300: film o fumetto?

La nuova pellicola tratta da una graphic novel di Frank Miller prosegue l'esperimento di Sin City. Ma il matrimonio perfetto tra le due arti sembra ancora lontano

Forse è rinato un genere cinematografico. O meglio, è rinato un
matrimonio. Cinema e fumetto, si sono incontrati spesso, da molto
tempo. I vari supereroi alla Batman, Superman e l’ultimo Uomo Ragno
sono tanti esempi, più o meno riusciti, della trasposizione di una
delle arti più apprezzate degli Usa, il fumetto, all’arte americana per antonomasia,
il cinema.


Ma
una trasposizione può avvenire in modi differenti. Può essere una
semplice riproposizione della storia, o anche del solo personaggio. Tuttavia con il crescere dell’autorità del fumetto o, come si dice oggi, della
graphic novel, anche il cinema sta accrescendo il suo rispetto nei suoi
confronti, arrivando ad una vera e propria celebrazione filologica.


Il
film evento dell’anno scorso, Sin City, è stato precursore di quello
che si preannuncia come un nuovo filone. Più che un film ispirato a un
fumetto, quello, era un sentito omaggio al fumettista Frank Miller, che
alle sue tavole ha dedicato un’attenzione estrema. Per ricreare quella
stessa attenzione la carne degli attori è stata letteralmente
trasformata a colpi di effetti speciali, con un’attenzione smisurata
alla fotografia. Lo scopo, raggiunto, era quello di ottenere un
narrazione che valorizzasse l’immagine sulla parola, proprio come
avviene nella graphic novel.


Ora questa nuova pellicola giunta
nella sale italiane, 300, ricorda molto da vicino Sin City. Per prima
cosa perché anch’essa è tratta da un fumetto di Miller. E poi anche
perché al suo regista, Zack Snider, sarà affidato con ogni probabilità
anche Sin City 2. A ricordare Sin City è ciò che più conta in 300: la
fotografia. Nessuna inquadratura, dall’inizio alla fine delle due ore,
sfugge alla logica estetica estrema. I paesaggi dai colori intensi, i
corpi levigati, i movimenti rallentati per essere apprezzati in ogni
aspetto: più che un film questo è un vero e proprio quadro animato.


Ma
un film non è fatto solo di fotografia, e qui sta la debolezza relativa
di questa pellicola. La storia di 300 è la stessa raccontata da Miller,
e ricostruisce (con poca fede storica e semplificazioni caratteriali)
la battaglia delle Termopili, durante la quale 300 spartani
affrontarono per tre giorni l’esercito più grande del mondo antico,
quello siriano. La battaglia è il vero cuore del film, così come del
fumetto, tra schizzi di sangue e teste che cadono al suolo, per una
dose estrema di violenza che poco spazio lascia alla narrazione
. Una
violenza tutta di immagini, più che di senso, e volutamente
fumettistica. Questo si aspetta chi vede questo film, e questo è il
piatto che viene servito, con coerenza.


Dobbiamo allora parlare di una
pellicola superficiale e poco fedele alla storia? No, se guardiamo a
Miller. Perché se questo film non è un film, è perché rispetta fin
troppo l’opera originale, con adorazione filologica e capacità di
ricostruire il sentimento di un fumetto. Qui c’è tutta l’opera di Miller che, in fondo, ha
anche un discreto intento morale: quello che parla di una lotta
di uomini liberi, che usano la guerra per difendere una democrazia
dalla tirannia. A voler veder bene, una logica molto filoamericana, ma
questo è tutto un altro discorso. Peccato che nel passaggio dalla carta
alla pellicola, questa morale risulti forse eccessivamente diluita,
cosa che diminuisce l’efficacia di questa trasposizione.


Per questo chi
non si nutre di pane e film di guerra, potrebbe sbuffare per la noia e
la monotonia. Chi invece apprezza il genere, non rimarrà deluso, anche
grazie ad una discreta colonna sonora che riesce a risollevare il
ritmo. Buona l’idea, giusto il rispetto. Ma non dimentichiamo che
cinema, e fumetto, non hanno logiche completamente coincidenti:
altrimenti tutto sembrerà troppo freddo, e poco coinvolgente.

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300, il film 4 di 12
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2007
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