«Gli usurai sono sempre degli insospettabili»

A dirlo una vittima di usura, che dopo la sua coraggiosa "partecipazione" alle Iene racconta la sua storia. Con al suo fianco Paolo Bocedi e SoS Italia Libera

Tutto è nato dalle Iene: da quando lunedì 9 aprile è stato messo in onda in quella trasmissione un servizio sull’usura, e da quando il presidente Paolo Bocedi si è scagliato in quello stesso servizio contro le banche, i telefoni di SOS Italia Libera sono impazziti. Più di 4000 chiamate in 3 giorni, un fiume di persone che raccontava la propria esperienza di strangolato dagli strozzini, che spesso partiva dal rifiuto delle banche di concedere prestiti o dalla rigidità nel sanzionare i ritardi nei pagamenti. 

Per questo Bocedi, saronnese, commerciante usurato prima e dal 2001 paladino degli usurati, ha deciso di convincere la ragazza protagonista di quella storia a raccontarla per intero a più interlocutori possibili. Così Paola (Il nome è, naturalmente, di fantasia)  si è presentata alla sede varesina dei City Angels coperta in volto e rivestita con una divisa degli “angeli” per non essere riconoscibile visivamente, ma con tutto il coraggio di parlare.

«Avevo una piccola società, senza problemi economici – spiega la ragazza, che risiede in un pese della Brianza- Ma dopo alcuni disaccordi con i soci ci sono stati problemi di natura finanziaria, finchè mi sono ritrovata con un ammanco di 75mila euro. Ho chiesto alle banche di aiutarmi e rientrare da quell’ammanco e mi è stata data risposta negativa: non avevo sufficiente reddito, la società aveva solo 3 anni,  non avevo garanzie sufficienti: insomma, niente. Non sapendo a chi rivolgermi mi è stato presentato un signore, che mi ha offerto di prestarmi il denaro a un tasso leggermente diverso da quello delle banche. “ ti chiederò qualcosina in più” mi disse, e lì per lì mi sono detta vabbè, anche se è qualcosa in più, l’importante è tirarsi fuori da questa situazione».

Da lì invece è cominciato il suo dramma: «Innanzitutto, non mi dava mai tutto quello che avevo chiesto, solo un po’ per volta. Poi volta per volta dovevo pagargli gli interessi, così alla fine mi ritrovavo a dovergli chiedere prestiti per pagare gli interessi sui prestiti. Poi ho cominciato a chiedere soldi ad amici e parenti, inventandomi ogni volta delle scuse diverse. Infine, ho dovuto rivolgermi a un altro soggetto come il primo». Quei “soggetti”, come li chiama lei, sono dei veri insospettabili: un commerciante prima, un dentista poi. Gente del suo paese o dei paesi vicini. «Persone che tu percepisci innanzitutto come qualcuno che ti aiuta, che ti tende una mano mentre gli altri ti sbattono la porta in faccia».

Poi però  il risultato è un pozzo senza fondo di richieste:  «con interessi circa del 100% al mese» e il risultato è che dei 150mila euro alla fine erogati lei ne aveva restituiti, senza soddisfare i suoi aguzzini, più di 450mila.  Portandosi così dietro una teoria di violenze e minacce: ed è stato proprio dopo l’ennesima violenza,  un tentativo di suicidio Paola incontra un avvocato, e si convince a denunciarli.

«Non subito però  – ha precisato il suo avvocato, Roberta Minotti – Il giorno delle utlime percosse, che l’hanno portata al Pronto Soccorso, era il 30 marzo 2006. Dai carabinieri per denunciarli si è presentata nel novembre dopo. E, in mezzo, ancora minacce, ancora richieste di soldi, ancora una vita di inferno».  Ora, se le si chiede se è contenta di averlo fatto, lei risponde decisa: «Sì sono contenta. Anzi, ora mi rendo conto che avrei potuto farlo molto prima: avrei evitato molti problemi e molte botte».

«Quello di Paola è un dramma comune a molti – ha commentato Bocedi – le 4000 telefonate di questi giorni arrivavano da tutta Italia: dalla Sardegna e da Venezia da Ascoli Piceno e da Crema. Ma anche da Busto e da Varese». Anche la nostra zona è a rischio, dovunque ci sia un artigiano o un commerciante in difficoltà l’usura è in agguato: «E quella peggiore è l’usura della porta accanto, quella del vicino, della persona insospettabile, di quello che pensi che ti sta aiutando».

Da quest’usura si esce solo «Denunciandola. Non ci sono altri mezzi – afferma con decisione l’avvocato di "Paola" – e se posso dare un consiglio per chi si trovasse in questa situazione, tenete una registrazione di tutto. Se non potete pagare con assegni, come ha fatto Paola, registratevi data importo e qualunque cosa ricordiate. Solo così è possibile cercare di farsi riconoscere dallo Stato i soldi che vi sono stati portati via con l’estorsione, o accedere al finanziamento statale senza interessi per ch i è stato vittima di usura». Paola, in questo programma ci è entrata, e pian piano potrà ricominciare a sperare.
     

Il numero di SOS Italia Libera: 0735.736795

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2007
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