Max Papis: «Sui podi americani porto il mio orgoglio varesino»

"Arrivo da un paese di 800 abitanti: quando lo racconto non ci credono" racconta il pilota. "Basso? Ha fatto benissimo a scegliere l'America"

«Arrivo da Barasso, un paese di 800 abitanti. Quando lo racconto al pubblico statunitense, quasi non ci credono: sono abituati a metropoli sterminate e non riescono neppure a immaginarselo. Anche per questo motivo sono molto orgoglioso delle mie origini e ogni volta che centro un risultato mi fa piacere ricordarle».

Parole – e musica – di Massimiliano Papis (nelle foto tratte dal sito www.maxpapis.com): il pilota di Barasso che da dieci anni combatte sui circuiti americani e spesso si mette dietro alle spalle tanti celebrati idoli locali. "Mad Max" ha vinto il campionato Imsa, corso in Formula Cart negli anni di maggior splendore di quella serie (tre Gran Premi vinti tra il 2000 e il 2001), trionfato nel Campionato Grand Am nel 2004. La sua attività inoltre è da diverso tempo incentrata sulle gare di indurance: nel suo palmarés figurano i successi alla "24 ore di Daytona" (2000 e 2002) e alla "12 ore di Sebring". «Nel 2006 ho partecipato alla "500 miglia" di Indianapolis e alla "24 ore" di Le Mans" – spiega Papis – altre due prove di cui vado orgoglioso». Lo incontriamo alla conferenza stampa nella quale viene presentato l’accordo tra Varese2008 spa e Confesercenti, accanto a un altro gigante dello sport Gianni Bugno.

Papis, un asso delle quattro ruote a motore incontra il mondo delle due ruote a pedali: qual è il motivo del suo contatto con il Mondiale varesino?
«Il collegamento tra me e Varese 2008 nasce da una persona, Gianni Bugno, che oltre a essere testimonial dell’evento, lavora per una società gestita dalla mia famiglia, la Elilombarda. Incontro volentieri questo mondo per due motivi: capire come si sta muovendo la società che gestisce i Mondiali ed eventualmente vedere se posso dare una mano. Sono contento che il nome di Varese possa brillare grazie allo sport, per me lavora un managment valido e molto attivo: se posso essere utile mi fa piacere».

Lei sottolinea sempre la sua origine nonostante viva da molti anni negli Stati Uniti.
«Esatto: ogni volta che salgo sul podio porto con me il tricolore e racconto volentieri da dove vengo. Quando gli americani sentono parlare di Barasso, un paesino di 800 abitanti, diventano matti. Sto pensando a mettere lo stemma del comune sul mio casco, e magari affiancare quello di Varese: alle mie radici non rinuncio. Sono contento di vivere e lavorare negli Usa perché là ho potuto raggiungere i miei obiettivi che in Europa mi erano preclusi. Tra l’altro mi è stato possibile "esportare" i miei valori e le mie abitudini, una cosa che mi fa molto piacere».

Nei mesi scorsi è diventato papà per la prima volta: secondo lei è vera la frase di Enzo Ferrari, il quale sosteneva che ad ogni figlio si perde un secondo a giro?
«Penso di no, o per lo meno non nel mio caso. Pochi giorni dopo la nascita di Marco ho corso in Nascar a Watkins Glen e sono giunto undicesimo: il miglior risultato di sempre per il team con il quale ho corso. Credo piuttosto che la paternità abbia aumentato la mia volontà di fare bene».

Sui circuiti di quali campionati la vedremo impegnata nel 2007?
«Ho un contratto di pilota ufficiale con General Motors per disputare il campionato prototipi statunitense, il "Grand Am" che ho vinto nel 2004. Inoltre mi occuperò di sviluppare la Corvette con cui correrò a Le Mans e Sebring. Infine, sempre con GM, tornerò a gareggiare nella Nascar, la più famosa delle serie americane, il campionato più seguito negli Usa dopo quello di football Nfl. Sono stato il primo italiano a parteciparvi, un’altra cosa di cui sono orgoglioso».

Un altro grande nome dello sport varesino, Ivan Basso, ha scelto di correre per un team americano. Che consiglio gli dà?
«Ivan ha fatto una mossa azzeccatissima firmando per la Discovery Channel, sono orgoglioso che abbia preso una decisione del genere. Non gli dò consigli, ma piuttosto gli faccio i complimenti: Basso sarà al centro di una squadra che saprà dargli un supporto enorme e avrà grande opportunità dal punto di vista del business e del marketing. In Europa non ce ne rendiamo conto, ma lo sport professionistico americano apre possibilità pazzesche, illimitate. E la Discovery Channel è una realtà che tutta l’America segue con attenzione e passione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 dicembre 2006
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