“Due ore al pronto soccorso, prima di essere visitato”

La denuncia di un lettore: dopo l'arrivo in pronto soccorso col figlio di due anni ha dovuto attendere a lungo prima di vedere un medico

Un padre preoccupato per la salute del figlio e che aspetta ore al pronto soccorso prima di essere visitato; un bimbo che sta male, per fortuna senza gravi conseguenze per la sua salute; un pronto soccorso che si rivela troppo piccolo per sopperire a più emergenze mediche contemporaneamente. Sono questi gli ingredienti della storia raccolta da Varesenews. Un caso di malasanità, un episodio che proponiamo nella sua intierezza con la lettera dell’utente e la conseguente risposta dell’ospedale. L’unica nota "positiva" (ma l’aggettivo va in questo caso preso con le pinze) è costituito dal fatto che i dirigenti medici hanno ammesso che in quel frangente qualcosa non ha funzionato e che questo caso servirà a rendere le procedure più efficienti, soprattutto nei casi dove il personale dovrà fare i conti con più emergenze nello stesso momento. Ci auguriamo che in futuro non siano gli utenti a fungere da "cavie" per l’organizzazione delle procedure ospedaliere, ma che queste siano frutto di una più accurata pianificazione.

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Egregio direttore,

Sulle vostre pagine leggo spesso articoli relativi alla nostra sanità locale, alle novità del nuovo ospedale ed agli ambiziosi obiettivi delle differenti strutture. Mio malgrado sono costretto ad essere una voce fuori dal coro e in un periodo in cui l’attenzione è rivolta alle nuove strutture create sul territorio vi riporto un fatto spiacevole che, forse, merita di essere approfondito.

Giovedì 29 Marzo verso le 23 circa mi reco presso l’ospedale di Cittiglio con mio figlio di 2 anni. Avevo il sospetto che avesse ingerito un corpo estraneo poiché tossiva in un modo assolutamente anomalo e preoccupante.

Entro nel perimetro ospedaliero in auto e mi reco al pronto soccorso: prima sorpresa le sbarre di ingresso sono alzate e nessun addetto mi chiede perché intendo entrare in auto. Entro nella cosiddetta area triage e, non trovando il personale infermieristico addetto, suono l’apposito campanello.

Eseguo questa operazione per 3 volte in circa 20 minuti: nessuno si presenta e quindi il piccolo di due anni non è ancora stato visto da nessun medico o paramedico. Attendo inutilmente altro tempo ma la situazione non evolve.

Sempre più preoccupato decido di portare mio figlio direttamente in pediatria ma qui mi viene detto che loro non possono fare nulla: prima bisogna passare dal pronto soccorso e mio figlio nemmeno in questo reparto, dopo oltre 30 minuti da quando siamo entrati in ospedale viene valutato da un medico o un paramedico.

Ci viene però suggerito di non entrare in pronto soccorso dall’area triage bensì direttamente nel corridoio interno. Seguiamo le indicazione e ci sediamo proprio di fronte agli ambulatori. Il tempo passa, infermieri vanno e vengono, medici anche e nessuno… si accorge che da oltre un’ora un bimbo di 2 anni tossisce in modo anomalo in corridoio.

Tra gli altri pazienti si vocifera che ci sia un “arresto cardiapolmonare” in atto e quindi tutto il personale è mobilitato. Il fatto non cambia: un bambino è arrivato da oltre un’ora in pronto soccorso e nessun medico o paramedico lo ha valutato per sincerarsi che effettivamente può attendere.

La situazione si calma e dopo circa un’ora e quaranta dal mio arrivo in pronto soccorso riesco a parlare con un’infermiera la quale credeva che mio figlio fosse già stato valutato e “preso in carico” da altro personale. Ovviamente dissento e dico “se è normale che un bimbo di due anni attenda un’ora e quaranta prima che un medico lo valuti resto ad aspettare altrimenti ditemi che devo fare”.

Mi viene risposto, fortunatamente, che questa non è la prassi. Dopo qualche altra decina di minuti una pediatra visita il piccolo direttamente in pronto soccorso e alle 3 circa si decide di trasferirlo nel reparto di pediatria.

Riassumiamo i tempi:

  • ore 23 circa arrivo presso p.s. di Cittiglio

  • ore 1:15 circa prima valutazione del paziente.

Sia ben chiaro non sto dicendo che “ho aspettato troppo“ ritengo assurdo attendere oltre un’ora e quaranta minuti prima di ricevere una valutazione clinica che attesti effettivamente la non gravità. Faccio notare che mio figlio, pur con una patologia non acuta, è stato ricoverato con una saturazione di ossigeno nel sangue del 92%. Parametro considerato degno di nota dal personale medico tanto da disporre il ricovero immediato.

Fino a prova contraria al triage di un pronto soccorso si possono presentare persone con patologie più o meno acute e che necessitano di un trattamento immediato. Purtroppo la mia esperienza dimostra che il 29 marzo scorso questa condizione a Cittiglio è venuta meno e credo meriti di essere approfondita.

Non voglio entrare nei meriti di procedure e protocolli che per altro parlano chiaro: il triage deve essere presidiato o in casi eccezionali si può ricorrere al famoso campanello sopraccitato. Mi limito a ragionare con puro senso logico cercando di trovare una spiegazione a quanto accaduto, spiegazione che al pronto soccorso di Cittiglio non hanno voluto darmi trincerandosi dietro un laconico “non è la norma”.

In un periodo in cui si parla di nuovi e faraonici ospedali, in campagne elettorali che spesso citano le battaglie per difendere i piccoli ospedali la mia triste esperienza riporta alla dura realtà: nel 2007 un bambino di due anni che si reca in pronto soccorso ha dovuto attendere oltre due ore prima di essere valutato… per fortuna non era nulla di molto grave. A chi si fa paladino della sanità locali e all’azienda sanitaria stessa spetta il compito di capire cosa non ha funzionato e come rimediare.

Lettera firmata

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 aprile 2007
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