Presidio dei lavoratori precari, “mozzarelle in scadenza”

Si presenteranno venerdì 15 dicembre davanti all'ospedale per rivendicare il diritto ad una vita migliore. Sono i lavoratori del Coordinamento precari RdB/Cub

 E’ nato il COORDINAMENTO  PRECARI/E RdB/CUB dell’Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio, formato dal personale con contratto a tempo determinato dei Presidi di Busto A., Saronno e Tradate.
Sono circa una quarantina tra personale OSS, OTA e ASA oltre a impiegati amministrativi e tecnici.
Il cuore della protesta è a Saronno, ma sostegno arriva anche dagli altri due plessi dell’azienda Tradate e Busto: nasce dall’esigenza di affrontare e risolvere il problema del Precariato Sociale e delle tematiche che ne conseguono.
«I Precari – sostengono i rappresentanti del coordinamento – sono in una condizione di lavoratori di serie B, con diritti minori, con retribuzioni più basse, con la continua speranza di rinnovo contrattuale,  senza sviluppo di un futuro, di un’aspettativa di carriera, di un diritto alla pensione, con difficoltà a mantenere la famiglia o alla creazione della stessa o di una vita propria indipendente, con difficoltà di accesso al mutuo,  ponendo una data di scadenza a qualunque progetto  si faccia».
Per sollevare la questione, i lavoratori aderenti hanno indetto un presidio venerdì 15 dicembre davanti all’ingresso dell’ospedale di Busto in via da Brescia a partire dalle ore 9.
I lavoratori chiedono attenzione sulla questione delle assunzioni in ruolo, anche per chiarire il reale stato di disagio in cui sono costretti a vivere i lavoratori precari. Chiederanno inoltre il reintegro nel Sistema Sanitario Pubblico dei servizi esternalizzati ed il conseguente reintegro del personale assunto nei servizi privatizzati e il blocco dei progetti di esternalizzazione, come quello che interessa le cucine dell’ospedale di Saronno.
I lavoratori precari, che assimilano la propria situazione a quella degli alimentari con scadenza, chiedono una qualità della vita migliore «Quando  anni or sono l’ufficio impiego del mio distretto mi ha convocata e consegnato la lettera di “assunzione con contratto a tempo determinato di 6 mesi" – scrive una lavoratrice precaria –  ho fatto salti di gioia. Nella mia mente sognavo finalmente un Natale felice con la mia famiglia: un maglione nuovo per mio marito, una gonna per me, una bambola per la mia bambina. Ma ahimè il Natale è passato ed io sono di nuovo una disoccupata, alla ricerca di qualcuno che mi dia una nuova data di scadenza. Ci raccontano che è giusto che sia così, che nei paesi moderni e avanzati la flessibilità del lavoro genera ricchezza e dà molte opportunità a tutti ed è per questo che anche nel nostro paese, che era un paese all’antica, dove la gente ricercava un lavoro stabile e sicuro e addirittura lavorava anche 40 anni nella stessa azienda, prima il Governo di Centrosinistra attraverso "il pacchetto Treu" , poi il Governo Berlusconi attraverso la Legge 30, entrambi con il beneplacito dei sindacati confederali, sempre sensibilissimi alla modernità, è stata introdotta la tanto decantata flessibilità e precarizzazione del mercato del lavoro, attribuendo finalmente anche a noi  una data di scadenza, equiparandoci così a un qualsiasi prodotto alimentare che si acquista sugli scaffali di un qualsiasi supermercato.
Ma siamo proprio convinti che le nostre vite, segnate dalle date di scadenza, valgano meno dei loro profitti ?»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 dicembre 2006
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