Acqua bene pubblico: un principio scritto nello Statuto comunale

Così ha deciso ieri sera il consiglio comunale, ma non prima di una commedia degli equivoci a suon di riferimenti di legge

"Il Comune di Busto Arsizio riconosce l’acqua come bene comune dell’Umanità. Afferma il diritto all’accesso all’acqua da parte di tutti in modo qualitativamente e quantitativamente adeguato e sostenibile. Promuove il mantenimento del carattere pubblico del servizio idrico".

Così recita il testo emendato, approvato a schiacciante maggioranza e inserito ieri sera nello Statuto dal consiglio comunale, con le sole due astensioni di Genoni e Farhanghi (Forza Italia). Si trattava di una delibera inizalmente presentata da Antonello Corrado di Rifondazione Comunista, evolutasi in una proposta precisa e prescrittiva da parte dei consiglieri di tutta l’Unione e infine moderata e rifinita in una forma quasi identica a quella presente, puramente di principio, dalla Commissione Bilancio, affari generali e personale, che ci ha lavorato per ben quattro mesi. La sua approvazione in aula ha avuto però per qualche momento i caratteri della farsa.

Dopo tutti i succitati quattro mesi di attenta elaborazione del testo, il presidente del consiglio comunale Francesco Speroni sfoderava infatti in aula il testo unico degli enti locali (legge 267/2000) facendo presente che all’art. 113 esso dispone l’accesso ai servizi pubblici di soggetti pubblici e privati. Pertanto l’ultima frase del testo, che recitava "Assicura il mantenimento del carattere pubblico del servizio idrico" appariva potenzialmente contra legem: "illegale", in altre parole, lo "statalismo" per statuto in materia di servizi pubblici. Una questione di interpretazione, ammetteva lo stesso Speroni di fronte al putiferio scatenato, mentre si rifaceva sotto Diego Cornacchia (FI) con un suo emendamento interamente sostitutivo che parlava della tutela dell’acqua da parte del Comune "nelle forme più ampie e idonee". Gettava acqua sul fuoco il sindaco Farioli: «Non dividiamoci proprio adesso, dopo tutto questo lavoro condiviso: almeno sull’acqua come bene pubblico siamo tutti d’accordo, poi non possiamo stabilire a priori una modalità di gestione».

Sospesa la seduta per cinque minuti su richiesta di Audio Porfidio (La Voce della Città), spuntava infine l’uovo di Colombo: il verbo "assicura" diventava un più blando "promuove" per il sollievo e l’approvazione generale. Il principio della pubblicità del bene acqua è così fissato nello Statuto comunale, ma solo la volontà del consiglio potrà impedire ad un privato con i mezzi del caso di farsi avanti, Agesp permettendo. In ultima analisi, per chi vuole tagliar fuori i privati dall’appetitoso mercato dei rubinetti, non resta dunque che sperare nella proposta di legge di iniziativa popolare in materia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 aprile 2007
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