Quando il gospel è gioia e ironia

Lunedì sera un pubblico entusiasta ha cantato con le Queens of Gospel, a Varese per lo spettacolo "I ain't one to gossip"

Luci soffuse, tuniche blu, cinque "bravi coristi" spirituali al punto giusto… Il sipario dell’Apollonio si apre su una scena da classico coro di chiesa, ma l’esordio ci vuole trarre in inganno: le "Queens of Gospel" sono in agguato, pronte a lanciarsi in una performance canora e comica dalle mille sorprese.
"I ain’t one to gossip", lo spettacolo andato in scena ieri sera al Teatro di Varese, è stato molto più di un concerto gospel:
una divertente trama da commedia ha
accompagnato le straordinarie voci black dei sette interpreti, diretti da Knagui Higgins, leader di alcuni dei più noti gruppi gospel, e ha dissacrato con grande ironia i cliché delle primedonne del gospel. Il nome del gruppo, "Queens of Gospel", è proprio l’altisonante soprannome con cui in America vengono definite le grandi cantanti del gospel, le "regine". Sul palco dell’Apollonio, finalmente, le abbiamo viste scendere dall’Olimpo musicale per essere rappresentate nella loro umanità, prese in giro in una parodia brillante e divertente ma mai eccessiva.

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Le Queens of Gospel al Teatro di Varese 4 di 8

La storia è semplice ma esilarante. Cinque giovani cantanti di belle speranze ma pochi soldi decidono di presentarsi all’audizione di uno dei più famosi direttori di cori gospel d’America, senza sapere che si tratta di un coro femminile. Il caso vuole che il direttore sia cieco: e così, non appena i nostri cinque si accorgono che ad essere richieste sono donne, non si perdono d’animo, decidendo di tentare il tutto per tutto… Via libera a parrucche e vestiti sgargianti, e sulle note di "Fix me Jesus" inzia una vera e propria metamorfosi, che li farà diventare talentuose "queens" del gospel: un successo dopo l’altro eseguito a regola d’arte e di voce, senza alcuna caduta di stile. L’audizione va a gonfie vele, eppure l’imprevisto è dietro l’angolo. Durante un concerto il direttore si accorgerà che le sue regine in realtà sono uomini…ma poco male: con un colpo di scena si scoprirà che lo stesso pignolo direttore, quasi una copia di Ray Charles, è in realtà una donna.

Gag comiche e colpi di scena hanno raddoppiato il successo di uno spettacolo frizzante e coinvolgente già solo dal punto di vista musicale: in scena è lo stesso direttore ad esortare le sue coriste a lanciarsi in veri gospel, canti che non possono che essere "joyful", colmi della gioia della fede e dell’amore per la vita. Una gioia che lunedì sera ha contagiato gli spettatori del Teatro di Varese, che all’unisono si sono trovati in piedi a cantare e applaudire a ritmo di musica i brani più famosi del gospel, da "Fix me Jesus" a "Oh happy days". Sheran Keyton, Hulkum Bousard, Jared Anthony, Ralph West, Russel Jones, Jimmy Greene e Thomas Powers: sette nomi che non dimenticheremo facilmente, la dimostrazione vivente di come la voce possa diventare uno strumento musicale eccezionale, sulla scia dell’emozione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 dicembre 2006
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