Pari opportunità e antidolorifici

La riflessione di una giovane iscritta alla sezione del PdCI di Gallarate che ha partecipato recentemente ad un incontro all'Università Statale di Milano

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di una giovane iscritta alla sezione del PdCI di Gallarate, Ilaria, che ha partecipato recentemente ad un incontro sulle opportunità per le donne, tenutosi presso l’Università Statale di Milano

Le donne lavorano meglio degli uomini! un mondo dove le donne stanno nei posti chiave sarebbe un mondo con meno guerre, un mondo migliore 

Ed io ero li a sentire queste cose; io che certi discorsi extra femministi non li sopporto, io che sono comunista e penso che siamo tutti uguali, uomini e donne…

Comunque rimango. Sono entusiasta di essere qui, sono entusiasta di avere di fronte la Ministra per le pari opportunità, una donna in politica, insomma quel che vorrei essere io fra dieci anni.

Il discorso continua, si parla di un forum nazionale dove le donne possano parlare di problemi di donne, dove possano esprimere le loro preoccupazioni riguardo a qualsiasi argomento per trovare insieme soluzioni appropriate. Si sta parlando di un forum in stretta collaborazione con il Ministero per le pari opportunità: è bellissimo!

E poi… il problema: la donna nel mondo del lavoro.

Già, noi donne siamo molto svantaggiate nel mondo del lavoro, fatichiamo a trovare lavoro, è una porta dietro l’altra che si chiude… 

E la Ministra ha una soluzione a questo problema: sta preparando una proposta di legge, con la collaborazione del Ministro del lavoro Sig. Damiani, che prevede la concessione di una somma di denaro a quelle imprese, situate nelle zone più difficoltose del nostro Paese (mezzogiorno), che assumeranno donne invece che uomini. 

Ma questo…è solo un palliativo, è un antidolorifico, non è una soluzione! 

A parte il fatto che è molto umiliante dover essere assunte grazie ad un incentivo piuttosto che per le proprie capacità; io non credo che le donne non vengano assunte in quanto donne ma in quanto madri o aspiranti tali.

Le donne vanno all’università come gli uomini, sudano sui propri libri esattamente come sudano gli uomini, fanno gavetta come gli uomini, fanno delle rinunce per studiare, per il proprio futuro come gli uomini, ma poi ricevono un trattamento del tutto diverso da quello degli uomini.

Perché?

Perché io devo studiare, laurearmi con il massimo dei voti, con un master magari, per poi fare la segretaria generica? o per lavorare in un supermercato come impiegata? perché?

Perché ogni volta che una donna oltre i 26 anni si reca a fare un colloquio, oltre alle domande riguardanti l’istruzione e l’esperienza lavorativa, deve rispondere a domande come “lei ha famiglia? ha figi? ne vuole fare?”?; e perché se la risposta ad una qualsiasi di queste domande è un si, allora la loro risposta è “bel curriculum ma ci dispiace questo impiego non si sposa con la gestione familiare”?

Una donna non può dover rinunciare alla famiglia e ai figli non solo per diventare dirigente o manager, ma per lavorare semplicemente come contabile, segretaria, commessa o cameriera. Questa è follia.

Se davvero l’interesse è aiutare le donne, se veramente si vuole trovare una soluzione, allora abbiamo bisogno di molto più che semplici incentivi.

Io credo che pari opportunità significhi che ogni qual volta mi reco ad un colloquio non mi vengano chieste le mie condizioni familiari, intime e personali. 

Nel momento in cui l’addetto alle assunzioni mi domanda la mia condizione familiare, io devo avere la possibilità di denunciarlo.

Gli incentivi, invece che darli a casaccio, diamoli a chi non licenzia con una scusa qualsiasi una donna rientrata dopo la maternità, a chi non la discrimina facendole fare fotocopie quando prima era impiegata di alto livello. Queste cose succedono! Gli incentivi dovrebbero essere dati con un po più di senno.

Perché per ricevere l’incentivo di cui parlano la Ministra Pollastrini e il Ministro Damiani, è sufficiente assumere una ragazza neo diplomata, di 18 anni, che sicuramente non pensa alla famiglia.

E allora dov’è l’aiuto alle donne?

Penso che una donna debba essere assunta, esattamente come un uomo, per le sue capacità.

Non per le quote rosa.

Io credo che una legge dovrebbe vietare domande sullo stato familiare.

Quelle si, sarebbero pari opportunità.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 dicembre 2006
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