Speroni-Porfidio su piazza XXV Aprile: «Un equivoco in buona fede»

La querelle fra il consigliere e il presidente dell'assemblea sichiude con le scuse di Speroni, che trova comunque il modo di bacchettare i consiglieri: «Verificare di persona prima di presentare risoluzioni»

La querelle Speroni-Porfidio su piazza XXV Aprile si è chiusa pubblicamente lunedì sera in consiglio comunale con quelle che sul momento sono apparse delle scuse del presidente del consiglio nei confronti del consigliere. In avvio di seduta Speroni aveva preso infatti brevemente la parola per tornare sull’argomento, riconoscendo che vi era stato un equivoco e ribadendo la buona fede di entrambi. Sentito telefonicamente, Speroni ammette di aver riconosciuto un errore commesso in buona fede: «Ci riferivamo ad angoli diversi della piazza, tutto lì, ero stato sviato anche perchè Porfidio aveva accennato alla Compagnia delle Opere (si riferiva all’audiorium della Fondazione San Giacomo, ndr). Do atto della buona fede di entrambi, quando ho detto erroneamente che le parole di Porfidio non corrispondevano a verità». Circa i cartelli con le indicazioni di parcheggio temporaneo (un’ora) nella piazza, regolarmente presenti sul lato ovest ma non su quello sud, dove pure gli appositi pali sono installati, Speroni osserva peraltro che negli uffici comuali non si è trovata traccia di ordinanze recenti di affissione, e meno che mai di rimozione («come aveva ipotizzato il consigliere» puntualizza l’esponente leghista) di cartelli relative alla piazza.

Questo piccolo chiarimento diventa l’occasione per Speroni di richiamare non solo Porfidio, ma tutti i consiglieri a documentarsi attentamente nel presentare interrogazioni e, soprattutto, come in questo caso, risoluzioni. «Audio Porfidio ha sovente ragione nel merito con le sue iniziative, ma come altri tende a fidarsi molto di quanto gli viene riferito. Noto in vari casi una carenza d’approfondimento, mentre servirebbe che si verificasse sempre di persona una data situazione prima di partire lancia in resta; a me è capitato, in passato, di dover cassare delle interrogazioni dopo aver scoperto che si riferivano al territorio di Comuni confinanti col nostro, sia pure per pochi metri». Morale: «In caso di dubbio, di impossibilità materiale di effettuare di persona una verifica, per comprensibili limiti di tempo, impegni lavorativi eccetera, c’è la via dell’interrogazione conoscitiva – e non mirata all’attacco politico – all’assessore competente. Basta chiedere: è vero quel che riporta il quotidiano x, oppure quel che lamentano i residenti? In tal modo ci si mette al riparo, anche se non è stato possibile verificare una situazzone di persona. Per quanto riguarda me, io mi documento sempre a fondo e non mi baso mai sui sentiti dire: da quel punto di vista, in anni di vita politica non mi ha mai preso in castagna nessuno».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 dicembre 2006
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