E al bancone il the sostituisce il “bianchino”

Sono sempre di più le attività commerciali aperte da nord-africani e a loro rivolte. Un business in crescita giustificato dai numeri

Entrare in un bar di Cuvio oggi non è più come quando al bancone c’era il solito gruppo del "bianchino delle sei". A fianco di questo gruppo, seduti ai tavolini, puoi trovare signori vestiti con lunghe tuniche, barba riccia e sandali mentre discutono in arabo e bevono un tè. A Cittiglio è possibile trovare una vasta scelta di chador multi-colore e alla moda dei paesi arabi. Davanti ad un noto negozio che vende e affitta film, a Gemonio, c’è il banchetto ambulante del venditore di kebap. A Brenta si può trovare la carne macellata secondo il rituale islamico halal e a Cuveglio ci sono almeno due negozi forniti di svariata merce maghrebina. Cambia anche così la geografia del commercio nell’Alto Varesotto. Le comunità nord-africane, oltre a fornire manovalanza nei cantieri della zona e nelle fabbriche, sono diventate anche un target commerciale.

Chi avrebbe aperto un negozio di vestiario arabo a Cittiglio dieci anni fa? Così la recente e tutt’ora in corso ondata migratoria che sta investendo le valli dell’Alto Varesotto sta cambiando anche il modo di fare affari. I numeri ormai giustificano il business. Anche gli stessi varesotti non si tirano indietro di fronte al succulento kebap, cibo sempre più apprezzato e simbolo di integrazione. Tutto questo avviene in territori da sempre restii a chi viene da fuori e che, spesso, è considerato diverso. L’integrazione appare possibile e passeggiare per le vie di Cuvio con il velo non scandalizza più nessuno. Nella terra di Bossi pare stia avvenendo quel fenomeno sociale che non riesce in molti Paesi: la pacifica convivenza.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2007
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