Don Pasquale Macchi e il suo grande gruppo di amici

Consegnata dal Sindaco Fontana e dal cardinale Tettamanzi alle sorelle Macchi la Martinella d'oro. Un riconoscimento alla memoria

Quando ieri sera il sindaco Fontana e il cardinale Tettamanzi hanno consegnato alle sorelle Macchi la “ Martinella d’oro” attribuita,alla memoria, al fratello don Pasquale per il suo servizio alla città, mi sono ricordato del momento in cui Mario Ossola, ex sindaco e caro amico di monsignor Macchi, riceveva a sua volta la “Martinella”.

A Ossola, medico, che si era diagnosticato da solo il male che lo stava portando alla tomba, si erano stretti amici e avversari politici per quello che di fatto era anche un congedo dalla vita: fu una cerimonia breve, ma intensa, ricca di calore umano, di sentimenti:indimenticabili la commozione degli esponenti del pci, le strette di mano affettuose, la malcelata tristezza di tutti, la forza d’animo di uomini veri.

Don Pasquale e suo fratello Carlo erano intimi di Mario Ossola sin dal tempo della Resistenza: erano assieme quando il futuro sindaco venne arrestato. Sul tavolo della stanza in cui irruppero i fascisti c’era un paio di grosse forbici da sarto: Ossola mentre contestava l’arresto, con una mano dietro la schiena cercava di afferrarle, ma uno dei fratelli Macchi le allontanava con colpetti bene aggiustati e così non ci furono conseguenze più gravi dell’arresto.

La carriera a don Pasquale impedì contatti frequenti, ma non pregiudicò certo la saldezza dei legami con gli amici che costituirono un gruppo di cattolici esemplari nel lavoro, nel servizio alla comunità e in famiglia.

 

Mario Ossola, Dante Trombetta, Carlo Ganna, Carlino Macchi, Pio Nicora per alcuni anni trovarono il modo di trascorrere assieme anche un breve periodo di vacanza: avendoli incontrati in quelle occasioni potei apprezzare ancora di più la loro coerenza morale e l’amore per il servizio alle gente.

Ho richiamato questa piccola, assolutamente normale vicenda per ricordare che nel giorno in cui Varese onorava un grande figlio si celebravano i funerali di Pio Nicora, medico pneumologo di rara competenza e di ineguagliabile umanità, che ha svolto una lunga

attività a favore della comunità. Era l’amico più taciturno del gruppo, ma amato e ascoltato; un altro grande cattolico della generazione di monsignor Macchi.

Dante Trombetta è il superstite, ma ha la grinta di sempre. E la sua particolare eredità l’ha già affidata alla città: quella grande istituzione che è la Robur et Fides.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 aprile 2007
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