Per Saddam la forca è già pronta: sarà impiccato questa notte

Esecuzione imminente per l'ex rais, condannato a morte per crimini contro il suo stesso popolo

Potrebbe essere impiccato alle quattro di questa notte stessa Saddam Hussein, già riverito e temutissimo rais (capo supremo) di tutti gli iracheni di ogni etnia e confessione.

Lo annunciano oggi fonti locali, fra cui lo stesso giudice della corte suprema irachena Munir Haddad, che parlava di esecuzione "entro domani sera". Il metodo prescelto è quello dell’impiccagione, lo stesso impiegato per i condannati del processo di Norimberga. Il capo del governo, Nuri
al-Maliki, ha già controfirmato l’ordine di esecuzione. Saddam sarebbe già stato consegnato dagli americani, sotto la cui custodia si trovava, agli iracheni, che avranno il compito di giustiziarlo.

Saddam sarà impiccato nel carcere di Abu Ghraib, un luogo sinistro che da troppo tempo significa tortura – prima la feroce dittatura baathista, poi gli americani e i loro sostenitori locali hanno infierito con crudeltà sui prigionieri. Dovrebbe poi essere sepolto in un luogo segreto, per evitare che la sua tomba diventi un punto di ritrovo per nostalgici – fatto più che mai pericoloso nell’Iraq di oggi dilaniato dalla guerra civile strisciante fra sunniti e sciiti e dagli attentati folli e criminali dei jihadisti.

Pochi rimpiangeranno il rais, che pure in passato è stato un’utile pedina della politica statunitense, finchè combatteva gli ayatollah di Teheran (otto anni di guerra, un milione di morti, per oltre due terzi iraniani), salvo poi "allargarsi" troppo prendendosi i pozzi petroliferi del Kuwait. Quel coltello puntato alla sensibilissima vena giugulare del’Occidente – il petrolio – gli è costato la disfatta nella prima guerra del Golfo, successivamente il potere e, presto, la vita. Prigioniero smagrito, ma ancora combattivo ed arrogante, Saddam fu catturato nel dicembre del 2003, a nove mesi dall’invasione del suo paese da parte degli americani. I soldati a stelle e strisce avevano abbattuto rapidamente il suo regime "in nome della democrazia" e "per trovare le armi di distruzione di massa": quelle stesse che non sono state trovate, perchè non c’erano più, ma che il vicino Iran sta preparandosi a produrre in quantità, proprio per non fare la fine degli odiatissimi e sfortunati vicini.

A favore di una grazia dell’ultimo momento sono rimasti solo i sostenitori del no alla pena di morte senza se e senza ma: fra questi la Chiesa cattolica, con il nunzio apostolico a
Bagdad. Monsignor Francis Assisi Chullikat, e il governo italiano, con il presidente del consiglio Romano Prodi che lancia "un ultimo appello alla saggezza dei grandi". Ma se la saggezza dei grandi è quella di chi scatenò l’inferno iracheno, c’è poco da sperare, e non solo per il rais.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 dicembre 2006
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