Natale in Italia negato a 30.000 bambini bielorussi

Sarebbero dovuti arrivare sabato 16 dicembre, ma Italia e Bielorussia non hanno raggiunto un accoro. All'origine dei dissensi il caso di Maria ma anche liti commerciali

 Domani, sabato 16 dicembre, non saliranno sull’aereo. Trentamila bambini bielorussi convinti di trascorrere il Natale in Italia, come era ormai graditissima tradizione, non ci saranno.
Le ragioni di Stato hanno prevalso e proprio qualche ora fa è piombata, come una doccia fredda, la notizia che l’accordo tra Italia e Bielorussia per l’ospitalità temporanea dei minori non è stato raggiunto.

Si rievoca la storia di Maria, si spiega che Minsk non può fidarsi di gente che vuole tradire la loro fiducia rapendo i propri bambini.
Ma la situazione è molto più complicata e si riallaccia a ragioni economiche e drammaticamente venali che poco hanno a che fare con la gioia e l’entusiasmo di un gesto d’amore:quello che ogni anno spinge decine di migliaia di coppie italiane ad aprire le proprie case ad altrettanti bambini bielorussi, i famosi "bambini di Chernobil" invitati a trascorrere un periodo nel nostro pease innanzitutto per ragioni di salute.

Il disperato gesto dei coniugi Giusto di Genova aveva indotto la Bielorussia a chiedere per i propri piccoli ospiti di orfanotrofi l’individuazione di colonie italiane per evitare il ripetersi di quella situazione: bambini con famiglia in famiglie italiane, bambini in orfanotrofio solo in strutture d’accoglienza. L’Italia ha rifiutato: o tutti o nessuno. Così la delicatissima trattativa, giocata nell’alta diplomazia, si è arenata davanti ad un’altra decisione, presa dall’Italia a Bruxelles al tavolo negoziale relativa ai dazi commerciali.
Ma dopo la cruda cronaca di una decisione poltica, si apre il grande, profondo dramma emotivo che coinvolge, ora, 60.000 persone tra genitori e piccoli.
Un dramma reso ancora più triste dallo stillicidio di notizie che si sono susseguite nell’ultimo mese. Un’altalena di speranze e delusioni, subite senza poter fare nulla, senza poter comprendere nulla.
C’è chi, come Remigio Benelli presidente dell’Associazione di Malnate che organizza viaggi estivi per una cinquantina di bambini bielorussi, ci crede ancora: «Non possono chiudere le frontiere per sempre. Questa organizzazione ha anche un importante valore economico per il paese asiatico. Ci vuole pazienza, ma quei bambini torneranno»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 dicembre 2006
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