“Faccia a faccia”, il nuovo ritratto fotografico fra realtà e poesia

Fino al 16 giugno allo Spazio Forma cento scatti d’autore raccontano con arditi montaggi e geniali fotoritocchi ciò che sta dietro il volto di personaggi più o meno noti

Volti felici, sereni, tristi, turbati. Volti luminosi, evanescenti, volti di uomini vivi, volti di persone che non ci sono più. “Spazio Forma”, sede milanese del Centro Internazionale di Fotografia in piazza Tito Lucrezio Caro, ospita dal 4 aprile al 16 giugno 2007 “Faccia a faccia”, suggestiva rassegna di 100 scatti d’autore dedicata al “nuovo ritratto fotografico”. O forse più propriamente dedicata – come hanno più volte sottolineato William A. Ewing e Nathalie Herschdorfer, curatori della mostra – alla “morte del ritratto convenzionale”.

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«Il volto è un campo di battaglia – osserva Ewing – per la scienza, per la tecnologia, per l’industria, per il commercio e per l’arte. E noi faremmo meglio a decidere da che parte stare».

“Faccia a faccia” offre dunque al proprio pubblico – in una rivisitazione della fortunata mostra “Je t’envisage”, realizzata nel 2004 al Musée de l’Elysée di Losanna di cui William Ewing è ottimo direttore – un totale ribaltamento del tradizionale concetto di realtà, di volto inteso come “specchio dell’anima”, di credenza nell’assoluta fedeltà della fotografia, e ciò attraverso i capolavori di una quarantina d’autori, spesso molto giovani e più o meno noti. «Viviamo in un’epoca in cui il mito dell’eterna giovinezza è a portata di mano grazie a barili di creme e colpi di scalpello – specificano gli organizzatori della rassegna – non dovrebbe quindi sorprendere che la nuova generazione di fotografi voglia ritrarre in modi del tutto inediti».  

Gli artisti in esposizione allo Spazio Forma realizzano dunque i loro singolari e provocanti lavori attraverso una vasta gamma di tecniche, dall’elaborazione digitale al fotoritocco, dal fotomontaggio alla ricampionatura delle immagini, utilizzando le più svariate tecniche per mescolare, sfumare, camuffare. E per sostituire la chiarezza con l’ambiguità, il realismo con l’iperrealismo, la frazione di secondo con l’eterno istante. Come il ritratto della serie “Infinito” di Bill Armstrong, in cui la sovrapposizione di luci, ombre, forme e colori genera una commistione di sensazioni quasi del tutto surreale, al di là del tempo e dello spazio. O l’emblematico ed etereo “Volto del 2000” di Chris Dorley-Brown, ottenuto sovrapponendo e “mixando” i visi di duemila abitanti – di età compresa fra i 2 e i 70 anni – del villaggio inglese di Haverhill. «La dimostrazione – ha commentato Ewing – che più la gente si mescola, più il risultato è gradevole».

Fra le altre curiosità in mostra i ritratti di Jirì David con Berlusconi, Bush, Blair, Putin, e Chirac, rappresentati – ovviamente un ritocco – con le lacrime agli occhi in un tentativo di totale sovvertimento dei tradizionali schemi razionali. Analogo percorso di ricerca è quello che sta alla base del singolare lavoro di Suzanne Opton, che fa posare sdraiati ed inermi i valorosi soldati americani.

Non mancano poi le incursioni nelle vite della  gente comune, fra i morti degli obitori – tutti pacatamente sorridenti – nell’universo sessuale rappresentato da bambole gonfiabili vestite da fashion model e da ballerine di lap dance del tutto spogliate da ogni sorta di trucco ed orpello. Indimenticabile “La maschera” di Sarah Leen, un corpo che regge fra le mani la “maschera” del suo stesso volto.

Un percorso di visita assolutamente stimolante, un viaggio alla ricerca di una verità spesso nascosta e quasi mai del tutto conoscibile. Uno splendido esempio di come anche la più fredda e “razionale” tecnologia possa diventare strumento per tirare fuori, in un poetico slancio, ciò che allo sguardo comune apparentemente sfugge.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 aprile 2007
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