Caccia: “Partiamo dal rapporto diretto con la gente”

Da Muhammad Alì all'epopea kennediana i pensieri del candidato del Polo civico di centro alle prossime elezioni provinciali

Ad agosto del 2006 è nata l’Associazione Polo Civico di Centro, presieduta da Paolo Caccia, ex parlamentare democristiano. Sembrava un’esperienza come tante, nell’ambito della galassia post democristiana. Poi, in questi mesi, si è assistito ad una continua crescita di adesioni ed anche ad un interesse sempre più spiccato da parte dei mezzi di informazione. Oggi, in tutte le analisi politiche di carattere provinciale, il Polo Civico di Centro viene citato come interlocutore.

I vostri critici però vi considerano dei nostalgici democristiani. Lei come risponde?
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Nel Polo Civico di Centro sono confluite varie esperienze. Non siamo nostalgici democristiani, ma riteniamo che i valori della tradizione cattolica democratica: rispetto e diritto alla vita, moderazione, economia sociale di mercato, atlantismo, considerazione del singolo individuo come persona unica ed irripetibile siano fondamentali, quindi miglior accettazione dei doveri e difesa dei diritti dei cittadini, molte volte calpestati. In ogni caso il nostro è un movimento nuovo e quindi ci interessa guardare al futuro, ai suoi mutamenti per governarli, più che al passato. Noi non vogliamo riportare indietro l’orologio della storia, ma ricordare che ogni giorno l’orologio segna un nuovo presente. Per prima cosa noi vogliamo modificare l’attuale sistema bipolare e la sua legge elettorale voluta dai più grandi partiti, sistema che riteniamo negativo per il Paese perchè portatore di una lite cronica, dannosa e fine a se stessa tra i due schieramenti destra-sinistra».

Ci confessi, volete rifare la democrazia cristiana?
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Non scherziamo.  Noi lavoriamo per rafforzare il “centro” inteso non in una collocazione geo-politica,   ma inteso come luogo dell’equilibrio cioè come progetto in cui si perseguono gli interessi generali del Paese e non si privilegiano dei pur legittimi interessi di un gruppo di potere o   classe sociale».

Molti aspirano a occupare il centro. Voi in cosa sareste diversi?
«Ci riteniamo diversi sotto l’aspetto sostanziale. Infatti se si crede davvero nel centro, bisogna avere la coerenza di chiamarsi fuori dai due schieramenti di destra e di sinistra. Il centro, per esistere, deve dimostrare di   camminare con le proprie gambe. Siamo ben consapevoli del  fatto che scegliere di uscire dagli schieramenti destra-sinistra rappresenti  decisione coraggiosa, mentre per gli apatici o indifferenti sembri un’utopia,  ma è certo che se non si compie fino in fondo questo passo, se si parla di centro restando al riparo nella   proprio già vecchio condominio, alla fine non si approderà al cambiamento».

A quale cambiamento?
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Noi vogliamo cambiare l’attuale sistema bipolare, nel quale hanno troppo  potere le  ali più radicali delle due coalizioni e la forza autocratica del leader.   Noi pensiamo che non abbia alcun senso ad esempio che, ad ogni cambio di maggioranza, il Parlamento passi la Legislatura a distru ggere ciò che era stato fatto dall’altra coalizione nella Legislatura precedente. Questa assurdità si verifica perchè il centro è troppo debole. Noi vogliamo dargli più forza e siamo convinti che questo lavoro sia utile al bene del Paese e soprattutto alla sua gente».

Lei però gode dell’appoggio di alcuni partiti come l’Udeur, Italia futura, Partito democratico cristiano, Democrazia cristiana e Italia di mezzo…
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Si è vero ed anzi colgo l’occasione per ringraziarli della fiducia che mi hanno dimostrato. I Partiti che Lei ha citato, hanno capito che un esperimento di laboratorio fatto dal vivo,   hanno quindi creduto nel progetto al punto che hanno accettato di uscire dalle coalizioni destra-sinistra ed associarsi per supportare una candidatura come la mia che è unicamente di centro. L’appoggio di questi partiti dimostra nei fatti che il centro ha una grande forza aggregante. Bisogna avere il coraggio di metterla in campo. Aggiungo anche un grazie ai tanti cittadini che hanno voluto, per la prima volta, impegnarsi in prima persona».

Perché alla sua età ha sentito la voglia di candidarsi in una battaglia elettorale difficile se non impossibile?
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La risposta sta in gran parte nei ragionamenti che abbiamo fatto fino ad ora. Poi io credo di più al motto Kennediano J CARE piuttosto che al ME NE FREGO. Se si crede in un progetto politico bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco anche personalmente. E poi le confesso che, a mio parere e senza disprezzare il lavoro altrui,   la Provincia di Varese merita un salto di prospettiva verso il futuro più di quanto lo sia stato fatto in questi anni. Io penso che in Provincia di Varese ci sia una carenza pesantissima sotto l’aspetto delle infrastrutture.   In questo settore la Provincia di Varese era all’avanguardia in Italia, oggi la situazione è disastrosa. Le strade sono rimaste le stesse di 20 anni fa. In questi ultimi anni   l’unica   novità intervenuta nei collegamenti trasversali est-ovest è stata la chiusura della linea delle Ferrovie Nord tra Varese e Como e ciò con il paradossale   risultato che attualmente il mezzo più veloce per collegare i due capoluoghi è l’autostrada svizzera».

Ma è vero che lei propone di costruire una metropolitana?
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Io per ora propongo di creare una commissione che studi subito e seriamente la fattibilità del progetto. Progetto che ha avuto il plauso di moltissimi cittadini. Si parla tanto di inquinamento e di traffico,   ma io non vedo proposte concrete per risolvere il problema. Mi rendo conto del fatto che i costi di costruzione sarebbero ingenti,   però sono consapevole anche del fatto che una metropolitana di collegamento tra Varese, Gallarate , Busto Arsizio, Malpensa , Legnano e Milano risolverebbe in gran parte i problemi   del traffico e dell’inquinamento e darebbe indirettamente una risposta ai gravi problemi di salute sia psicologica che fisica ai pendolari ed agli abitanti. Recenti studi dimostrano che potenzialmente gli utenti ci sarebbero. Quindi con la collaborazione dei privati e con gli introiti dei biglietti l’opera potrebbe mantenersi e pagarsi. Eppoi vale di più la vita del cittadino od il problema finanziario. Qual’ è dunque il valore primario: una vita vivibile od una vita invivibile ?   In conclusione io non voglio vendere utopie, però mi impegno a studiare la fattibilità di questo progetto con grande serietà».   

Cosa propone ancora per la nostra provincia?
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Propongo di sfruttare meglio l’indotto portato dall’aeroporto di Malpensa, di mettere in risalto maggiormente la vocazione turistica della nostra Provincia con i suoi monti ed i suoi laghi bellissimi, di aiutare il commercio soprattutto nelle zone in cui la grande distribuzione ha calpestato i negozi, di portare anche da noi delle grandi mostre d’arte, di essere vicini al mondo delle sport e della musica a tutti i livelli, dal livello amatoriale fino a quel pezzo di storia provinciale che è rappresentato dalla squadra di basket Varese,   di tenere aperto un tavolo permanente di dialogo e di sostegno al mondo produttivo, di essere interlocutori seri del mondo sindacale, delle imprese   e di tutte le associazioni di categoria e poi di garantire un impegno maggiore sul fronte dell’università, della scuola e dell’innovazione tecnologica, chiamando anche a raccolta le aziende,   gli enti locali, i centri di ricerca (es. CCR di Ispra). Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma lo spazio non sarebbe sufficiente».

In due parole qual è il messaggio che intende trasmettere ai cittadini, agli elettori? 
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In due parole è difficile, ma ci provo. I più brevi versi della letteratura americana non furono scritti da un poeta, ma dal pugile Muhammad Alì e letta per la prima volta all’Università di Harvad . Essa è appunto di due parole:   me-we ”, “io-noi”. Questo “componimento” è forse la sintesi del nostro progetto politico, che non è calato dall’alto, non è comandato dal leader, ma nasce dal rapporto diretto e trasparente con i cittadini».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 aprile 2007
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