Precari “silurati”, presidio all’ingresso dell’ospedale

Protesta contro i mancati rinnovi di vari contratti, e una situzione chiaramente insostenibile

Lasciati a casa dall’azienda ospedaliera, i precari protestano di fronte all’ospedale di Busto. Questa mattina una ventina di manifestanti aderenti al Coordinamento precari RdB/Cub si sono riuniti all’ingresso principale del nosocomio bustese, "armati" di volantini e cartelli, per protestatre contro una situazione non più sostenibile, che vede le vite di centinaia di lavoratori (circa 3000 fra Busto, Saronno e Tradate) e delle loro famiglie appese a rinnovi di contratti anche di soli sei mesi. Rinnovi che spesso non arrivano, con conseguenze intuibili: persone  senza lavoro, e spesso in età tale da essere già considerate "vecchie" per il moderno mercato degli schiavi. Una delegazione si è recata dal direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera per perorare la causa dei rinnovi contrattuali.

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Precari dell'ospedale in presidio 4 di 6

«Lavoro subito, lavoro per tutti, solidarietà», «Non siamo lavoratori di serie B», «Date un futuro a noi e alle nostre famiglie»: questi gli slogan che si disperdevano nell’aria, gelida quanto l’indifferenza dei passanti, che forse avevano ben altri problemi a cui pensare.
Non mancano vicende personali non facili fra queste "mozzarelle in scadenza", come sono stati definiti i precari dell’ospedale. Gaetana C. , ausiliaria a Saronno, è vedova ed ha due figli minorenni: anche lei è stata lasciata "a piedi". «Noi ci proviamo, lottiamo, ma se nessuno ci viene incontro e ci aiuta…» Antonietta P. invece era addetta, sempre come ausiliaria, alle cucine dell’ospedale di Busto, uno dei reaprti in cui maggiore è il ricorso ad esternalizzazioni. Anche per lei, contratto scaduto e non rinnovato: a casa col marito, pure lui al momento disoccupato. «Noi precari occupiamo posti che un tempo erano affidati a lavoratori a tempo indeterminato» raccontano i manifestanti. «C’è un turnover continuo di personale precario in tutti gli enti ospedalieri lombardi, non certo solo in questa azienda. Grazie ai "tetti" sulle assunzioni voluti dalla regione, le uniche persone cui si fanno contratti a tempo indeterminato sono gli infermieri professionali» riferisce Ivana Graglia; per gli altri, il lavoro oggi c’è, domani chissà. «Si appaltano ad esterni sempre più lavori, non più solo le cucine, oggi eprsino le vaccinazioni antinfluenzali vengono "esternalizzate" ai singoli medici, pagandoli e gonfiando ancora le spese delle aziende sanitarie..» che poi si rivalgono sui soliti noti, quelli che lo stipendio oggi lo incassano, domani chissà.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 dicembre 2006
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