Filmati pedofili dietro i cartoni animati: arrestato 26enne

Un giovane di Busto Arsizio accusato di scambiare materiale pedoporno on line. Inseriva in rete titoli di video per bambini

Sembravano cartoni animati ma erano invece filmati di pedopornografia, girati nell’Est Europa e transitati in Italia attraverso computer di pedofili. Parte di queste foto e filmati erano custoditi nel pc di un ragazzo di Busto Arsizio, 26 anni, impiegato, che nella sua stanza nascondeva in un piccolo arsenale dell’orrore: bambini dai 5 agli 12 anni che fanno sesso tra di loro, soprattutto maschietti, e adulti che si accoppiano con bambini.
Immagini scioccanti, girate all’inizio dell’anno, secondo gli inquirenti, forse in Ucraina, e arrivate attraverso Internet, con programma di condivisione scaricabile dalla rete. Ed è stato proprio da un download casuale che è nata l’indagine. Un ventenne di Milano ha infatti acquisito un cartone animato di “Ken il guerriero", serie tv giapponese degli anni Ottanta, ma vi ha trovato le immagini di pedofilia. Ha segnalato il fatto alla polizia postale di Milano, che attraverso un programma spia ha monitorato la rete fino a risalire al computer del 26enne di Busto.
Gli agenti del compartimento di Polizia postale di Milano, guidati da Roberto Di Benedetto, in collaborazione con la squadra mobile di Varese, hanno fatto a ritroso il percorso dei file scaricati. E su mandato della procura di Milano hanno perquisito qualche giorno fa la casa del ragazzo. «Meno male che siete arrivati vi ringrazio, non ne potevo più», ha detto il giovane agli agenti, probabilmente schiavo egli stesso di una passione maniacale che l’aveva portato a classificare con certosina precisione circa 2000 file

Gli agenti hanno sequestrato un computer, 3 hard disk esterni, cd, dvd, chiavette usb. Ora il giovane, arrestato con l’accusa di possesso e divulgazione di materiale pedopornografico, è nel carcere di Busto Arsizio a disposizione del pm Massimo Baraldo. Gli inquirenti hanno evidenziato l’allarme sociale che genera comportamenti del genere. Il ragazzo infatti camuffava i filmati pedofili con nomi di cartoni animati come Ken, Braccio di ferro e altro, ed esponeva così alla visione anche minorenni. Cambiava spesso i programmi di condivisione “peer to peer”, entrando con un soprannome sempre diverso, in genere rappresentato da un elenco di consonanti e vocali senza senso compiuto. Qual era il suo obiettivo? Forse scambiare immagini e filmati con altri; saranno le successive indagini a chiarire se il giovane facesse parte di un gruppo di pedofili on line o meno. La polizia  intende chiarire anche da dove arrivasse il materiale: l’indagine potrebbe prendere un respiro internazionale per approdare all’Est Europa. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 aprile 2007
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