Due borse di studio per ricordare il sorriso di Stefania

Sono state donate dall'associazione Caos alla realtà sanitaria varesina

Nessuno restituirà il sorriso di Stefania Panunzio, la campionessa di pattinaggio sul ghiaccio scomparsa lo scorso settembre. Nessuno restituirà l’eleganza di chi danza sulla pista e nemmeno la sua allegria ma qualcosa può cambiare. La ricerca, l’informazione, la comunicazione possono far sì che malattie come quella che ha colpito la campionessa varesina abbiano epiloghi diversi dal suo. Stefania non ce l’ha fatta ma ci sono persone che hanno bisogno di una nuova speranza. È per questo che l’associazione Caos (Centro ascolto operate al seno) ha deciso di donare due Borse di Studio alla realtà socio-sanitaria di Varese e provincia. All’appuntamento di questa mattina, in un’affollatissima sala convegni di Villa Recalcati, non mancava nessuno: responsabili delle istituzioni, nomi della sanità, uomini e donne del volontariato varesino, amici. Tutti presenti per ribadire la necessità di portare in primo piano il dibattito sul cancro e sulle malattie tumorali. «Un problema che ha bisogno soprattutto del gioco di squadra – ha spiegato Adele Patrini, presidente e anima “vulcanica” dell’associazione -. Medici, pazienti e istituzioni devono poter parlare e collaborare. Per fare questo è importante puntare sulla comunicazione, sostenere la ricerca clinica e i percorsi di supporto delle donne che si ammalano. Solo coinvolgendo e rendendo partecipi i cittadini ed educandoli alla sanità si possono fare passi avanti nella cura di queste malattie». La mattinata è stata l’occasione per assegnare una borsa di studio del valore di ventimila euro per un laureato o una laureata in scienze biologiche o biotecnologie dedicato alla ricerca di mutazioni genetiche dei geni BRCA1- BRCA2 nel carcinoma mammario ereditario e di un’altra del valore di 17 mila euro per un laureato o laureata in medicina e chirurgia specializzato in psicologia clinica con provata esperienza in psicooncologia  con particolare riguardo alla senologia, dedicato al supporto psico-sociale integrato alla donna affetta da carcinoma mammario ed alla sua famiglia.

Occhi lucidi, lacrime e commozione ma le parole d’ordine della giornata sono state speranza e futuro, le stesse in cui non ha smesso di credere il papà di Stefania presente all’incontro e che sono state cantate dai bambini della scuola elementare di Valdarno, il simbolo delle nuove generazioni e di quanto la ricerca può fare per loro. «Stefania ha lottato fino all’ultimo, si è aggrappata alla vita con tutte le sue forze – ha aggiunto Cristina Meazza oncologa pediatrica dell’Istituto tumori di Milano -. Voleva sconfiggere la malattia, lo ha voluto ogni giorno. Tutto ciò ci deve fare pensare, medico e paziente devono stringere un’alleanza e solo così si potranno affrontare difficoltà imponenti come questa malattia».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 aprile 2007
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