Arrivano i vigilantes al pronto soccorso

All'indomani della seconda aggressione in quattro giorni al personale del ps, il primario Francesco Perlasca lamenta una serie di problemi, da affrontare con urgenza

Questa mattina quando è entrato in servizio il turno diurno dei medici, i pazienti in attesa in pronto soccorso al Circolo erano già 33, oltre ai 16 ricoverati, in attesa di un posto letto in reparto. Non c’è voluto molto perchè la sala di attesa si riempisse e alle 10 tutte le sedie della hall erano occupate, con numerose persone che stazionavano su carrozzine attendendo pazientemente.
Certo, questa mattina l’atmosfersa era tranquilla, dopo l’agitazione della sera precedente che ha visto entrare in funzione anche il servizio di vigilanza interno promesso dalla direzione generale, in attesa che si sblocchi la questione del presidio di polizia.

Nel suo studio, però, il primario Francesco Perlasca non nasconde la sua forte preoccupazione: «La situazione è inaccettabile. L’ingolfamento in Pronto Soccorso è dovuto a più fattori: non esiste un’efficare rete di assistenza sul territorio e l’ospedale di Circolo non ha una recettività adeguata al suo bacino di utenza».

L’ospedale cittadino, grazie alla sua fama e ai tanti rinomati professionisti che vi operano, attira molti pazienti dal Nord del varesotto ma anche da altre parti del paese. I suoi posti letto sono altamente sottodimensionati: secondo le stime della Regione dovrebbero essere attivi 1200 posti letto, ma nei
presidi dell’azienda non si arriva a 900: 
«Le responsabilità dei politici locali, in questo caso, sono gravi e continuate» ha commentato il primario.


«Dopo gli episodi che si sono verificati, mi impunterò perchè vengano messe delle barriere di protezione per il personale. Ne avevamo parlato, poi avevamo scartato l’idea per dare un senso di disponibilità e vicinanza ai pazienti. Chiaramente la situazione non permette questo tipo di rapporto».

Il nuovo Pronto Soccorso ha visto due novità che hanno mopdificato la propria routine: « Prima eravamo all’interno dell’area ospedaliera, in qualche senso più protetti. Oggi non c’è più alcun filtro e ne vediamo veramente troppe Inoltre abbiamo diviso i pazienti dai parenti come avviene in tutti gli ospedali, ma questo crea problemi. Chi attende vorrebbe essere messo al corrente della situazione, ma se noi ci soffermassimo su ogni caso perderemmo tempo prezioso nella cura. Non dimentichiamo, poi, che esiste una legge dello Stato che ci obbliga a rivelare le condizioni di salute solo alle persone esplicitamente indicate dal paziente. Invece, chiunque arrivi pretende di sapere. Dovremo pensare anche ad un’opera educativa per evitare inutili problemi».

La battaglia appare lunga e difficile.
Intanto oggi al PS è una nuova giornata di fuoco

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 aprile 2007
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