha indicato Romano Prodi: “investire sulla originalità della nostra esperienza, per presentarci in Europa non per aderire a uno o un altro gruppo in modo passivo, ma per essere anticipatori”.

Il Partito democratico, dunque, come forma politica unitaria, aperta, plurale e con capacità di governo. Che faccia delle primarie lo strumento e il metodo per la selezione dei candidati alle cariche monocratiche di governo. Per fare questo, però, non si potrà prescindere dalla riforma del sistema elettorale. Obiettivo immediato, urgente e decisamente propedeutico ad ogni altro risvolto, non potrà non essere la modifica dell’attuale sciagurata legge elettorale. Una legge i cui limiti sono stati evidenziati da tutti, compreso il suo estensore, che provvide a definirla adeguatamente. Da Fassino a Franceschini, da Casini a Bertinotti lo schieramento dei leader alla ricerca di una soluzione è ampio, ma il rischio che per il momento se ne parli soltanto è piuttosto avvertito. Per questo, il nostro impegno sarà totale, fino alla disponibilità stigmatizzata da Ilvo Diamanti: “Cambiarla per via referendaria o attraverso un corretto iter parlamentare è l’unico serio obiettivo per cui valga la pena, oggi, di costruire larghe intese ”.

 Qualche giorno fa il Presidente del Consiglio ha avuto modo di ricordare che: “Il Paese ha bisogno di cose serie, di cose grosse come il partito democratico. Che l’azione dell’esecutivo, da valutare sull’intero quinquennio, sarà sempre caratterizzata dall’impegno elettorale della serietà al governo e che lo sforzo per risollevare le sorti dell’Italia non è di poco conto. Checché se ne dica!” Ne siamo convinti anche noi. Avremmo solo voluto un po’ più di professionalità nella comunicazione e una maggiore concertazione nelle dichiarazioni e nei comportamenti dei vari esponenti ministeriali.

 Su molti temi pensiamo sia buona cosa parlare con una voce sola. A molti livelli lo si sta già facendo. Anche per questo riteniamo virtuosa la costituzione di gruppi consiliari unitari nei diversi consessi regionali, provinciali e comunali. Si lavora per un Partito democratico pronto alla sfida elettorale europea del 2009. Nel frattempo, rafforzare l’Ulivo e facendo della sua presenza e delle relative liste unitarie il punto di forza nelle prossime elezioni amministrative, contribuirà senza dubbio all’affermazione dell’intero centrosinistra e faciliterà il coinvolgimento e le contaminazioni fin qua auspicate.

Antonio Gelormini

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 dicembre 2006
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