MalpensaFiere “polo” dell’energia pulita: un sogno possibile

Alessandro Berteotti argomenta la sua idea: creare in due anni una struttura operativa, autonoma e ad emissioni zero, fulcro di una vera rivoluzione tecnologica ed economica

Un centro di ricerca applicata sull’energia pulita e sulle tecniche più moderne per ottenerla, una Technocity del Ventunesimo secolo da creare a MalpensaFiere: questo il sogno di Alessandro Berteotti (foto), consigliere comunale dell’Ulivo. Non si tratta di una boutade da campagna elettorale, ma di un’idea che Berteotti accarezzava da alcuni anni, e per la quale ha già steso una sorta di road map dei passi necessari da compiere, contattando vari personaggi, enti e istituzioni che potrebbero essere interessati. Alla base la consapevolezza di un mondo che cambia tumultuosamente, ma ancora non si decide a tuffarsi nel Ventunesimo secolo in campo energetico: contro gli sprechi e l’inquinamento, contro la logica dei grandi elettrodotti e i problemi connessi si mira all’innovazione del processo produttivo, tanto nella produzione quanto nella distribuzione dell’elettricità.

Busto Città dell’Energia, dunque, nella visione futura del consigliere: e così Gallarate, socia nell’avventura di MalpensaFiere. Partito da un’idea generale, Berteotti la sta progressivamente affinando per venire incontro alle richieste delle parti che potrebbero interessarsi ad un progetto concreto, ed ha stilato una sorta di vademecum per la creazione del centro, valutando in circa due anni il tempo necessario dalla costituzione di una società (pubblica) alla piena autonomia operativa. Alla base, tuttavia, dovrebbe esservi il passo più difficile ed essenziale: una larga intesa di tutte le parti coinvolte, dagli enti locali (Comuni, Provincia, Regione Lombardia) alle associazioni di categoria, alle università e centri di ricerca già esistenti e all’Enel. Scopo di tutta l’operazione è creare un circolo virtuoso fra ricerca e industria, di livello non solo locale bensì almeno regionale, e procedere con decisione nell’ottica del risparmio energetico. Obiettivo finale è avviare anche un, chiamiamolo così, "federalismo energetico" in cui le reti di distribuzione elettrica, da centralizzate e basate su grandi impianti, diventeranno più simili al modello della rete Internet, con tanti piccoli e medi produttori di energia domestici e industriali, e i grandi soggetti come Enel a svolgere il ruolo essenziale di raccordo e supervisione tecnica di un sistema profondamente rinnovato. Una visione utopica? Berteotti non lo crede. «È tempo di mettere al centro il territorio e di dare nuova linfa alla ricerca applicata, che in Italia soffre. Sono convinto che una struttura come quella che vado a proporre pemetterebbe a tutti i soggetti coinvolti – aziende, università, eccetera – di collaborare in modo ottimale, restando ognuno padrone delle proprie scoperte, ma evitando anche doppioni, sovrapposizioni e dispersioni degli sforzi già in campo altrove».

La chiave di volta potrebbe essere, per Berteotti, la ricerca mirata nel settore fotovoltaico. Forse oggi va più di moda parlare di idrogeno, ma il fotovoltaico è già una realtà interessante, e in via di sviluppo. «Oggi abbiamo da una parte i pannelli installati comunemente che arrivano ad un 12% circa di efficienza, nei casi migliori, e dall’altra quelli costosissimi, all’arseniuro di gallio, montati sulle sonde spaziale, che hanno un’efficienza quasi quadrupla. Le ricerche in corso in tutto il mondo ci dicono che entro tre-cinque anni potremmo avere pannelli che renderanno il doppio di quelli comuni, occupando la metà dello spazio: è la direzione in cui muoversi, perchè serve migliorare l’efficienza e il rapporto costi-benefici, qui interviene la ricerca».

C’è un mercato nascente da cogliere al volo, una tigre del futuro da cavalcare? «Certamente: lo dimostra la risposta al decreto Scajola del 2005 che incentiva la produzione in proprio di elettricità tramite pannelli fotovoltaici. Il relativo bando della primavera scorsa ha avuto più domande dell’offerta disponibile in pochissimi giorni», riferisce Berteotti. «E vi sono realtà che già hanno mosso passi importanti. Nella zona industriale di Prato si sono installati pannelli solari sui tetti dei capannoni, coprendo circa l’80% delle necessità di energia elettrica. Ora si parla di fare lo stesso anche nella zona industriale di Sacconago, me lo confermava il sindaco Farioli». Un motivo in più per far sorgere a MalpensaFiere un centro che faccia ricerca applicata e didattica a più livelli (dagli alti studi di fisica, elettronica ed elettrotecnica all’educazione al consumo responsabile) e stimolare la volontà di far convergere gli interessi su un’unica struttura, «che dovrà essere ecocompatibile – ad emissioni zero – ed energeticamente indipendente: un modello base da cui ripartire» spiega Berteotti.

I pericoli in agguato sono tanti, tuttavia. Il primo è che l’idea non venga neppure considerata, non essendovi guadagni immediati in vista. Inoltre, serve che la politica decida in tempi solleciti: «Non vorrei che l’idea ci venisse poi "soffiata" per essere poi realizzata altrove» mette le mani avanti Berteotti. Forse convincere il Pirellone, perchè con il suo peso politico dia sostanza alla proposta, potrebbe rendere fattibile un progetto. Per nulla visionaria o in anticipo sui tempi, bensì in linea con la riflessione attuale sui modelli energetici, la "cittadella scientifica" vagheggiata da Berteotti avrà bisogno di un sostegno forte dalla politica locale e da tutte le parti coinvolte, pena lo sparire rapidamente nel cestino delle idee durate l’espace d’un matin, cestino che è già fin troppo pieno d buone intenzioni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 dicembre 2006
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