Fusioni bancarie, “Troppi lavoratori a rischio”

Dai sindacati del credito la preoccupazione per i 1300 esuberi annunciati dalla fusione tra Bpu e Banca Lombarda

«La difesa occupazionale è sempre la nostra priorità». Nell’era delle fusioni e dei colossi del credito i sindacati dei bancari sono sempre più preoccupati per la sorte dei lavoratori. In bilico ci sono ancora i 1300 posti che, a seguito della fusione tra Banca Lombarda e Bpu nella neonata Ubi banca, rischiano di saltare. A ribadirlo sono i responsabili delle organizzazioni sindacali del credito, riuniti questa mattina a Villa Recalcati per discutere la proposta di rinnovo del contratto nazionale. «Di quel taglio del personale, annunciato lo scorso novembre nel progetto di fusione tra i due istituti, non si è più parlato – ha spiegato Mario Pittarello della segreteria di Dircredito -.  Il numero dei lavoratori a rischio potrebbe salire o scendere in base alle scelte dei vertici aziendali e questo ci preoccupa molto. Ci preoccupa anche perché le banche popolari sono nate e sono sempre state legate a questo territorio ma, a seguito di queste continue incorporazioni, questo legame si sta dissolvendo così come si sta perdendo il significato stesso di banche popolari». Tra le scelte di Ubi banca, nata ufficialmente lo scorso primo aprile, c’è anche l’opzione per un modello di gestione di tipo "dualistico": un consiglio di sorveglianza con poteri politici e di controllo e un consiglio di gestione con poteri di amministrazione. «Così come è stato interpretato in Italia questo modello sembra servire solo per mantenere le "poltrone" e appianare i singoli attriti che si potrebbero formare tra le due banche che si fondono – ha commentato Pittarello -. In altre realtà che hanno sperimentato questo tipo di amministrazione nel consiglio che ha poteri politici sono presenti anche dei rappresentanti dei lavoratori e i piccoli azionisti sono tutelati. Questo oggi in Italia non succede…».
Oltre alla fusione della banche popolari i rappresentanti dei bancari non dimenticano quella di Banca Intesa e San Paolo. «I dettagli della cessione degli sportelli di Intesa a Cariparma e al Credit Agricole non sono ancora stati comunicati – ha aggiunto Patrizio Maroni di Silcea -. Questo coinvolgerà anche Varese e il territorio provinciale: è un sintomo di incertezza per i lavoratori ma anche un segno di disattenzione nei confronti della clientela».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 aprile 2007
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