L’sos di Massimiliano: «Senza assistenza non potrò più vivere»

Quarant’anni, tetraplegico da tredici, vive con la madre, operata a luglio di tumore alla testa. Cerca una badante, e i soldi per pagarla

Diceva il filosofo Nietzsche: se tu guardi nell’abisso, l’abisso guarderà in te.
Massimiliano nell’abisso ci ha guardato, molti anni fa, e non ne è mai più emerso.
La vita di Massimiliano Cozzaglio sembra un romanzo, s’ascolta d’un fiato, un romanzo ancora senza finale e il finale rischia di essere di quelli che lasciano l’amaro in bocca. Massimiliano è inchiodato ad un letto, in casa sua a Malgesso, da tredici anni e lui non ne ha nemmeno 40. È tetraplegico ed è un ex tossicodipendente; a Malgesso, il paese in cui vive, lo conoscono tutti e non tutti sono disposti a dimenticare quello che è stato. Ma lui non chiede più niente da tempo, solo la tranquillità di vivere accudito. La madre era con lui quando è uscito dall’ospedale sapendo che non avrebbe mai più camminato ed è rimasta con lui ogni giorno fino a quando un tumore alla testa non l’ha costretta a farsi ricoverare ed operare d’urgenza.
Massimiliano deve fare i conti con la sua malattia, con quella di sua madre  e con i soldi che non sono sufficienti a pagarsi quello che gli potrebbe dare un po’ di serenità: una badante che resti con lui giorno e notte.
 «Da molti anni vivo in questo letto – racconta Massimiliano, che può muovere la testa e le braccia, ma non le mani – Oltre a mia madre, che ha 62 anni, mi assiste il personale dell’assistenza domiciliare per quindici ore la settimana. Da quando mia madre è stata operata, a luglio, posso contare sull’aiuto di qualche amico e sulla buona volontà di chi, ad esempio, viene a farmi la fisioterapia: dovrebbe fermarsi solo un’ora e invece se serve, volontariamente, torna anche a dormire la notte. Lo stesso fa Roberta, la ragazza dell’assistenza domiciliare: è retribuita per quindici ore ma non so dire quante ne abbia fatte in più, gratis».
Massimiliano vive a Malgesso in via Garibaldi in una casa su due piani: un montacarichi e una pedana lo aiutano a scendere in cortile, ma poi fatica a spostarsi perché la sedia a rotelle va spinta a mano, quella elettrica sulle strade “irregolari” di Malgesso è inutilizzabile. La madre un tempo lo portava a passeggio, ma oggi non ne ha più la forza: dopo l’intervento alla testa deve sottoporsi periodicamente a chemioterapia e non ha più l’energia di un tempo.
Quando si è sentita male a chiedere aiuto è stato proprio Massimiliano, che ha chiamato i vicini utilizzando il suo computer.
Il computer per Massimiliano è tutto: la mente, ma anche le braccia e le gambe. Attraverso un sofisticato programma, gestito vocalmente, accende e spegne le luci di casa, la televisione, apre il cancello di casa, naviga in internet e può telefonare e scrivere. In questo modo lui, che ha solo la terza media, ha fatto passi da gigante: può soddisfare ogni dubbio, ogni curiosità con un comando vocale. Ed è con il microfono collegato al computer che ha salvato sua madre quando si è sentita male in casa.
Ma il futuro adesso è più incerto e indefinito di prima.
Quindici ore di assistenza domiciliare non possono bastare e i soldi di cui madre e figlio dispongono non servono a pagare né una badante, né una struttura per non autosufficienti: «In casa entrano circa 1700 euro, tra assegni di accompagnamento, pensione di invalidità mia e di mia madre e un piccolo contributo che mi manda mio padre che vive al sud. Per pagare una badante però occorrono almeno 1300 euro al mese; con quello che resta dovremmo vivere, pagare una buona parte delle medicine che non mi vengono rimborsate, mantenere la casa e coprire i permessi della badante che il sabato pomeriggio e la domenica non è tenuta a restare con me». 
Il contributo che il Comune di Malgesso ha messo a disposizione, 950 euro circa per pagare l’assistenza domiciliare, non basta più, ma trovare un’alternativa non è semplice: la coperta, comunque la si tiri, è corta.
Massimiliano chiede più ore di assistenza o in alternativa un contributo economico più alto per mantenere una badante.
«Non è un capriccio, un lusso. La persona che dovrà assistermi dovrà fare cose che non tutti accetterebbero di fare: io da solo non sono in grado di fare più nulla, né di lavarmi né di andare in bagno. Restare senza aiuto anche solo un giorno è impensabile». 
Ma il Comune deve fare i conti con il bilancio e sostiene di non poter fare più di quello che ha fatto fino ad oggi. Massimiliano, dal suo letto, ha ingaggiato una “battaglia” vera a colpi di carte bollate per uscire da una situazione che rischia di diventare disperata.
«Il Comune non può più far niente? Bene, non mi resta che rivolgermi alla Provincia, alla Regione e se serve ancora più in alto. Ho sbagliato, nella mia vita, e sto pagando con gli interessi gli errori che ho commesso. Adesso non voglio altro che regalare un po’ di serenità a mia madre che si chiede che ne sarà di me il giorno in cui lei non ci sarà più. Ancora oggi io una risposta non ce l’ho».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 dicembre 2006
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