Univa: «passata la Finanziaria, ora si pensi alla competitività»

I commenti emersi dall'ultima giunta dell'Unione Industriali di Varese

“Qualcosa si è riusciti a tamponare, di questa Finanziaria partita male e che sta concludendo il proprio iter di approvazione parlamentare in maniera blindata, con il voto di fiducia anche al Senato dopo quello alla Camera”. Il giudizio di Alberto Ribolla, presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, sulla finanziaria continua ad essere negativo nonostante i miglioramenti che il sistema di rappresentanza delle imprese è riuscito a “strappare” al Governo. Troppe tasse, nuovi appesantimenti nella contabilità commerciale e ambientale, “ma soprattutto – avverte il presidente Ribolla – l’assenza di una visione sul futuro che faccia percepire la volontà di rilanciare il sistema produttivo, cogliendo il momento tutto sommato favorevole che sta attraversando l’economia mondiale”.

Anche in provincia di Varese inizano ad evidenziarsi segnali di miglioramento. La Giunta dell’Unione Industriali, nell’ultima riunione dell’anno, ha confermato la tendenza al miglioramento congiunturale, del resto evidenziata dai dati sul ricorso alla di cassa integrazione guadagni ordinaria che, da gennaio a novembre di quest’anno, ha registrato una diminuzione del 45,62% rispetto all’analogo periodo del 2005. Ma? C’è una “ma” che gli imprenditori evidenziano da tempo come problema serio: quello della competitività delle imprese. Un problema che la riduzione del cuneo fiscale, decisa nella finanziaria, allevia ma non risolve. E è un problema a tutto tondo, che richiede interventi organici. La Giunta dell’Unione Industriali ha esaminato a fondo la questione riscontrando diversi motivi di allarme.

L’indice della produttività totale dei fattori ci vede ad esempio abbondantemente sotto la media dell’Unione Europea a 15, sotto la Germania in particolare sotto gli USA.
Identica posizione per la produttività del lavoro.
All’opposto, passiamo in testa per il costo del lavoro per unità di prodotto, dove trovarsi in testa equivale, in realtà, ad essere nell’ultima posizione. Nella classifica degli investimenti per occupato, l’industria sta invece in testa alla classifica totale dell’economia. “Questo – afferma il presidente dell’Unione Industriali – è l’indice più significativo: esso sta ad indicare che l’industria continua ad investire, a crederci, a fare il proprio dovere per cercare di mantenere i mercati nonostante le difficoltà della globalizzazione e le stanghe nelle ruote della politica”.

Ancora. Nelle ore effettive di lavoro annue l’Italia è nelle ultime posizioni e così anche nella produttività oraria del lavoro. E’ poi avanti solo al Regno Unito per quanto riguarda l’utilizzo di contratti a termine e la differenza con altri Paesi, Spagna in testa, è abissale. Ci troviamo infine in posizione molto arretrata anche per quanto riguarda il paccheto delle conoscenze che caratterizza la società d’oggi: Ricerca & Sviluppo, Informatica e Telematica, Istruzione di livello universitario.

Passata la finanziaria, ecco allora la necessità di affrontare in forma strutturata il problema di come far recuperare competitività al sistema produttivo e all’intero sistema-paese. Le imprese esposte alla concorrenza internazionale hanno iniziato da tempo a riorganizzarsi e ad investire. Il paese, invece, non esprime ancora politiche attive di accompagnamento e la produttività continua ad essere penalizzata da deficit infrastrutturali; da limiti alla concorrenza, alle liberalizzazioni, alla ricerca; dal sistema di istruzione e da complicazioni amministrative.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 dicembre 2006
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